Quando l’arbitro si mette a giocare

I notiziari sportivi e non sono pieni di notizie sulle nuove intercettazioni su Calciopoli rese pubbliche dalla difesa di Moggi che ribaltano tutto il teorema su cui erano stati costruiti il processo sportivo e l’inchiesta giudiziaria. Tra queste però le conversazioni di Calciopoli 2 che ho trovato più interessanti non sono quelle che hanno avuto più risonanza, ovvero quelle che dimostravano che gli stessi identici tentativi di influenzare le designazioni che compiva Moggi erano compiute dai dirigenti di Inter, Milan ed altre squadre.
Ovviamente chi in questi anni non ha fatto che ripetere i suoi dubbi sulla sentenza affrettata e piena di omissioni di allora fatica a trattenere lo sdegno nel momento in cui emerge con chiarezza che i comportamenti dei dirigenti delle squadre concorrenti erano gli stessi identici di Moggi, lo stesso tentativo di influenzare per non dire di dettare le decisioni dei designatori, la stesso tentativo continuo di garantirsi favori e favore, spesso anche la stessa arroganza. Emerge il fatto che le griglie Bergamo non le concordava solo con Moggi ma anche con Facchetti e con Meani ed anzi, quando la Juve affrontava il Milan, la griglia aveva colori decisamente rossoneri. Emerge il fatto che contro gli arbitri che non si adeguavano alla linea milanese le sanzioni non erano solo la presunta chiusura nello spogliatoio ma gli si prometteva il peggio (”gli tagliamo la testa“, prometteva Meani).
Le conversazioni che ho trovato più interessanti sono però quelle che individuano qualcosa di più che non trova riscontro nemmeno nelle tante addebitate a Moggi. Sono quelle in cui, sia con esponenti del Milan che dell’Inter, il designatore arbitrale Bergamo riferisce le emozioni da tifoso che ha provato da un lato nel vedere l’Inter rimontare dallo 0-2 al 3-2 contro la Sampdoria, dall’altra nel vedere il Milan soccombere contro la Juve, addirittura in un’altra conversazione giunge a dire, a proposito della crisi dell’Inter, “È una situazione che vorrei proprio anch’io aiutarvi a raddrizzare” come se si proponesse di fare le veci dei giocatori nel rilanciare la squadra nerazzurra. Non so se Bergamo sia tifoso dell’Inter, del Milan o di chi altro ma ho il dubbio che non sia né l’uno né l’altro. Temo che il problema sia che nel sistema, puramente clientelare, sul quale il calcio italiano si basava e si basa tuttora: questo sistema comporta che non basti che il giudice non sia propriamente super partes, non basta che si pieghi ai tentativi di influenzarlo, all’arroganza dei più potenti. Il giudice deve dimostrare in modo chiaro ed inequivocabile di essere dalla tua parte, di essere sul carro del potente di turno, di fare il tifo per te e questo lo porta a salire sull’aereo del Milan o a promettere all’Inter un aiuto per risollevarla dalla crisi.
paolo_bergamo.jpgAlla fine in questa vicenda, in cui l’unica certezza è che i dirigenti delle tre principali squadre agivano allo stesso modo e quella dell’Inter ha solo l’aggravante di essersi spacciata per diversa, la figura di Bergamo rimane la più interessante. La sua indignazione per essere stato travolto dalle scandalo è ben più genuina di quella di Moratti. Quest’ultima è quella del classico potente che ritiene di essere intangibile e quindi non accetta di essere processato nemmeno di fronte all’evidenza delle sue responsabilità, che giustifica le proprie malefatte sulla base della difesa di un proprio primato morale arbitrariamente attribuitosi e superiore a regole scritte e non. La figura di Bergamo ricorda invece quella di Citaristi, il cassiere della DC travolto dagli scandali di Tangentopoli, e rappresente lo stupore di chi si è limitato a stare nelle regole di un sistema più grande di lui e che adesso non capisce perché viene messo sotto accusa. Ecco, ricorda un po’ il giudice della Corte Costituzionale che si indigna di fronte a chi lo critica per essere andato a cena con Berlusconi alla vigilia della sentenza sul Lodo Alfano. E’ alla fine il personaggio più diffuso in un paese che prova con pertinacia a darsi delle regole ma poi non riesce che a vivere di accordi sottobanco, intrallazzi, piccole truffe come in un rapporto, con questi vizi, di malsana dipendenza.

15 Aprile 2010

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