Lotta di classe allo stadio

Anche lo stadio, come la società, tende a dividere le persone in gruppi, in clan ed ogni steccato è buono per far sentire le persone appartenente al gruppo che sta di qua o a quello che sta di là. Non c’è solo lo steccato che divide i tifosi di una squadra dall’altra e che li porta ad insultarsi e indirizzarsi ogni sorta di espressione d’odio che probabilmente non si scambierebbero se non avessero una barriera in mezzo. C’è anche lo steccato della divisione dello stadio in settori che porta a far sentire gli occupanti di un settore diversi da quello dell’altro e quindi a creare sottogruppi di tifosi della stesse squadra che assumono comportamenti e atteggiamenti diversi ed in qualche caso contapposti. Questo interessante caso sociologico si è presentato a chi era ieri allo stadio a seguire Juve-Cagliari.
La partita si presentava come un’ultima chiamata alla Juventus per continuare a sperare in una qualificazione in Coppa Campioni che ormai è diventata una chimera. La tifoseria delle curve però chiariva subito che non avrebbe fatto sentire il suo sostegno, fischiando sonoramente, durante l’annuncio dell’altoparlante, i giocatori considerati colpevoli Zebina, Melo, Amauri, Grosso, Cannavaro. Per alcuni si tratta di ruggini mai cancellate (Cannavaro), per altri di screzi recenti con i tifosi (Zebina, Melo), per altri ancora non so proprio dirvi (Grosso e Amauri). La partita iniziava e la Juve iniziava subito a soffrire: nella stessa azione prima Cannavaro buttava giù in area in modo che più evidente non si può Matri senza che l’inguardabile arbitro Valeri battesse ciglio e subito dopo Cossu prendeva in pieno la traversa. Le curve, due settimane fa silenziose, erano ritornate rumorose ma i cori erano tutti all’insegna degli insulti per la società, i giocatori di cui sopra ed il ritorno di Moggi. La squadra si muoveva per il campo con circospezione e senza né Diego nè Alex non c’era un’idea di gioco che fosse una. Iaquinta e Amauri continuavano a fare sponde che parevano quelle di un biliardo sfondato da oratorio di periferia, Camoranesi giocava con grande impegno e con grande impegno ne azzeccava poche. I due più bistrattati Zebina e Melo erano tra i migliori, come se i fischi facessero bene.
In questa confusione massima si inseriva improvvisamente Chiellini, insieme alla Dea Bendata, che dava una capocciata ad un pallone che danzava in area di rigore mandandolo alle spalle di Marchetti. Le due curve rimanevano zitte, il resto dello stadio esultava come fosse una finale di Coppa. Di qui in poi sul campo non succedeva quasi più nulla di rilevante, se non forse un ingresso tardivo di Giovinco, che in giornate come queste sarebbe di vitale importanza nel ridare vivacità ad un gioco al valium.
Era ben più interessante quanto accadeva sugli spalti,  dove il pubblico delle tribune cominciava a far sentire il suo dissenso verso una contestazione che ormai dura da Gennaio e che ormai è diventata piuttosto autoreferenziale. Iniziavano applausi frenetici a Zebina e Melo, fischi ai cori più pesanti, fino ad un coro “Scemi, scemi” che coinvolgeva buona parte del settore di Tribuna Est rivolto ai contestatori delle curve. Non è il primo caso: ci fu già una contestazione ai tempi della B verso alcuni giocatori da cui la Tribuna di dissociò; ci furono poi altri fischi indirizzati dal resto dello stadio alle curve ai tempi della morte di Sandri o in occasione di cori verso Balotelli ma mai si era sentito uno scontro così forte. Significativo anche il diverso atteggiamento a fine partita nei confronti dell’”enfant du pays“ Marchisio, che faceva il giro del campo per ringraziare (nonostante tutto) il pubblico. Dalle tribune si alzava un applauso scrosciante, dalle curve alcuni applausi ma anche molti fischi e gesti irriverenti.
Perché questa divaricazione, questo scontro tra due settori diversi, riecheggiato poi anche dalle discussioni sui forum del Lunedì? Sicuramente diverso è il pubblico, più giovanile e squattrinato quello delle curve, più maturo e benestante quello delle tribune. Diverso è quindi l’atteggiamento nei confronti della situazione della squadra: più emotivo e sanguigno quello dei curvaioli, più meditato e razionale quello dei tribunisti. Va ricordato che il tifo è una delle attività più frustranti che si possano concepire: ti porta ad un totale trasporto per qualcosa sul quale non hai nessun controllo. E’ quindi comprensibile che le reazioni di fronte alle crisi sportive delle squadre di calcio vadano dalle reazioni isteriche dei più emotivi all’insegna del “tanto peggio, tanto meglio” alle reazioni dei più razionali che vanno dal “Beh, però bisogna stare vicino alla squadra” al “In fondo è solo un gioco, perché mi devo rovinare la salute?”. Se poi i due mondi si trovano fisicamente in due settori diversi niente di più possibile che si determinino scontri, almeno verbali, tra i due settori che si protraggono poi sui forum al Lunedì con reciproche accuse e generalizzazioni.
Nel frattempo la partita offre pochi spunti di entusiasmo, al limite qualcuno di ottimismo, come il fatto che con Buffon di nuovo tra i pali la Juve è tornata, dopo la bellezza di 19 partite, a non prendere gol. Gigi in più di un’occasione si trasformava durante la partita in difensore aggiunto per compensare gli imbarazzi di Cannavaro. Questo la dice lunga su quanto preoccupanti sono le voci di una sua possibile cessione che porterebbe un po’ di soldi ma lascerebbe un vuoto assolutamente incolmabile non solo nei cuori del popolo biancoenero.

13 Aprile 2010

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