Continuavano a chiamarci impunità

In questi mesi si è sentito molto spesso affermare, parlando dello scandalo immondizia in Campania, che le immagini di Napoli, facendo il giro del mondo, avevano certamente rovinato l’immagine del nostro paese in modo irreparabile. Eppure la mia limitata e personale esperienza mi dice che all’estero continuiamo ad essere visti più che altro come il paese dei politici corrotti e impuniti. Non a caso nelle classifiche di Transparency International sulla percezione di corruzione l’Italia occupa una posizione infima. Nel 2001 eravamo alla posizione 29, in cinque anni siamo scivolati fino alla posizione 45 del 2006. Nel 2007 abbiamo poi faticosamente recuperato 5 posizioni ma siamo ancora nettamente il fanalino di coda dell’Europa occidentale.
In accordo all’idea diffusa per la quale non sono malato finché non c’è un medico che me lo dice, per molti in Italia il miglior modo per combattere la corruzione è impedire che si scopra. Così il Presidente del Consiglio ha subito pensato bene di sparare ai quattro venti la sua intenzione delirante di abolire le intercettazioni come strumento di indagine, promettendo pene esemplari per quei magistrati malandrini che osano intercettare le telefonate di rapitori, commercianti di droga e politici corrotti, la cui privacy è così finalmente sacra. E’ superfluo dire che questo ci sottoporrà alla solita umiliazione di vederci rappresentati come un paese incurabilmente governato dalla corruzione, tanto che perfino Castelli, che certamente non si segnala per apertura mentale, ipotizza che forse sarebbe opportuno allargare le eccezioni al provvedimento restrittivo, nelle parole di Berlusconi limitate a terrorismo internazionale e mafia.
Questa volta anche i patiti dell’anti-berlusconismo resteranno delusi. Non sembra nemmeno che ci sia un particalore processo suo o di suoi amici da mandare all’aria. Questa volta PEDSANA raccoglie semplicemente la domanda di impunità che sorge da varie parti del Paese.
Al di là della figuraccia internazionale a cui ci espone ovviamente la cosa avrebbe comunque anche delle conseguenze pratiche disastrose per il paese. Si tratterebbe di impedire la maggior parte delle indagini su corruzione che non è ovviamente solo quella politica. Inchieste come quella sulla sanità a Milano, che sta riempiendo le cronache in queste ore, semplicemente non si sarebbero fatte. Insomma una sorta di legalizzazione del malaffare. L’opposizione (sarebbe da discutere l’attualità di questo termine) ovviamente non si scompone. Il Partito Democratico è cauto, la sinistra ha talmente paura di fare altri passi falsi che non ne fa, a parte il solito Di Pietro pare Casini il più duro (è tutto dire…). Di fronte ad un simile scempio un paese civile scenderebbe in piazza chiedendo a gran voce il ritiro della proposta. Ma abbiamo abbandonato da tempo l’ambizione di essere un paese civile ed anche sulla rete vedo assoluta indifferenza rispetto a quello che sta accadendo.
Insomma ci apprestiamo a diventare sempre di più il paese della corruzione e del malaffare. Naturalmente continuiamo a chiederci come mai gli investitori non vengono in Italia… Saranno le troppe tasse…

10 Giugno 2008

2 commenti a 'Continuavano a chiamarci impunità'

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  1. bruno afferma:

    Non so, non compro spesso aziende estere. Ma se dovessi farlo, non mi sentirei certo incoraggiato a comprare aziende di posti dove il falso in bilancio è depenalizzato.

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  1. Pingback di Facile profeta : Il colore del grano - on Ottobre 6th, 2008 at 09:40

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