Morattopoli e l’acqua calda

Dopo 4 anni dal processo di Calciopoli i mezzi di informazione italiana sono scossi per la prima volta da un grande dubbio: che in realtà le cose non stessero come sembravano? Che Moggi non fosse il grande padrone, ma solo uno dei tanti ad agire come agiva? Che lo scenario non fosse quello che la stragrande maggioranza dei mezzi di informazione ci hanno raccontato?  Che non ci fosse una “cupola” che tramava contro la povera Inter ma che ci fossero una serie di dirigenti e di squadre che tramavano l’uno contro l’altro utilizzando gli stessi metodi: la cooptazione di designatori, giornalisti, dirigenti federali? E’ sempre positivo quando si scoprono nuove verità, quando certezze troppo granitiche vengono scalfite ma la domanda che mi faccio è come mai solo ora si è arrivati a questo dubbio. Il dubbio che scuote il calcio italiano e induce la federazione a pronunciarsi per una riapertura del processo non nasce però dalla scoperta di un manoscritto trovato nel doppio fondo di una valigia chiusa in un armadio in una polverosa soffitta di una casa abbandonata nella periferia di Caracas. Il dubbio nasce dalla lettura di alcune delle intercettazioni che sono da cinque anni (dico cinque anni!) nelle mani degli inquirenti del processo penale di Napoli e che solo per l’intervento della difesa di Moggi sono state trascritte e rese pubbliche. In queste intercettazioni si scopre che, esattamente come Moggi, anche Facchetti e Moratti, così come il milanista Galliani, chiamavano comunemente i designatori (cioè coloro che stabilivano quali arbitri dovessero arbitrare i vari incontri) per lamentarsi di decisioni sgradite e contrattare gli arbitri preferiti per le prossime partite. La teoria, sulla base della quale era stato condotto il processo sportivo del 2006, era che le sole squadre coinvolte nell’inchiesta attuassero questi comportamenti e che quindi ciò costituisse un modo indiretto per influenzare il comportamento degli arbitri e quindi l’esito del Campionato. Si diceva allora che ci fossero arbitri che grazie ai favori alla Juve avevano fatto carriera e quindi costituissero quella che venne definita “la cupola” ovvero una consorteria che dominava il calcio. Si scopre invece nelle intercettazioni addirittura che l’arbitro De Santis, ritenuto uno dei componenti della “cupola”, era in ottimi rapporti con la dirigenza dell’Inter, esattamente come aveva dichiarato nel 2007 prendendosi però una querela dalla famiglia Facchetti. Peraltro nel processo è anche emerso l’episodio di un assistente, tale Coppola, che aveva subìto pressioni per ammorbidire il referto onde evitare una squalifica all’interista Cordoba e che, non avendo assecondato tali pressioni, fu fatto fuori (anche qui non ci sono episodi analoghi attribuiti a Moggi). Anche qui risulta che l’episodio fosse stato già denunciato in fase istruttoria ma non verbalizzato dagli inquirenti. Nella sostanza emerge un sistema nel quale, quanto attuato da Moggi, era in realtà un comportamento analogo a quello degli altri concorrenti e, ove ritenuto illecito, avrebbe dovuto accomunare nella condanna Moggi a dirigenti di altre società, tra cui in primis l’Inter, che invece addirittura fu allora considerata parta lesa.
Al di là delle omissioni degli inquirenti di Napoli, già denunciate da questo blog, e rese ancora più ecclatanti da questi ultimi sviluppi c’è però una domanda addizionale che mi faccio: sono davvero fulmini a ciel sereno queste clamorose rivelazioni giunte dal processo di Napoli? Era una novità il fatto che Carraro (Presidente della Federazione) alla vigilia di Inter-Juve dicesse al designatore Bergamo, perché lo riferisse all’abritro designato: “faccia la partita onesta per carità, ma che non faccia “errori” a favore della Juventus per carità“? Era una novità il fatto che Bergamo dicesse espressamente in una telefonata che l’Inter era una delle squadre alle quali Pairetto (l’altro designatore) era più sensibile (tre le quali per la cronaca non c’era la Juventus)? Erano una novità le telefonate di Facchetti (Presidente dell’Inter) con il Pairetto stesso circa tessere dell’Inter o arbitri internazionali? No, non lo erano, erano dati noti dal 2006. Ma soprattutto, visto che Bergamo sostiene da anni quello che oggi è di pubblico dominio, è possibile che a nessuno, che non siano gli avvocati di Moggi, sia venuto in mente di interrogarsi in merito e di verificare come stessero davvero le cose? Possibile che il nostro paese così pieno di giornalisti di assalto quando si tratta di scoprire che un direttore di giornale è omosessuale o che un politico ha rapporti con transessuali, se ne è improvvisamente svuotato lasciando a pochi volontari juventini l’accertamento della verità su un processo che ha sconvolto il calcio italiano e l’immenso business che ci gira intorno? Con chi dovrebbero prendersela gli azionisti della Juventus FC che sono stati truffati da un intero sistema mediatico? Chi li risarcirà delle omissioni che hanno condizionato la sentenza di un processo che ha stravolto le gerarchie del calcio italiano, portando la squadra prima in Europa per finali di coppa tra il ‘94 e il ‘06 a diventare una comprimaria?
La stampa in queste ore si divide tra i giustizialisti (una sparuta minoranza), i possibilisti e gli insabbiatori. Straordinari gli articoli apologetici su Moratti di Fabio Monti su il Corriere, rispetto al quale gli editoriali di Belpietro sui processi a Berlusconi sembrano dei fulgidi esempi di giornalismo indipendente. Perfino Marco Travaglio, così incendiario di solito, si è trasformato in pompiere. Sarebbe stato d’altronde sorprendente che dalla stampa si sollevasse un mea culpa, un “ci siamo sbagliati”, un “siamo stati distratti”: se così fosse avremmo oggi il dubbio che le omissioni fossero errori involontari, un improvviso attacco di miopia contagiosa e non un tentativo di assecondare i propri interessi di bottega. Nello sconsolante panorama della stampa italiana si distingue forse il solo Oliviero Beha, giornalista mai stato tenero con Moggi nel passato (è stato l’inventore dell’espressione Moggiopoli), la cui intervista, rilasciata pochi giorni orsono su Radio Radicale, merita secondo me l’ascolto, perché è un atto di accusa pesantissimo nei confronti della stampa italiana che dalla politica al calcio sembra non saper sopravvivere senza riferire ad un padrone.
La Federazione per ora non si pronuncia, ma la prima precisazione fatta sulla questione da Abete lascia intendere che l’atteggiamento è ben diverso da quello del 2006 laddove chiede, anche legittimamente, delicatezza nei confronti di Facchetti (deceduto proprio in quell’anno) che non può più difendersi, questo mentre all’epoca dello scandalo Simona Ventura rischiò il posto in RAI per avere intervistato Moggi.
Cosa può succedere ora? Saranno riviste le sentenze del processo sportivo? Impossibile e comunque ingiustificabile: non sono emersi elementi a favore di Moggi ma solo elementi che equiparano la posizione di altri a quella di Moggi. Al limite sarebbe quindi praticabile un nuovo processo che rivedesse la posizione delle altre squadre (in queste ore stanno emergendo anche altri attori) ma sarebbe praticabile oppure la prescrizione cadrebbe implacabile? Quasi automatica dovrebbe infine essere la revoca dello scudetto 2005-06 all’Inter, visto che l’assegnazione del titolo era stata espressamente condizionata, nella sua formulazione, dal fatto che non emergessero comportamenti “poco limpidi” diffusi, cito: Gli organi federali possono tuttavia intervenire con un apposito provvedimento di non assegnazione quando ricorrono motivi di ragionevolezza e di etica sportiva, ad esempio quando ci si renda conto che le irregolarità sono state di numero e portata tale da falsare l’intero campionato, ovvero che anche squadre non sanzionate hanno tenuto comportamenti poco limpidi“. Naturalmente la revoca sarebbe automatica laddove il sistema fornisse garanzie di equità e pulizia, ma che garanzie può offrire un sistema che scopre, dopo ben 4 anni, l’acqua calda? Che garanzie abbiamo che il sistema Moratti, scoperchiato da queste intercettazioni, sia finito con il 2006 o che non sia proseguito anche successivamente? Che speranza abbiamo che la serie sterminata di aiuti di cui ha goduto l’Inter negli scorsi due Campionati (vedi qui e qui) sia stata una casualità e non l’effetto di quanto sopra?

8 Aprile 2010

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