Incompetenza, malafede o entrambe?

Il processo di Napoli su Calciopoli è giunto dopo una lunga serie di interrogatori piuttosto interlocutori al suo pezzo forte. Prima le lunghe deposizioni del colonnello dei Carabinieri Auricchio che ha condotto le indagini, che paiono un campionario di dimostrazioni di incompetenza e approssimazione; poi la rivelazione da parte della difesa di Moggi delle intercettazioni che dimostrerebbero in modo inoppugnabile che altre squadre, prime tra tutte l’Inter e il Milan, intrattenevano con i designatori arbitrali gli stessi rapporti che intratteneva Moggi e che hanno causato la retrocessione della Juventus e la revoca di due scudetti.
La seconda novità desta molto scalpore in chi abbia seguito distrattamente gli eventi in oggetto, nel sottoscritto desta solo indignazione per il fatto che queste verità emergano solo ora, a 4 anni di distanza da quegli eventi, dimostrando quanto inquinata sia l’aria che respiriamo sotto la cappa del sistema mediatico e che pare che in Italia le aule dei tribunali paiono essere davvero diventati l’unico luogo in cui ci si può aspettare di conoscere qualche verità. L’aspetto invece che ho trovato più interessante anche se sconsolante, è però proprio la prima novità, cioè la paradossale esibizione che ha dato di sé il colonnello Auricchio. Leggendo qua e resoconti dei lunghi interrogatori emerge un’immagine davvero sconsolante del modo in cui è stata condotta l’indagine: superficiale, approssimativa e all’insegna della più genuina incompetenza. Intanto emerge che l’inquirente, che si dichiara incompetente in ambito calcistico, si è ben guardato dal cercare consulenze tecniche ed ha preso per buono quanto scritto da giornali sportivi e non, circa rigori, fuorigioco ed altre decisioni arbitrali, un po’ come se un inquirente prendesse gli editoriali de Il Giornale come elemento di prova a carico in un processo contro Di Pietro. Emerge il fatto che nel valutare se le sospensioni inflitte ad arbitri che avevano commesso presunti errori erano condizionate dall’alto, gli inquirenti si sono ben guardati dall’esaminare il rapporto che gli osservatori di campo avevano stilato durante la partita. Emergono errori marchiani, di pura superficialità che si potrebbero evitare sfogliano un qualunque almanacco sportivo: come quello che spinge l’inquirente a dare per squalificato un giocatore (Gamberini in Bologna-Juventus) solo perché in una telefonata si dice così senza nemmeno verificare che Gamberini giocò regolarmente quella partita, o a dare per ammoniti e squalificati tre giocatori dell’Udinese che ammoniti e squalificati non furono; o a dare per vinto dalla Juventus un incontro contro la Sampdoria che invece la Juve perse 1-0. Emerge ancora il disinteresse degli inquirenti per tutti gli elementi che non coinvolgano direttamente la Juventus ed in un processo per frode in una competizione è curioso che si considerino irrilevanti i comportamenti dei concorrenti. Fa quasi tenerezza l’Auricchio quando ad un certo punto giunge ad escludere che ci siano legami di interesse tra il Milan e le televisioni Mediaset.
Io a questo punto vorrei davvero sperare che questo signore sia un inviato di qualche potere forte che voleva prendersi delle rivincite nei confronti di questo o di quello, che il processo sia stato manovrato e che il colonnello Auricchio sia semplicemente in totale malafede. Me lo auguro, perché se no la sceneggiata degna di una commedia di Totò e Peppino rappresentata nell’aula di Napoli getta un’ombra ancora più oscura sulla giustizia italiana. Davvero la giustizia è in mano a persone che faticherebbero a mettere il bollo su una raccomandata? Davvero ci sono esponenti delle forze dell’ordine che mettono a repentaglio la fedina penale dei cittadini scrivendo Roma per Toma in un atto giudiziario senza troppe remore e patemi, e senza soprattutto che il sistema intraprenda dei controlli e delle verifiche per evitare che simili figuri facciano danni? Come normale cittadino mi sento abbastanza preoccupato da questi interrogativi.

1 Aprile 2010

3 commenti a 'Incompetenza, malafede o entrambe?'

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  1. -1 afferma:

    La risposta è sì, temo, E per aver scritto una cosa analoga su un’altro vicenda processuale qualcuno s’è incazzato: attento che in Italia non siamo liberi di dire quello che vogliamo, rischi se dà fastidio a chi ha il coltello dalla parte del manico (in questo caso la magistratura inquirente).

  2. Coloregrano afferma:

    @-1,
    A cosa ti riferisci quando accenni ad un’altra vicenda processuale?
    In ogni caso, a differenza tua, io ho l’impressione che in Italia siamo relativamente liberi di dire quello che vogliamo, il problema è semmai che quello che diciamo è solo rumore di fondo finché non entra nel cerchio chiuso del sistema mediatico, sistema mediatico che come ogni altro sistema di potere italiano è governato esclusivamente da rapporti di reciproca connivenza che si cristallizzano su un equilibrio più o meno precario, sotto al quale si nascondono da un lato sacche di inefficienza e di incapacità paurose, nascoste proprio dalla logica del ricatto, dall’altro comportamenti autenticamente delinquenziali (vedi violenze della polizia mai punite o corruzione politica).
    In questo contesto accade ogni tanto che quello che tutti sanno (e tutti fanno) ma nessuno dice, improvvisamente filtri e diventi scandalo e ciò accade non perché prima non si sapesse, ma solo perché uno degli equilibri di cui sopra si perturba e nascono una serie di vendette incrociate. Alla fase di “esplosione” segue poi la fase di normalizzazione in cui si lapida il capro espiatorio e si assolvono tutti gli altri fino a che l’opinione pubblica non è convinta che si è chiuso con il passato e che adesso è di nuovo tutto pulito: è successo in politica con il passaggio dalla politica di Craxi a quella di Berlusconi ed è successo nel calcio con il passaggio dal calcio di Moggi a quello di Moratti e vedrai che succederà ancora…

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