Il popolo sovrano

Nel linguaggio della maggioranza di governo ricorrono spesso, ed in questi giorni ossessivamente, i riferimenti alla “sovranità popolare”. In particolare ho trovato interessante un editoriale di Belpietro che parlava del “vizietto rosso di ignorare il popolo sovrano“. C’è una domanda che mi faccio sempre quando sento questi riferimenti: è chiaro a chi ne parla come di un proprio vessillo che la sovranità popolare è un concetto tipico di qualunque forma repubblicana moderna, democratica o autoritaria che sia? Sono ingegnere elettronico e non ho fatto particolari studi di diritto costituzionale ma mi è chiaro che il popolo è fonte di legittimazione sia di un potere democratico che di uno dittatoriale, anzi spesso chi governa è più popolare in un regime dittatoriale che in uno democratico, proprio perché le voci critiche sono zittite e tutte le fonti sono concordi nel trasmettere un’immagine positiva e rosea della realtà. Per questo in molte dittature si svolgono ugualmente elezioni (che ovviamente danno risultati plebiscitari) e laddove le elezioni non si svolgono è in genere più spesso perché sono ritenute inutili piuttosto che perché il dittatore abbia paura di non essere rieletto.
La differenza fondamentale tra una democrazia e una dittatura (ammesso che ci sia una linea di demarcazione netta tra l’uno e l’altro modello) non è quindi nella legittimazione popolare a governare, la differenza è nel fatto che chi ottiene tale legittimazione sia contornato da pesi e contrappesi che gli impediscano di accentrare in sé tutti i poteri e di bloccare quindi quel ricambio al potere che è il principale punto di forza della democrazia e che consente ai cittadini, potendo avere a disposizione diverse campane, diverse fonti, diversi parametri, di scegliere chi e che cosa meglio difenda i propri interessi e di esercitare in modo più libero e concreto quindi la propria sovranità che in una dittatura è invece fondamentalmente estorta e manipolata.
Dubito che questi siano concetti ignoti a Belpietro o ai suoi pari e quindi devo supporre che non faccia altro che strizzare l’occhio a quell’ampio elettorato del PdL che si colloca in quella parte della destra italiana che non si definisce neofascista, che si indigna se si parla di regime o rischio autoritario, ma che non ha mai completamente digerito il concetto di democrazia e ciò che il concetto significa e comporta.
Il dramma è che in Italia questo modo di pensare è abbastanza diffuso da essere probabilmente prevalente nei partiti della maggioranza e non del tutto assente anche negli altri partiti ed è un dramma perché la democrazia italiana per guarire dai suo mali dovrebbe prima di tutto credere in sé stessa…

17 Marzo 2010

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