Il voto non più segreto

Ascoltando ieri mattina su Radio Popolare la rassegna stampa ho avuto modo di scoprire l’ennesima cialtronata de “Il Giornale” che aveva pubblicato in prima pagina una delle sue solite notizie tra il tendenzioso ed il falso. Nel filmato di un’intervista al magistrato realizzata dal Tg3 un qualche brillante collaboratore de Il Giornale aveva scoperto infatti che il giudice, che aveva escluso la lista del PdL dalle elezioni del Lazio, aveva nel suo ufficio un ritratto del Che. Il tutto veniva urlato con tanto di fotogramma della sua intervista rilasciata al tg3 che testimoniava la sua appartenenza al partito delle toghe rosse. In realtà, come è evidente appunto nel fotogramma, il ritratto non è appeso alla parete ma è accatastato per terra ed in una successiva intervista la malcapitata giudice spiegava che si trattava di uno dei ritratti che erano nel suo ufficio quando ne ha preso possesso e che erano lì in attesa che qualcuno li portasse via.
Quello che però mi ha colpito è che tra le varie rettifiche alla bufala de Il Giornale ve n’era una che spiegava addirittura che le simpatie politiche della giudice vanno alla destra e che ha quasi sempre votato alle elezioni del CSM per Magistratura Indipendente, la corrente più conservatrice della magistratura.
A qual punto siamo ridotti se un pubblico ufficiale per esercitare senza intimidazioni la sua professione deve dichiarare le sue simpatie politiche? Esiste ancora la segretezza del voto o anche da questo punto di vista la nostra democrazia è ormai prossima alla scomparsa?

11 Marzo 2010

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