Prove generali di governo di centro-sinistra

E’ caratterisitica di tutti i leader autoritari tendere a circondarsi di incapaci, in quanto sono gli unici che non si fanno vincere dalla tentazione di cercare di scalzarli. I nodi però vengono al pettine e mi pare che in questi giorni i nodi al pettine si moltiplichino nella ridicola vicenda delle elezioni e nella ancor più ridicola vicenda del Decreto interpretativo. In questo contesto, quando anche i più miopi cominciano ad accorgersi di aver dato fiducia ad una maggioranza in cui gli incapaci sono numerosi e dannosi almeno quanto i corrotti, il centro-sinistra sta forse già accarezzando l’ipotesi di ritornare al governo del paese. Si direbbe almeno che sia così a giudicare dall’improvviso risveglio delle sindromi che avevano affossato il governo dell’Unione, cioè la straordinaria capacità di litigare e dividersi su tutto, dal vincitore del Grande Fratello, all’abolizione della Corrida. Su un tema quindi del tutto secondario come il ruolo avuto da Napolitano nella vicenda è nata una polemica che rischia di minare la manifestazione di Sabato prossimo.
Che il nostro Presidente non sia un cuor di leone direi che si può essere d’accordo, che nella vicenda si sia fatto prendere per i fondelli oltre che a pesci in faccia senza fiatare e che ciò non sia degno di un “uomo delle istituzioni” è altrettanto vero, che qualche dubbio sul “Decreto Interpretativo” potesse sollevarlo anche lui senza delegare il TAR del Lazio siamo ancora d’accordo, ma di qui a individuare in Napolitano la causa del problema ed a farne un motivo di divisione tra IdV e PD, come ha fatto Di Pietro, ce ne corre proprio.
Se provo a mettermi nei panni di un elettore della coalizione di governo che, nauseato da questa vicenda, si sia fatto tentare dal cambiare il proprio voto, mi vien da dire che dopo le schermaglie tra di Di Pietro e PD sarei subito rientrato nei ranghi.
Perché quindi il risveglio della litigiosità? Credo sia perchè le emozioni, che spesso, per non dire immancabilmente, investono le vicende che ruotano attorno a Berlusconi ed alla sua corte, vanno e vengono e portano con sé voti e Di Pietro sa che il suo partito ha una cassa di risonanza ed un affidabilità strutturalmente inferiore al PD, il che lo obbliga a cercare sempre un motivo di differenziazione. Paradossalmente più grossa la combina il PdL, più il PD si sente legittimato a schierarsi su posizioni di forte opposizione e più Di Pietro si sente in disparte e deve inventarsi un modo di differenziarsi per evitare un ritorno di elettori verso il PD che è riconosciuto come un partito più ambiguo ma anche più affidabile e democratico di quello dell’ex-magistrato. Questi scontri tattici pregiudicano l’obiettivo strategico, cioè strappare consenso alla coalizione di governo, ma il bisogno di sopravvivere è sempre più impellente rispetto a quello di vincere le elezioni e questo è alla fine la conseguenza ovvia di un sistema basato sul multipolarismo che impone ai piccoli di cercare sempre un’identità da rivendicare e sulla base della quale dichiarare la propria differenza.
Mentre scrivo tutto questo scopro che alla manifestazione del PdL del 20 Marzo che si terrà non si sa dove (perché le piazze sono tutte occupate) non parteciperà Fini. Anche qui il problema è che il bisogno di distinguersi per sopravvivere esiste, non solo a sinistra ma anche a destra.

10 Marzo 2010

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