Eguaglianza: il grande assente

Si possono fare fare tante considerazioni sul decreto salva-liste. Una delle cose più divertenti è la specificazione per la quale l’ora di scadenza si intende rispettata se la documentazione è comunque presente nei locali del Tribunale. La cosa lascia la goliardica possibilità ai rappresentanti di lista più burloni di indire simpatiche cacce al tesoro dopo aver nascosto le pratiche in qualche armadio o sgabuzzino.
La critica però più ovvia e di più semplice comprensione è il semplice fatto che, a fronte di molti casi di esclusione di liste nel passato, spesso non per motivi così clamorosi come la mancata consegna della documentazione, mai era successo che il governo intervenisse con un decreto per riammettere le liste e ciò è accaduto proprio per la lista del primo partito della compagine governativa.
Incuriosito da alcuni editoriali sentiti alla radio mi sono quindi messo a scorrrere le rassegne online dei quotidiani di casa Berlusconi per trovarvi uno straccio di giustificazione in questo senso. Mi aspettavo di trovare da qualche parte qualcuno che rassicurava i lettori sostenendo che il decreto non è stato fatto dal governo comandato dal PdL solo perché il beneficiario era il PdL, che con un’audacissima arrampicata sugli specchi spiegassero che era una legge per tutti, che era ora di farla, eccetera. Il solito mantra che costoro ci ripetono ogni volta che approvano una legge per cancellare peccati e peccatucci di qualche loro amico. La ricerca non ha avuto finora esito, nemmeno uno straccio di giustificazione, nemmeno un vago tentativo di fugare il dubbio, di sgombrare il campo da possibili accuse.
Escludo sia stata una distrazione, un’omissione, uno svarione come quello di Mister Milioni. E allora il mio dubbio è che non ci sia proprio il dubbio, che i lettori de Il Giornale, Libero e simili non si pongano proprio più il problema dell’eguaglianza davanti alla legge, che per chi si abbevera al verbo di Belpietro o Feltri (recentemente iscritto da Luca Telese alla lunga lista dei berlusconiani ex-comunisti) l’idea che la legge a cui obbedisce qualcuno sia diversa da quella a cui obbedisce qualcun altro sta ormai nella normalità delle cose, che sia giusto che la legge sia più indulgente con chi ha più potere.
Siccome sono convinto che molti dei lettori de Il Giornale siano gli stessi che leggevano Il Giornale diretto da Montanelli (che negli anni ‘80 e primi anni ‘90 leggevo anch’io) mi viene da pensare con preoccupazione a quanto le fonti di informazione riescano a modellare come argilla i nostri valori ed il nostro modo di pensare.

7 Marzo 2010

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