Le due facce del calcio

La settimana scorsa a Monaco l’arbitro Øvrebø aveva combinato i disastri di cui questo blog ha trattato, la stampa italiana era insorta contro il fischietto e perfino questo blog ha stigmatizzato l’evento. Ieri sera a Milano i ruoli si sono invertiti: l’arbitro spagnolo Gonzales ha infatti commesso una serie di gravi errori, tutti a favore all’Inter, culminati nel placcaggio da rugby di Samuel su Kalou nell’area nerazzurra, che avrebbe comportato se visto, oltre che il rigore, l’espulsione del difensore interista e la quindi probabile debacle della squadra milanese. Sarebbe stato onesto almeno allineare i due episodi, ammettere che il problema non è tanto il peso politico di questa o quella nazione, puntualmente tirato in ballo in questi casi, ma il fatto che gli arbitri che l’UEFA manda in giro sono mediamente scarsi ed il ricambio lento ed inefficiente. Pochi all’interno della stampa sportiva hanno avuto oggi il coraggio di riconoscere ciò almeno in parte. Che sia perché i giornalisti hanno sempre bisogno di soddisfare o almeno non irritare i loro referenti per interviste, notizie o semplici raccomandazioni, ovvero i dirigenti sportivi?
Sabato sera a San Siro è successo il finimondo quando l’arbitro Tagliavento si è permesso di espellere due giocatori dell’Inter in una escalation di quanto già accaduto nello scorso derby milanese contro il Milan. Eppure l’espulsione di allora di Sneijder, a norma di regolamento, era ineccepibile, come ineccepibili sono state riconosciute dalla stampa (pressoché all’unanimità) le espulsioni decretate da Tagliavento Sabato scorso. Eppure ancora oggi buona parte dei tifosi interisti sono convinti che gli arbitri espellono solo gli interisti e d’altra parte Mourinho non ha fatto nulla per smentire il suo gesto delle manette con il quale Sabato aveva aizzato il pubblico contro l’arbitro, accusato di essere incatenato ad un sistema che complottava contro i nerazzurri. Sarebbe inutile ricordare che, secondo i numeri, l’Inter deve gli ultimi due scudetti agli errori arbitrali, che l’Inter non ha avuto per un anno e mezzo rigori contro, che parlare di Inter maltrattata dagli arbitri è come parlare di Berlusconi maltrattato da Emilio Fede, inutile ricordare le furenti polemiche seguite ai recenti incontri dell’Inter con Chievo e Siena, ritenutisi penalizzati in modo decisivo da errori dei direttori di gara, sarebbe come lottare contro i mulini a vento. Sarebbe inutile perché le squadre di calcio battono la grancassa per dimostrare di essere vittime del sistema e intimidire in tal modo gli arbitri che verranno e più forte è la loro grancassa, più la battono.
Due facce ci sono anche nei confronti degli scandali. Mourinho ha dichiarato: “Quando ho saputo di Calciopoli, mi sono vergognato terribilmente di dare da mangiare alla mia famiglia con i soldi del calcio. “. Chissà come si sarà allora vergognato quando gli hanno spiegato quanto scoperto da un indagine condotta nel 2003-04 sulla squadra che allenava allora, il Porto, ovvero che, tra le altre cose, aveva fatto ben di peggio di quanto attribuito a Moggi: aveva infatti aggiustato esplicitamente nel periodo in cui lo Specialone la allenava alcune partite e per questo fu penalizzata di 6 punti. Chissà come mai non lo ha ricordato nel suo sfogo, nonostante lo avesse direttamente coinvolto…
Perché sempre queste due facce? Perché quanto commentatori e addetti ai lavori dicono dipende sempre e solo da chi sono gli attori in campo?
Perché si può, perché glielo permettiamo, perché quando Mourinho o qualcun altro si agita tiriamo fuori i fazzoletti come tanti zombi e facciamo la nostra pañolada senza chiederci se stiamo lottando per una giusta causa o se siamo solo ingranaggio di una macchina che permette ad un allenatore miliardario di trovare una facile scappatoia per guadagnare ancora di più o ad un giornalista di gratificare la parrocchia per la quale lavora. Non dico sia facile, non dico che non ci cadiamo spesso un po’ tutti, me compreso, ma se ce lo chiedessimo almeno sarebbe già un buon inizio.

25 Febbraio 2010

2 commenti a 'Le due facce del calcio'

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