Telefestival

Per la prima volta dopo molti anni mi è capitato di assistere alla serata finale del Festival di Sanremo e devo dire che è stata un’interessante fotografia dell’Italia di oggi. Come saprete pubblico ed orchestra hanno contestato sonoramente l’esito del Festival ed in particolare il terzo posto dell’orribile e retorica canzone del trio Pupo-Emanuele Filiberto-Canonici.
Il dato che ho trovato più significativo è aver scoperto che i primi tre arrivati sono: un ex-concorrente di Amici, un ex-concorrente di X-factor ed il trio sopracitato, composto da un cantante nonché presentatore televisivo (Pupo) e dal Principe di casa Savoia, più popolare forse per la sua partecipazione a “Ballando con le Stelle”, che per il suo casato.
Sanremo è stato sempre un baraccone, nel quale convivevano vecchi dinosauri della canzone italiana, giovani in cerca di successo o cantanti già affermati alla ricerca di un allargamento della propria visibilità; ci sono sempre stati giudizi controversi e polemiche sui risultati, tuttavia il Festival era in un  modo o nell’altro l’occasione nella quale il mondo della musica si presentava agli schermi televisivi. Oggi il rapporto tra televisione e Sanremo si è ribaltato ed il Festival non è che la propaggine del resto del mondo televisivo nel quale non si può avere successo se non si ha preso parte ad un reality o un gioco a premi. Questo è almeno come il pubblico (che con il televoto ha pilotato il risultato) ha visto il Festival ed i risultati stanno a raccontarlo.
Dall’altra parte, nei panni dell’orchestra e del pubblico in sala, si è trovato chi ha in mente un modello diverso, chi pensa che una canzone sia bella o brutta, un cantante sia bravo o meno bravo, a prescindere da quante volte il suo volto è apparso in tv. Come spesso avviene in quest’epoca questo dissidio ha preso toni forti, quasi violenti, come spesso accade quando il dissidio si crea tra chi vive in mondi diversi, circostanza frequente nell’Italia di oggi tra chi guarda solo la televisione e chi no.
Una nota finale la merita l’apparizione nel minestrone mediatico, di Scajola e Bersani e un gruppo di operai di Termini: passerella elettorale della quale si poteva fare tranquillamente a meno, come della claque che ha battuto freneticamente le mani a Scajola. L’importante però è esserci e allora anche il Festival della Canzone può essere una buona occasione, chissà che qualcuno non prenda Bersani per un concorrente dell’Isola dei Famosi e lo voti, forse è la sua unica speranza…

22 Febbraio 2010

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