Noi non ridevamo

La frase pronunciata dall’imprenditore Piscicelli che, insieme al compare Gagliardi, pregustava gli affari della ricostruzione Alle tre di notte ridevo nel letto, è una di quelle immagini che passeranno probabilmente alla storia come espressione della degenerazione più patologica di una classe dirigente, della percezione di impunità che giunge fino a non sentire nemmeno il più labile legame morale con il resto del mondo. Sono immagini di una classe dirigente corrotta che rappresentano un’epoca, un po’ come lo furono i tesori di Poggiolini. Allora come adesso esplode l’indignazione nell’amarezza del “Noi non ridevamo” scandita dai manifestanti de L’Aquila, 18 anni dopo la contestazione contro Craxi davanti all’Hotel San Raphael e la rabbia è ancora e sempre la stessa perché è la stessa l’arroganza, la miopia, l’incapacità di concepire la società diversamente da una torta da spartire che caratterizza le persone di questo paese. Perfino il linguaggio è rimasto simile: “mariuolo” allora, “birbantelli” adesso.
Ci sono nazioni che in questi 18 anni sono passate dal terzo al primo mondo ed invece la nostra Italia è rimasta dov’era, senza muoversi di un passo. Si è rimasti ad un tessuto economico governato da rapporti interpersonali, da amicizie, da nepotismo, dalla corruzione più sfrenata, senza nessun reale segno o intenzione di introdurre criteri concorrenziali, moderni. Nelle inchieste sulla Protezione Civile ci sono tutti questi ingredienti.
Se guardiamo altrove il quadro non è meno consolante: un’informazione prevalentemente affidata a personaggi che più che giornalisti sono dei teatranti che si limitano a recitare, con più o meno bravura, un copione che altri gli scrivono: una classe politica che ha un concetto così basso della amministrazione della cosa pubblica da utilizzarla come merce di scambio o come gratificazione per amici, cortigiane e ballerine.
Certo non tutto è così: ci sono imprese che si confrontano con il mercato, anche se poi fanno sempre fatica a rimanere concorrenziali dovendo sostenere il giogo di un sistema inefficiente (che costa secondo le statistiche 60 miliardi ogni anno), ci sono giornalisti che informano, indagano, smascherano il potere, ci sono anche politici che con passione lottano per un paese migliore. Sono disgraziatamente ancora e sempre una minoranza, per quanto compatta.
18 anni fa ci accorgemmo che il re era nudo, ma alla fine la maggioranza degli italiani fu convinta che fosse meglio guardare da un’altra parte e dare il tempo al re di mettersi un’altra maschera. Oggi che il re è di nuovo nudo e che anche ai più miopi la cosa non può sfuggire, ci gireremo di nuovo dall’altra parte?

21 Febbraio 2010

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