Il Presidente leale

E’ sempre antipatico replicare a qualcuno che lancia accuse, ricordando a costui il suo passato; pare di concedersi al luogo comune per cui: “Lo fanno tutti”, pare di volerlo indurre al silenzio con la minaccia di rivangare il suo passato, roba da Feltri o dal Belpietro. Tuttavia ci sono casi in cui la storia personale di taluno rende un po’ ridicola la sua uscita e spinge irresistibilmente a riguardare indietro. E’ il caso del Presidente del Genoa Preziosi che dopo la partita di Domenica scorsa con la Juve ha rincarato la dose delle accuse pronunciate nei confronti di Del Piero dall’allenatore Gasperini accusandolo di slealtà. Al di la del fatto che le affermazioni siano gratuite e quasi grottesche visto che gli stessi giocatori del Genoa in campo non avevano avuto nulla da ridire né nei confronti dell’arbitro né tantomeno di Del Piero. Le stesse immagini che avevano poi fatto scoprire a tutti che il fallo era fuori area confermavano altresì che il contatto, fortuito o meno che fosse, c’era stato e che la caduta a terra di Del Piero non era artefatta, cosa che d’altronde è sempre da escludersi quando un giocatore è solo davanti al portiere.
Parlando però di lealtà sportiva può esser interessante ricordare quel giorno di Giugno di qualche anno fa nel quale lo stesso Presidente Preziosi affidò una busta piena di euro al dirigente del Venezia Pagliara, giusto alla vigilia dell’ultima giornata del campionato nella quale il Genoa affrontò e battè proprio il Venezia ottenendo la promozione in Serie A. Quella borsa malandrina mandò il Genoa in serie C anziché in Serie A e costò a Preziosi non solo una condanna sportiva ma anche una condanna penale per frode sportiva.
Preziosi avrebbe potuto essere di lì in poi il simbolo del calcio corrotto ed invece, in un paese di cui ci si ricorda solo di quello di cui parla la televisione, potè continuare senza troppi complessi la sua carriera di Presidente riportando con tutti gli onori il Genoa in Serie A ed anzi molti si affacendarono a cercare di dimostrare che si trattava di un grande complotto. Grande complotto fu probabilmente, nella sua mente, anche quello che portò sempre il Preziosi ad una condanna per bancarotta fraudolenta nell’ambito del fallimento del Como Calcio, la squadra di cui era stato precedentemente Presidente. Alla faccia di chi sostiene che un’inchiesta giudiziaria ti lascia un marchio a vita pare che del passato di Preziosi si siano dimenticati tutti, lui compreso. Meglio così.
Nella stessa dichiarazione, tra l’altro, Preziosi ha accusato il pubblico della Juve di essere “dannoso”. Non dico che ciò non sia vero, ma tenendo conto che Domenica scorsa un poliziotto è finito in ospedale per un razzo lanciatogli contro dai tifosi genoani, almeno poteva essere opportuno astenersi da tali giudizi, in questo caso più che altro per buon gusto.
Aggiornamento: in seguito agli incidenti di Domenica scorsa il Giudice Sportivo ha accertato che i filmati, così come le testimonianze dirette, confermavano la responsabilità dei tifosi del Genoa nel ferimento dell’agente di Polizia ed ha quindi comminato la sanzione più pesante (sebbene molto mite vista la gravità dell’evento) al Genoa (40.000 Euro) mentre alla Juve è stata comminata una sanzione appena minore (15.000 Euro). Non contento per aver scampato la squalifica del campo che tutti si aspettavano per la tifoseria che fosse risultata responsabile il solito Preziosi ha sbottato: ““Vince sempre la Juve, è inaccettabile. Il marcio non è andato via con Moggiopoli. […] quando bruciavano i seggiolini nelle scorse settimane non è arrivata alcuna multa”. Il nostro ha la memoria corta non solo quando si parla di lealtà, perché si dà il caso che nelle ultime settimane la Juventus sia stata multata o sanzionata quasi ad ogni esibizione. Con la Roma la Curva Scirea è stata addirittura chiusa al pubblico per i cori contro Balotelli, dopo la stessa partita con la Roma la Juve è stata multata per lancio di petardi così come dopo la partita con la Lazio. Dopo la partita con il Chievo le fu poi comminata una sanzione di 20.000 Euro per aver disturbato i suoi tifosi disturbato gli avversari con un raggio laser.
Quello che però disgusta è l’aver paragonato il danneggiamento dei seggiolini al ferimento di un agente di Polizia. Una cosa è la disonestà materiale o morale, un’altra è lo sprezzo per la vita umana. Lui dice “Il marcio non è andato via con Moggiopoli.”. Vien fin troppo facile replicare: “Sì, infatti c’è Preziosi c’è ancora”.

20 Febbraio 2010

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