L’amante infedele

Quante relazioni sentimentali sono suggellate da patti di fedeltà regolarmente disattesi e regolarmente rinnovati nella più totale fiducia reciproca? L’amante infedele ritorna dalla sua compagna o dal suo compagno promettendo che non succederà più, che sono state le circostanze, che che è dipeso da altri, che lui o lei è genuinamente fedele. L’amante tradito guarda il suo partner con sospetto, con paura, ma alla fine si ributta tra le sue braccia.
Gli italiani sono un po’ come quegli amanti traditi alle quali vengono promessi da un quindicennio almeno riduzioni fiscali; promesse puntualmente disattese tranne riduzioni minime ed occasionali. Da una parte c’è la coalizione perennemente berlusconiana (ormai il concetto di destra e sinistra mi pare poco adatto a fotografare la situazione politica italiana) che con cadenza periodica accende i cuori dei contribuenti (come fatto recentemente per l’ennesima volta) promettendo riforme fiscali radicali con riduzioni abissali delle aliquote IRPEF, dall’altro c’è la coalizione avversa, destinata su questo come su altri ambiti ad inseguire le promesse fatte dall’altro versante, poi puntualmente disattese e altrettanto puntualmente dimenticate dagli elettori italici, probabilmente grazie al lavaggio del cervello operato dai media. Il bilancio di sedici anni di tradimenti è impietoso nei confronti della classe politica fedifraga ma soprattutto nei confronti degli italiani cornuti.

Anno Rapporto tra entrate e PIL
1994 44,7
1995 45,3
1996 45,7
1997 47,7
1998 46,2
1999 46,4
2000 45,4
2001 45,0
2002 44,5
2003 45,1
2004 44,5
2005 44,2
2006 45,8
2007 46,9
2008 46,6


Come si vede in figura (pagina 6 dei dati ISTAT) le fluttuazioni della pressione fiscale è stata -0,7% nei 5 anni 1996-2001 di governo dell’Ulivo, +0,8% nei 5 anni di governi Berlusconi tra il 2001 e il 2006, e di nuovo +0,8% nei 2 anni 2006-2008 dell’ultimo governo Prodi. Praticamente bazzecole, legate più alle fluttuazioni congiunturali che ad un effettiva modifica delle aliquote. Scorrendo gli archivi dei giornali online si ritrovano una sfilza infinita di annunci di riduzioni fiscali, di semplificazione, di riforma complessiva, ad opera di Berlusconi, Tremonti e soci, mai attuati. Dei buoni motivi ci sono stati sempre: la congiuntura, il debito pubblico, la poca collaborazione del resto della coalizione di governo, ma alla fine la pressione fiscale è rimasta la stessa.
Intendiamoci: quella della poca collaborazione del resto della coalizione è una scusa che non sta in piedi, ma le altre sono ragioni piuttosto valide: per ridurre le tasse senza rischiare il default vanno tagliate le spese e tagliare le spese significa o danni al paese (vedi tagli a scuola e università) o danni a prebende e clientele che portano voti, in periodo poi di crisi sarebbe necessario spingere l’economia con nuovi investimenti e una riduzione fiscale diventa quantomai inopportuna. Il problema non è però di capire se hanno fatto bene o meno Berlusconi e Tremonti a non ridurre mai le tasse e perché non l’hanno fatto, su questo il discorso sarebbe lungo e senza certezze, ma quello che non si capisce è come mai hanno continuato a prometterlo per sedici anni, rimangiandosi puntualmente la parola data, senza perdere di credibilità, senza che nella mente degli italiani sia balenata l’idea che li stiano prendendo in giro. Ingenuità? Una sorta di Sindrome di Stoccolma? Necessità di vivere di illusioni talmente urgente e forte da renderli ciechi? Ci vorrebbe un trattato di sociologia per spiegarlo…

11 Febbraio 2010

4 commenti a 'L’amante infedele'

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  1. Bruno afferma:

    Il problema è che siamo su di un’isola deserta con due donne, entrambe fedifraghe.

  2. Coloregrano afferma:

    Bruno, invero trovo che la situazione sia più complessa. Ogni tanto, non spesso ma ogni tanto, sull’isola arriva una barca con degli altri candidati, ma tra i possibili amanti gli italiani scelgono sempre l’amante infedele, prova ne sia che sono passati 14 anni dall’ultima volta che un leader di coalizione presentatosi senza esser mai stato Capo del Governo prima, è stato scelto dagli elettori.

  3. Bruno afferma:

    Nessuno dei partiti in Italia, oggi, ha un reale progetto di cambiamento della società, e nessuno propone un’alternativa, fascista o comunista che sia, al capitalismo imperante. Rispetto ai partiti del passato, quelli odierni propongono ideologie molto più blande, il cui fine ultimo è il mantenimento dello status quo, con forse un po’ meno tasse o garantendo il doposcuola ai bambini. Sessant’anni fa promettevano la rivoluzione globale, o il dominio del mondo intero da parte della propria nazione: un bel ridimensionamento, direi. Dato che i partiti non propongono più innovazioni sociali, ma solo finanziarie leggermente diverse da quella dell’avversario, sono guidati da avvocati, economisti, imprenditori. E pubblicitari, per convincere un elettorato sempre più passivo a firmar loro una licenza in bianco che consenta loro di governare per 5 anni. Guadagnando il più possibile e scontentando il meno possibile chi li vota, cosicché li voti ancora. Non abbiamo nemmeno più amanti, fedeli o meno, ma commerciali che ci raccontano sempre le stesse frottole, sapendo che, in fondo, la concorrenza fa peggio di loro e al cliente non conviene cambiare. Perché cambiare gestore ISP? Sono grane e il servizio è più o meno lo stesso. Non sono certo i 20 mega che mi avevano promesso, ma navigo, no? E perché cambiare governo, allora?

  4. Coloregrano afferma:

    Quello che tu rilevi è una tendenza generale delle democrazie moderne; le differenze progettuali tra progressisti e conservatori si sono accorciate e sono scomparse sostanzialmente le istanze di cambiamento endogeno, ovvero prodotte dal modo di pensare degli uomini. Lo spartiacque tra sinistra e destra, progressisti e conservatori si sta orientando, come in fondo sempre è stato nel mondo anglosassone, nella gestione del cambiamento esogeno, ovvero quello indotto dagli equilibri mondiali, dalle innovazioni tecnologiche, dagli sviluppi demografici. Se vuoi è un approccio più pragmatico perché in fondo le grandi ideologie altro non erano che una risposta idealistica ai cambiamenti materiali di cui sopra.
    La differenza è che altrove politici con programmi di governo piuttosto simili si alternano evitando quell’incancrenirsi in rapporti patologici con la realtà sociale, qui invece le facce sono sempre le stesse. La differenza di fondo del caso italiano sta, secondo me, nella tendenza che gli italiani hanno a personalizzare il rapporto con le istituzioni (che siano Berlusconi o Vendola) la qual cosa li porta ad “affezionarsi” a chi votano ed a rivotarlo anche non sono soddisfatti di come vanno le cose, proprio come un amante infedele…

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