La svolta di De Bortoli

Vi ricordate il De Bortoli direttore del Corriere tenace avversario del giornalismo d’assalto pronto ad “assecondare la campagna scatenata contro il premier“? Vi ricordate quando si mostrava solidale nei confronti di chi nutriva un “profondo senso di ingiustizia nel vedere l’immagine internazionale del nostro Paese messa così ingiustamente alla berlina“? Le persone intelligenti sanno però cambiare opinione e così sembra aver fatto De Bortoli, assecondando invece la campagna contro Di Pietro scatenata nelle ultime settimane dai giornali di casa Berlusconi (Libero e Il Giornale) e pubblicando quindi un interessante articolo corredato da foto in cui riferisce della presenza di Di Pietro nel Dicembre del 1992 ad una cena nella quale era presente ed addirittura seduto al suo fianco nientemeno che Bruno Contrada, funzionario del SISDE che di lì a poco sarebbe stato incastrato come fiancheggiatore di Cosa Nostra. Ho l’impressione che all’immagine internazionale del nostro paese non faccia molto bene il fatto che un giornale, che un tempo era considerato il più autorevole quotidiano italiano, dia credito all’ipotesi che il governo americano tramasse, insieme alla Mafia, per abbattere il partiti al governo in Italia ma forse anche su questo De Bortoli ha cambiato idea.
Non entro nel merito della teoria che circola in questi giorni per la quale Di Pietro, quale rappresentante della magistratura, stava tramando con la CIA per abbattere la classe politica italiana, consegnando il paese agli ex-comunisti con la benedizione di George Bush senior: ovviamente mi pare il parto di una mente malata ma non mi pronuncio oltre, giusto per non dovermi rimangiare tutto il giorno in cui appaia sul Corriere una foto nella quale Bush, Di Pietro, Provinzano e Achille Occhetto, in un vicolo dei bassifondi di Brooklyn, stringono l’oscuro patto. Mi sono però permesso di analizzare l’articolo di cui sopra, a firma Felice Cavallaro, per evidenziarne lo stile davvero ragguardevole. Si parte da una foto, si accenna appena che la cena era organizzata dai Carabinieri di Roma e che nulla, oltre l’essere seduti vicini, fa pensare che Contrada e Di Pietro si conoscessero o familiarizzassero. Quindi qual è la notizia? Forse che Di Pietro non abbia raccontato in giro di essersi trovato a cena con un tizio, all’epoca funzionario del SISDE, che successivamente sarebbe stato accusato e condannato per collusioni con la Mafia? Mah… Non è chiaro. E’ chiaro invece che nell’articolo si fa riferimento di continuo al tentativo di far sparire le foto che forse potrebbe essere l’elemento più torbido della vicenda ma non viene detto da nessuna parte chi e come avrebbe ordito questo disegno e, pur lasciando intendere che Di Pietro sarebbe stato il committente, ciò non viene esplicitato da una parte lasciandolo intendere al lettore, ma senza dall’altra esporsi a smentite o denunce. Per il resto l’articolo è scritto tutto in uno stile articolato e poco chiaro che pare fatto apposta per dire e non dire. Mirabile è il mettere in mezzo un esponente di una società investigativa americana, The Kroll, tanto per adombrare la pista CIA senza però, anche in questo caso, esplicitare il sospetto. Dopo la reazione di Di Pietro ci si aspetterebbe che la cosa finisca lì. Ed invece segue un secondo articolo ancora più curioso: questa volta l’argomento è un tal ingegner Bianchini (in realtà mai laureato e questo è già un elemento che sa di torbido) che avrebbe promesso all’allora segretario dell’IDV Di Domenico finanziamenti da parte di uomini d’affari americani. Bianchini fu quindi messo in lista ma non eletto, cosa che fece tramontare l’incasso dei grossi finanziamenti compreso un assegno che pure il falso ingegnere aveva già staccato. La cosa straordinaria è che l’articolo, pur citando Di Pietro di continuo, non indica alcun ruolo che il leader dell’IDV avrebbe avuto nella negoziazione (se non quello di chiedere a Di Domenico di contattare il Bianchini), nella quale comunque non si individua alcun reato né altro elemento squalificante. L’unica colpa che l’articolo attribuisce a Di Pietro è di aver dimenticato questo viaggio perché in un’intervista avrebbe detto giorni fa di non essere mai stato in America con Di Domenico mentre un’altra foto allegata all’articolo lo inchioda alla sua smemoratezza. Specifico che il viaggio in questione sarebbe avvenuto nel 2000 quando la carriera di magistrato era da tempo finita, ma viene comunque bene tirare di nuovo in ballo l’America per accreditare ulteriormente la “pista CIA”.
Quello che mi vien da chiedermi, al di là del sarcasmo, è perché un quotidiano che ha ancora una parvenza di credibilità pubblica articoli palesemente inconsistenti che appaiono anche ai più ingenui solo siluri contro una forza politica in piena campagna elettorale? Evidentemente in un contesto in cui la credibilità di Libero e Il Giornale è scesa sottozero, serviva una sponda più credibile alla campagna in oggetto, probabilmente considerata importante, e De Bortoli ha deciso di offrire quella sponda. Lo ha fatto con una certa discrezione ma lo ha fatto, a costo di diventare la parodia del direttore “equidistante” che pretendeva di essere.
Come scrissi qualche giorno fa, nell’Italia di oggi i giornali che provano ad essere indipendenti forse finiscono male, ma quelli che provano ad essere equidistanti prima o poi finiscono sicuramente berlusconiani.

6 Febbraio 2010

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