Il riscaldamento globale

E’ passato circa un mese dalla conclusione del vertice di Copenhagen dove i grandi della terra sono riusciti con grande fatica  a trovare un accordo su quanto il mondo farà per combattere il riscaldamento globale. Si tratta di un accordo molto al ribasso che l’Unione Europea ha criticato per la sua inconsistenza anche perché si tratta di un lettera di intenti non vincolante.
Mentre accadeva tutto ciò l’Italia era coperta da una fitta coltre di neve ed Il Giornale ne approfittava per rivitalizzare la sua campagna contro il razionalismo moderno proponendo la logica: “Fa freddo quindi il riscaldamento globale è una bufala”. Lo stesso quotidiano dava poi la parola a Franco Battaglia, famoso per il suo paragone tra ambientalismo e nazismo, che ribadiva che le ragioni antropiche del riscaldamento globale sono una bufala, facendo uso di argomentazioni già ampiamente smentite in passato. Perfino la divulgazione di alcune e-mail che erano trapelate, a seguito di un’operazione di hacking, dall’istituto Climatic Research Unit di Norwich, aveva surriscaldato nella rete il cuore dei serrascettici, solo perché contenevano affermazioni che lasciavano intendere che alcuni dati a sostegno delle cause antropiche del global warming potrebbero esser stati gonfiati ad arte, potrebbero perché ciò si basa sull’intepretazione di alcune frasi e di alcune parole. Pohi giorni orsono poi il Presidente (credo a vita) della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha lanciato anche un ballon d’essai con alcune frasi sprezzanti nei confronti dei “catastrofisti del riscaldamento globale” che sembra fatto apposta per verificare la possibilità di importare il serrascetticismo in politica. L’obiettivo era probabilmente capire se quello che il resto del mondo ritiene assodato in Italia può diventare convinzione minoritaria di pochi estremisti, cosa della quale non mi stupirei.
In realtà non si tratta di un tentativo così velleitario: la comunità dei serrascettici è abbastanza nutrita e spesso denota una veemenza nel sostenere le sue argomentazioni che pare insolita per una teoria scientifica che raccoglie il consenso quasi unanime della comunità scientifica. Difficile individuarne i motivi: qualcuno avrà pure degli interessi in merito ma sicuramente la maggioranza dei serrascettici è sinceramente convinta delle sue tesi, forse perché siamo comunque talmente intrisi di positivismo che chi arresti il libero progresso della società si guadagna comunque l’ostilità di molti.
Personalmente non ho certo le competenze scientifiche per entrare nel merito dei temi in discussione e dare ragione agli uni o agli altri, anche se vi invito a leggere su noisefromamerika.org un articolo sul tema, forse il più completo che mi è capitato di trovare. Mi è però abbastanza chiaro che il mondo non è né ricostruibile in laboratorio, né simulabile al computer. Ragion per cui tutto quello che la comunità scientifica può fare sull’argomento è formulare ipotesi e trovarsi attorno a quelle che appaiono più sensate. Non avremo quindi mai la certezza che il riscaldamento globale sia determinato dall’opera dell’uomo ma nemmeno le certezza contraria ed anche se, riducendo le emissioni la temperatura si riabbassasse, qualcuno potrebbe sostenere anche in quel caso che è stata solo una coincidenza. Tutto quello che quindi possiamo fare è fidarci della comunità scientifica (o almeno della stragrande maggioranza di essa) che ci suggerisce che siano le emissioni di CO2 umane a determinare questo fenomeno e ci indica quindi come impellente la sua riduzione. La riduzione delle emissioni di CO2 potrebbe avere interessanti risvolti in termini di conversioni ad energie rinnovabili o comunque a minori impatti in termini di emissioni inquinanti ed anche la possibilità di ricavare energia dal sole, dal vento o dal calore terrestre, risorse sufficientemente diffuse sul globo, ridistribuirebbe le fonti di energia tra le diverse zone geografiche in un maniera della quale paesi come l’Italia avrebbero indubbiamente a giovarsi. La cosa ha dei costi, indubbiamente, ma se proviamo a chiederci che costi sta avendo il riscaldamento globale ci diciamo che forse, anche se non siamo certi al 100% che basterà ridurre le emissioni, conviene almeno provarci.
Siamo come su un’auto lanciata contro un muro: non sappiamo con certezza se tirare il freno basterà ad evitare l’impatto, ma siccome frenare è l’unica cosa che possiamo fare, appare privo di senso chiedersi se val la pena di consumare i freni.

1 Febbraio 2010

5 commenti a 'Il riscaldamento globale'

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  1. Simone Caldana afferma:

    Il riscaldamento globale e’ solo un problema secondario: andando avanti cosi’ finiranno i combustibili fossili a buon mercato molto presto, e quello si’ che e’ un problema…

  2. Coloregrano afferma:

    Non so bene se è più grave l’uno o l’altro problema, potrebbe essere questione di punti di vista.
    Sicuramente per l’una o l’altra esigenza puntare sulle fonti rinnovabili sarebbe molto utile e anche qui dovremmo chiederci come mai c’è chi ancora oggi considera le fonti rinnovabili come un pallino dell’ambientalismo più naif…

  3. Bruno afferma:

    A me hanno spiegato che la Co2 è molto solubile in acqua, e dovrebbe formare dei carbonati che cadrebbero sul fondo. Cercherò di verificare, però.

  4. Bruno afferma:

    Preciso: e che questa solubilità la renderebbe innocua per quando riguarda il riscaldamento globale.

  5. Coloregrano afferma:

    @Bruno: a senso direi che una parte della Co2 in eccesso rispetto alla situazione di equilibrio viene disciolta negli oceani, il resto rimane nell’atmosfera in cui comunque la percentuale di CO2 aumenta. Sul tema ho trovato una lunga discussione qui

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