Un uomo che se ne va

Ieri la storia di Ferrara allenatore della Juve è giunta alla conclusione che tutti si aspettavano. Non c’è molto da dire in merito. Non trovo abbiano valide ragioni per lamentarsi né coloro i quali considerano la soluzione tardiva né coloro i quali accusano la società di non aver rinnovato la fiducia a Ciro. Come altre volte ho scritto, non è proficuo per una società di calcio mandare via un allenatore alle prime difficoltà senza avere una valida alternativa. Quand’anche il tentativo riesca è in genere perché semplicemente le sconfitte erano dovute a sfortuna o situazioni contingenti ma la squadra era ben impostata. Quando però la serie di risultati negativi acquisisce dimensioni storiche, quando la crisi diventa sfascio non è nemmeno ragionevole assistervi senza intervenire in modo drastico. Le colpe di tutto ciò, come già scritto, sono vaste ed essersi trovati a lottare per l’ultimo obiettivo dell’anno, la Coppa Italia, sostanzialmente in 10 contro 11, dopo l’infortunio di Momo, ne è l’esemplificazione. Zaccheroni non porterà certo novità sconvolgenti e forse non ha la personalità per imprimere la svolta risolutiva che auspichiamo, ma è comunque un segno di vita della società che la squadra non può che recepire positivamente. Anche l’ottimo esordio di Candreva di Giovedì sera è un altro elemento che fa ben sperare.
In questi giorni il gotha del giornalismo anti-juventino si è scatenato per mettere alla graticola la dirigenza, rea di comportarsi in modo scorretto nei confronti di Ferrara. Perfino Mourinho, avvoltoio come non mai, ha subito approfittato della situazione per guadagnarsi un altro po’ di spazio mediatico. In un calcio nel quale è all’ordine del giorno che i presidenti licenzino dopo due sconfitte di fila l’allenatore dichiarandolo incapace e incompetente, nel quale Mancini vinse addirittura uno scudetto (quello scippato alla Roma) già sapendo che avrebbe fatto le valigie, solo alla Juventus può capitare di essere attaccata in queste condizioni. C’erano tutte le premesse perché Ciro ne potesse approfittare, potesse fare la vittima, il perseguitato, recriminare come Ranieri fa ogni volta che apre la bocca. Invece lui ha sempre, con coerenza e onestà, rivendicato il diritto della società di fare le sue scelte, ha rivendicato il suo status di professionista che lo mette nelle condizioni di essere retribuito dovutamente e di pagare conseguentemente anche i suoi insuccessi in un do ut des che lascia poco spazio a vittimismi. In un mondo di personaggi strapagati e strapotenti che giocano a fare la vittima del sistema c’è stato un uomo che non ha perso la sua onestà e la sua correttezza anche in frangenti che devono essere stati difficili per lui. Peccato che quell’uomo se ne sia dovuto andare, non sempre i migliori sono anche i più bravi. E questa in fondo è una delle cose del mondo che meno ci piacciono.

29 Gennaio 2010

Un solo commento. a 'Un uomo che se ne va'

Iscriviti con RSS or TrackBack ai commenti a 'Un uomo che se ne va'.

  1. Andrea G afferma:

    Solitamente tendo a separare il professionale (il Ferrara allenatore) dal personale (la simpatia e la stima che provo per Ciro) e, per rimanere equilibrati, sono convinto che un esonero possa qualificare l’uomo piuttosto che il professionista… E’ stato un azzardo accettare un incarico così oneroso nell’anno in cui ci si aspettava dalla Juve il salto di qualità; è stato un azzardo affidarsi ad un allenatore inesperto; questo azzardo l’hanno pagato tutti, ma spero che Ferrara possa non essersi bruciato e voglio pensare che esista la possibilità di rivederlo sorridere….. a testa alta (come ha sempre fatto). Per il resto, sulla Juve, beh…. come si dice a Milano: sperem…. anche se mia nonna diceva sempre che “il pesce quando è marcio puzza dalla testa”.

:: Trackbacks/Pingbacks ::

Nessun Trackbacks/Pingbacks

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs