Polemiche da dopopartita

Ieri il Segretario di Stato americano ha commentato con irritazione le pesanti critiche che Bertolaso aveva indirizzato, a poche ore dal suo arrivo ad Haiti, all’organizzazione degli aiuti post-terremoto. Riferendosi alle parole del sottosegretario italiano, Hillary Clinton le ha definite: “Monday morning quarterback“. Il termine è mutuato dal football americano e si potrebbe tradurre come “mediano del Lunedì mattina”, identificando sostanzialmente quei giudizi pronunciati a posteriori da chi in campo non c’era. In effetti è difficile dar torto a chi invita il sottosegretario a conoscere magari la realtà dell’isola, la situazione sul campo, prima di esprimere giudizi e critiche.
Alcune fonti di informazioni hanno tradotto approssimativamente l’espressione della Clinton come “polemiche da dopopartita” e curiosamente la sua dichiarazione è stata diffusa proprio di Lunedì, sovrapponendosi nei nostri notiziari alle veementi polemiche del dopopartita (questa volta quelle vere e proprie) dell’incontro di calcio Inter-Milan. Nonostante la vittoria dei nerazzurri infatti, in interviste e dibattiti che hanno seguito l’incontro si sono distinti i soliti Mourinho e Moratti che si sono scagliati violentemente contro l’arbitro, reo di avere espulso, a loro avviso ingiustamente, il giocatore Sneijder che aveva applaudito ironicamente l’arbitro in segno di protesta per una sua decisione. Poco importa che l’arbitro abbia negato poco dopo un evidente rigore al Milan, altrettanto irrilevante il fatto che il gol del 2 a 0 dei nerazzurri sia nato da una svista del direttore di gara, soprattutto i colonnelli interisti sono apparsi del tutto indifferenti al fatto che la decisione di espellere un giocatore nel caso in oggetto sia atto talmente dovuto da parte dell’arbitro che esiste, nel regolamento del calcio, una illustrazione apposita che indica come l’arbitro debba comportarsi nel caso specifico.

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Al di là della compresenza mediatica e della comune definizione ho trovato qualcos’altro in comune tra gli sproloqui di Mourinho e quelli di Bertolaso. Personalmente vedo infatti nelle due esternazioni una comune matrice che rappresenta il  volere, anche quando gli argomenti sono del tutto inconsistenti, cavalcare sempre e comunque i media, come fossero un destriero che rende invincibili ed intangibili, come se la telecamera o il microfono fossero una bacchetta magica che trasforma il rospo in principe, che rende anche la più grossa enormità una certezza. Questo accade naturalmente soprattutto laddove, come in Italia, verso certi mammasantissima ogni cultura del dubbio o della critica giornalistica sia del tutto scomparsa. Ed allora questi signori pensano, forse giustamente, che raccontare una stupidaggine indurrà qualcuno, forse molti, a pensare che sta dicendo sciocchezze ma indurrà altresì molti altri a pensare che ha ragione, che l’Inter è perseguitata dagli arbitri e che Bertolaso avrebbe organizzato molto meglio degli americani il soccorso post-terremoto. Se poi i media lo appoggiano, come accade ai personaggi in oggetto, c’è anche il rischio che i creduloni siano più degli scettici e che alla fine il concetto passi.
Dopodiché, visto che il governo americano ha decisamente più strumenti per difendersi rispetto all’AIA, Bertolaso è stato costretto a rettificare, ma ho l’impressione che l’episodio non abbia scalfito nemmeno un po’ la sua popolarità.

26 Gennaio 2010

2 commenti a 'Polemiche da dopopartita'

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