Er go’ de’ Turone

Da 30 anni in qua, quando ci si avvicina a Juve-Roma, non mancano le rievocazioni storiche sul celeberrimo “Gol di Turone” e anche quest’anno l’episodio è stato puntualmente riesumato. Per chi non conosca i fatti si trattò di un gol annullato alla Roma negli ultimi minuti dello scontro al vertice Juve-Roma del Campionato 1980-81, giocatosi a due giornate dalla fine, quando la Juventus era un punto avanti ai giallorossi. Negli ultimi minuti della partita sullo 0 a 0 e con la Juve in 10 per l’espulsione di Furino, la Roma segnò con un colpo di testa di Turone ma il guardalinee segnalò il fuorigioco e l’arbitro Bergamo (quello che poi, diventato designatore, fu coinvolto in Calciopoli) annullò la rete. Quest’anno è persino uscito un libro del romano Massimo Zampini dal titolo “Er go’ de Turone” in rievocazione di tutto quello che quel gol ha provocato nell’immaginario del tifo romanista e italiano nei confronti della Juventus, soprattutto per la campagna stampa che lo ha circondato, tendente a passarlo alla storia come un errore arbitrale marchiano, incomprensibile, inaccettabile.
Qualche anno dopo, all’arrivo dei primi mezzi tecnici che consentivano di farlo, su RAI Due il giornalista di fede romanista Giorgio Martino propose una ricostruzione dell’episodio tendente a dimostrare che effettivamente Turone si trovava in posizione regolare, sebbene di pochi centimetri. Poco tempo dopo, il moviolista di RAI Uno (pare interista) Carlo Sassi smentì però il collega con una controricostruzione tendente a dimostrare che invece Turone si trovava effettivamente in fuorigioco.
In una serata di cazzeggio, nella rilassatezza che sono solito concedermi dopo aver passato un esame, ho provato, con opportuno uso di semplice software di elaborazione grafica, a cimentarmi anch’io in questa semplice analisi applicando le mie minime conoscenze in termini di prospettiva.
Ho preso il fotogramma dell’esatto momento in cui Pruzzo indirizza di testa il pallone verso il compagno che lo schiaccerà in porta. Ho inserito sul fotogramma delle rette immaginarie passanti per la linea di fondo (blu), per la linea dell’area di porta (rossa) e per il piede più avanzato di Turone (fucsia). Trovando un punto di intersezione tra le prime due linee ho individuato quindi il punto di fuga dal quale fare passare la terza (vedi figura sotto).
turone_3.jpg

Ingrandendo il fotogramma si individua, tramite la retta fucsia, la posizione di Turone (il giocatore in alto a sinistra) che è senz’altro più avanti di Gentile (il giocatore che nel fotogramma si trova proprio a cavallo del dischetto del rigore).
turone_1.jpg
Oltre la linea fucsia c’è invece apparentemente l’altro bianconero in mezzo all’area di rigore (Prandelli) la cui posizione però è falsata dal fatto che sta saltando di testa. Egli infatti, al momento del passaggio decisivo di testa di Pruzzo, si trova, come l’avversario, in fase aerea e quindi i piedi non sono proiettati sul terreno, condizione necessaria per poterne ricavare la posizione attraverso il metodo utilizzato. L’unico modo per ricostruire la presumibile posizione di Prandelli è quindi risalire ad un fotogramma precedente nel quale ancora i suoi piedi erano a terra. Sovrapponendo il fotogramma precedente a quello successivo si presume che anche la posizione di Prandelli potesse quindi essere al di qua della linea fucsia ed essere quindi il giocatore romanista in fuorigioco. Utilizzo il verbo ”presumere” perché questa asserzione presuppone che Prandelli sia saltato in verticale o tuttalpiù in avanti, cosa peraltro estremamente probabile visto che l’attuale allenatore della Fiorentina salta per contrastare Pruzzo che è davanti a lui.
turone_2.jpg
Per fugare ogni dubbio non guasta infine ricordare che ai tempi, differentemente da quanto accade oggi, il regolamento prevedeva che in caso di perfetto allineamento tra attaccante e difensore il primo fosse da considerarsi comunque in fuorigioco e quindi, in caso di dubbio, il fuorigioco andava sanzionato.
Insomma, tutto lascia pensare che, come spesso accade, la storia che ci hanno raccontato si sia basata su un errore di prospettiva. Non parlo tanto dell’allineamento delle telecamere ma quello del sistema mediatico, che già allora era affetto da forti sbilanciamenti. Il risultato di questo e di altri sbilanciamenti mediatici è poi che purtroppo la storia che viene fuori dai nostri media non è il racconto dei fatti ma delle emozioni (nella migliore delle ipotesi) di chi i fatti è stato incaricato di raccontare o degli interessi (nella peggiore) di chi lo ha incaricato di raccontarli.

21 Gennaio 2010

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