Il nastro bianco

Vedere il film di HanekeIl nastro bianco” non è un’esperienza comoda. Il film ha un’atmosfera cupa, una trama complessa, spesso contorta. E’ una vicenda che avrebbe la tensione emozionale di un giallo ma che si perde in mille rivoli che tendono a stemperare quella stessa tensione ed allo stesso tempo a rendere più inquietante il disegno che il regista del film cult “La Pianista” vuole raffigurare. I misteriosi ed inspiegabili omicidi, gli atti di violenza ed i gesti vandalici sono contrapposti così strenuamente alla morbosa rigidità dell’educazione nella famiglia borghese tedesca di inizio ventesimo secolo, da rendere quasi ineludibile la scoperta finale che i figli di quella morale inflessibilemente fondamentalista non possano che essere poi violenti quanto la loro stessa educazione.
Commentando il film, Haneke ha spiegato che il senso della pellicola è il far discendere dall’oppressiva società borghese tedesca dell’epoca, a cavallo della prima guerra mondiale, la follia futura del nazismo che nei decenni successivi sarebbe cresciuto fino a prendere il potere e portare il paese ed il mondo al disastro. Il legame logico può sollevare dubbi ed interrogativi: davvero un nastro bianco portato al collo per denunciare la propria colpa può portare all’aberrazione massima che la storia recente dell’umanità ha conosciuto? Davvero l’essere legato al letto ogni notte per evitare che il palesarsi della propria sessualità offra tentazioni pericolose può essere causa scatenante della più brutale furia distruttiva? Non ve lo so dire. Vi posso però dire che mi ha fatto ripensare al passaggio logico di Haneke scoprire che Daniela Santanché, la pasionaria dell’intolleranza, ha confessato di avere avuto un’infanzia difficile nella quale è stata oggetto di violenza fisica e morale da parte dei suoi genitori, cosa che, ammette lei stessa, le ha lasciato addosso molte paure di cui è cosciente ed, aggiungerei io, qualche altra paura più inconscia. Forse è proprio vero che c’è sempre nelle nostre azioni e nelle nostre parole un seme antico che è stato piantato in noi quando ancora eravamo terra troppo giovane per poter scegliere o ribellarci.

27 Gennaio 2010

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