La rinuncia ai nostri valori

Vi ricorderete di quando, nel lontano 2001, Berlusconi destò scandalo dichiarando che la “La civiltà occidentale è superiore alle altre”. Erano tempi che paiono preistorici oggi, e questo non solo perché la nostra sensibilità a certe sparate si è abbassata al punto che una frase simile pronunciata ora non guadagnerebbe forse nemmeno le prime pagine dei giornali. Riflettendo su quelle parole e sul recente battibecco diplomatico che ha contrapposto i colonnelli della nostra maggioranza di governo con i corrispettivi egiziani, ho trovato interessanti spunti per capire quanto è cambiato da allora nel modo di vedere la cultura occidentale.
Quando nel 2001 queste frasi furono pronunciate molti, come il sottoscritto, ne condannarono soprattutto il richiamo ad un concetto come quello della superiorità che rimanda a classificazioni aberranti, altri furono infastiditi anche dall’idea di attribuire un valore dogmaticamente definito alla civiltà. Nessuno di noi ha degli elementi oggettivi per stabilire quale sia la civiltà migliore, quella superiore, quella più desiderabile. La storia però ci ha detto, ci dice e ci dirà quali sono le civiltà più solide, più attrezzate per imporsi e sicuramente la civiltà occidentale è quella che ha esercitato un ruolo guida negli ultimi secoli,che ha diffuso i suoi valori a gran parte del mondo e noi, che siamo imbevuti di quei valori, non possiamo che vedere tutto ciò con soddisfazione, pur senza dimenticare tutto il sangue che è stato versato. Il fatto che oggi libertà e democrazia siano valori diffusi in gran parte del mondo è un fatto che la stragrande maggioranza di noi considera positivo. C’è certamente una fetta di persone che, ligia ai dettami del relativismo più spinto, è invece indifferente a valori e modelli di convivenza civile ma si trattava senz’altro di una percentuale esigua anche tra chi si indignò per le frasi di Berlusconi.
Ora, come sapete, dopo i fatti di Rosarno il governo egiziano ha criticato il trattamento che in Italia si riserva agli immigrati musulmani. Esponenti della maggioranza hanno replicato scompostamente ricordando episodi di sangue accaduti di recente in Egitto. Come alcuni sapranno all’inizio del mese in Egitto, in un villaggio vicino a Luxor, c’è stata un’incursione di un commando che ha sparato sulla folla che usciva da una chiesa facendo sette morti e pochi giorni dopo c’è stato un’altra incursione in un convento. Al di là del fatto che per molti leghisti deve già esser stata una notizia che, contrariamente a quanto accade a Cologne, dove di accettare la costruzione di moschee non se ne parla, in un paese musulmano come l’Egitto ci siano chiese e conventi cristiani, quello che vorrei approfondire è quello che sta dietro a questa replica, così come a tante altre affermazioni analoghe che comunemente vengono da quello stesso schieramento politico. Quello che sta dietro a queste affermazioni è infatti un arretramento proprio su quel concetto che nella sua goffaggine dialettica Berlusconi aveva enunciato, ovvero il nostro complesso di superiorità, frutto della constatazione che i valori dominanti sono oggi quelli che al mondo ha imposto l’occidente. Quel complesso sta svanendo e svanisce laddove ci si pone dialetticamente in confronto con l’Egitto su un piano simmetrico, come se non fossimo più noi ad essere la guida, ad essere il riferimento di valori. Quel complesso svanisce ogni volta che diciamo “Perché da noi sì ed in Arabia Saudita no?”. La risposta che un tempo avremmo dato è “Perché noi siamo l’Italia, l’Europa, la civiltà occidentale”, risposta pomposa e tronfia ma che segnava una consapevolezza della forza dei valori di cui è stata portatrice la cultura occidentale: libertà, eguaglianza, democrazia. Oggi quella risposta è diversa perché è venuta meno la consapevolezza di quei valori ed anche molti che brandiscono il crocifisso contro l’Islam lo fanno con la stessa consapevolezza con la quale brandirebbero una scure, perché dietro a quel crocifisso c’è solo una naturale aggressività, c’è solo una paura del diverso, c’è solo una difesa del proprio terreno palmo a palmo ma non c’è nessuna traccia dei valori che al simbolo stesso si richiamano ed è un punto che anche la Chiesa sta sempre più prendendo in considerazione.
Basti pensare a quello che ha risposto Maroni a chi gli sollecitava una presa di posizione sulle violenze di Rosarno: “Troppa tolleranza con gli stranieri“: come se il Ministro degli Interni egiziano avesse commentato le violenze di Luxor: “C’è stata troppa tolleranza nei confronti dei cristiani”. Eppure il degrado valoriale del nostro paese è andato talmente avanti che non ci facciamo neppure più caso, che la barbarie è ormai diventata una nostra consuetudine quotidiana.
Dovremmo ogni tanto provare a ricordare come e perché la civiltà occidentale ha preso un ruolo di guida, ha diffuso i suoi valori, ha costruito la società in cui viviamo ed in cui ci piace vivere. Se lo faremo forse riusciremo a capire che non vale la pena di calpestare quei valori per difendere il nostro orticello, altrimenti il rischio che la civiltà occidentale corre è di soccombere, non per mano di un inesistente nemico, ma per autocastrazione. I valori della nostra cultura hanno resistito ai conflitti più atroci e più laceranti, su mille eroici campi di battaglia, è imperdonabile che poi siano portati alla sconfitta in un campo di pomodori.

18 Gennaio 2010

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