Le ragioni del fallimento

Nell’evidenza che, persa Coppa Campioni e Campionato, la prosecuzione del cammino in Coppa Italia e eventuali nobili gesta in Coppa Europa sarebbero solo un magro contentino, si può già a metà Gennaio annunciare il fallimento della stagione juventina, che tuttalpiù si può ormai solo salvare dal disastro che la non qualificazione alla prossima Coppa dei Campioni comporterebbe. Provo a partecipare al dibattito sulle ragioni del fallimento, provando ad evitare l’emotività che sento scorrere torrenziale in questi giorni.
Inizio col dire che in linea generale nel calcio, come in natura, i risultati negativi di un’organizzazione difficilmente sono spiegabili con una sola causa e la Juve di Ferrara non fa eccezione. Provo ad enumerare alcune origini del fallimento che paiono emergere in modo più forte dal ribollire di eventi che hanno condizionato il calcio in bianco e nero.
1. Ristrettezza dell’organico: in fase di campagna acquisti è stato, prima lasciato al suo destino Pavel che avrebbe credo giocato volentieri ancora una stagione facendo molto comodo al centrocampo bianconero, poi sono stati ceduti a prezzi di supersaldo Marchionni e Zanetti, dopodiché Ferrara si è trovato a fare i conti con una rivoluzione continua del centrocampo resa necessaria dagli infortuni. Alla fine siamo giunti a giocarci il Campionato contro il Milan con un centrocampo formato da Salihamidzic e Poulsen, onesti lavoratori della pedata ma nulla più, che a Settembre erano previsti in partenza e che sono rimasti per mancanza di valide offerte, e Marchisio sull’esterno sinistro, duttile ma che non c’è certo nato per quel ruolo. Ancora peggio sarà la situazione domani contro il Napoli visto che anche il danese si è fatto male. Se, come molti pensano, gli infortuni sono eccessivi se ne indaghino le cause che ormai non possono più essere solo sfortuna. Se invece, come la società sostiene, siamo in media con le altre squadre europee, allora le colpe sono di chi ha impoverito l’organico dimenticandosi che non si può ricorrere ogni settimana a soluzioni di emergenza e sperare di essere poi competitivi. Non dimentichiamoci che la Juve oggi, anche a pieni ranghi, non ha un sostituto naturale per Camoranesi che invece Marchionni, che pure non è mai stato un fenomeno, rappresentava indubbiamente.
2. Acquisti sbagliati: negli anni scorsi alla società veniva imputato di non spendere, quest’anno che ha ricominciato a spendere lo ha fatto sicuramente male. Non me la prenderò qui con Melo che non può essersi imbrocchito improvvisamente dopo esser stato protagonista del Brasile che a Giugno aveva ridicolizzato la nostra Nazionale: non è forse nel suo ruolo naturale ed è probabilmente un personaggio fragile che si è fatto travolgere dall’instabilità della Squadra. Non si può comunque negare che sia incredibile che mentre la Juve svuotava il forziere per comprare Melo, l’Inter si garantiva le prestazioni di due centrocampisti eccezionali come Thiago Motta e Sneijder spendendo molto meno. Se capita solo alla Juve di vedersi proporre cifre da capogiro ogni volta che chiede un giocatore (vedi D’Agostino) c’è qualcosa che non va nella capacità negoziale dell’entourage bianconero. Per quanto riguarda Diego non credo valga la pena di impegnarmi in un’apologia del giocatore che mi pare superflua. Se dico che la metà delle reti segnate dalla Juve quest’anno siano frutto di assist o calci piazzati del brasiliano non credo di allontanarmi dalla verità. Non è Maradona, non è Platini, è un ottimo giocatore che in un organico diverso farebbe faville, come ha fatto nelle prime giornate e spesso anche dopo, quando la squadra glielo ha consentito.
3. Condizione atletica: è curioso che il ritornello che si è riproposto quasi sempre sia quello di una squadra che gioca primi tempi se non entusiasmanti quasi sempre convincenti e poi finisca sulle ginocchia la partita, all’inizio si pensava fosse il rombo ad essere dispendioso, ma anche con altri moduli le ultime mezzore di confusione ed impotenza sono diventate un ritornello talmente costante da richiedere una spiegazione convincente. Il numero elevato degli infortuni muscolari non fa che confermare inoltre i dubbi circa l’efficacia della preparazione atletica.
4. L’allenatore: è stato sicuramente azzardato affidare una squadra in fase di costruzione, sia dal punto di vista tecnico che psicologico, ad un allenatore esordiente. E’ risultato piuttosto evidente che Ferrara, non appena gli infortuni gli hanno sottratto gli elementi del puzzle che aveva in testa, ha iniziato a sperimentare soluzioni più o meno acrobatiche che hanno disorientato i giocatori e creato insicurezza nell’ambiente. Non so se il rombo avrebbe mai potuto funzionare, anche se all’inizio del Campionato ci ha regalato momenti di qualità straordinaria, sicuramente è un sistema di gioco che presuppone un equilibrio che è difficile trovare laddove sia continuamente necessario cambiare uomini e l’aver poi cambiato schemi più volte per risolvere il problema non ha fatto che accentuare la confusione. I dissapori che si sono creati nello spogliatoio dopo le prime delusioni sarebbero stati forse intercettati ed arrestati prima da un tecnico più navigato.

Tutto ciò premesso, adesso che fare?
Il mito che molti inseguono è quello del cambio di allenatore. Un giorno scriverò più estesamente di quello che penso del meccanismo del valzer delle panchine, che considero essere l’amuleto più usato nel mondo del calcio ma poco più di un gesto scaramantico. La costruzione di una squadra di calcio è un processo complicato e faticoso e nessun allenatore al mondo riesce a compierlo in pochi giorni. L’unico vantaggio nel cambio di panchina si ha quando il rapporto umano e psicologico è talmente rovinato da non essere più sostenibile. Fino a poche settimane fa pensavo che questo non fosse il caso della Juve, la sgambata da vecchia gloria del nostro Capitano di Domenica sera mi ha fatto pensare che invece questa sia la situazione, ma questo lo può sapere con certezza solo chi è dentro l’ambiente. Sicuramente la Juve non ha bisogno di traghettatori o meglio di altri traghettatori visto che anche Deschamps e Ranieri hanno dato la franca impressione di aver già ricoperto quel ruolo. La Juve ha bisogno di un timone forte e solido per il futuro: sarà Lippi? Sarà Hiddink? Sarà Gasperini? Chiunque sia non basterà però. Se non si risolveranno i punti 1,2 e 3, il punto 4 diventerà un inutile orpello; se la società non riuscirà a ritrovare l’autorevolezza sul mercato che altre squadre hanno, se non troverà uno staff di preparatori atletici all’altezza, se non potenzierà l’organico, nemmeno il Mago Gandalf potrebbe rendere competitiva Madama.

12 Gennaio 2010

2 commenti a 'Le ragioni del fallimento'

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  1. Andrea G afferma:

    Eccomi Alberto. Eccomi spuntare tra le difficoltà natalizie ed i disastri sportivi di questi primi vagiti del 2010.
    Pensavo di esordire con un bel buon anno, ma mi limito ad abbozzare un timido ciao e bentrovato :)

    Rimanendo in tema, ci vorrebbe ben più di un mago Gandalf per porre le pezze ad una situazione che, a mio parere, hai analizzato molto bene utilizzando anche troppo qualche eufemismo in luogo di ben più coloriti epiteti. In questi anni post-moggi la nuova dirigenza ha compiuto errori marchiani che stanno costringendo la nostra Vecchia Signora a segnare il passo … e pensare che avevano pronosticato il ritorno tra i grandi in 4-5 anni!!!

    Ho paura (quasi la certezza) che ciò che hanno costruito sia effimero, non solido; anche se ritengo la rosa tecnicamente valida, probabilmente non lo è sotto il profilo psicologico. Se così fosse allora il lavoro di un allenatore esperto e vincente potrebbe sollevare la Giuve da destino infausto… ma …. Ma il MA è grande come una casa, come un palazzo, come un grattacielo.

    Bettega non può salvare la baracca se non è in grado neanche di salvare la faccia di fronte ad una banale serie di osservazioni del critico di turno… su Sky ieri ha fatto veramente una magra figura… balbettando una fiducia al tecnico improponibile e negando persino l’evidenza (aldilà delle statistiche, la squadra non tira in porta… contro nessuno …. una delusione ed uno sconforto innegabile).
    Bettega mi ha veramente deluso per come si è posto…. spocchioso ed arrogante di fronte a dei fatti schiaccianti. Niente carisma, niente idee, niente di niente. COmunicazione ZERO:

    Marco Ansaldo sulla Stampa ha descritto in poche righe ciò credo possa bene riassumere un più articolato pensiero sulla situazione:

    “Di fronte a tanto scempio non si può addossare a un uomo solo la responsabilità. Constatiamo ad esempio che per sostituire Eto’o l’Inter ha ingaggiato a zero lire uno come Pandev mentre la Juve senza Trezeguet, Amauri e Iaquinta è andata a riprendersi Paolucci, cioè l’ultima punta del Siena quasi retrocesso, e l’ha fatto esordire a Verona coinvolgendolo in una prestazione vuota e moscia. Dunque non c’è soltanto Ferrara dietro alla crisi. C’è una società dalle scelte surreali e ci sono i giocatori fragili. Ma l’impressione ricevuta dal campo è che don Ciro non riesca più a trovare il bandolo del gioco per uomini che evidentemente vanno presi per mano e istruiti sui più piccoli dettagli. Contro il Milan un tiro in porta, ieri zero. Non c’è manovra, manca un filo conduttore che non sia qualcuno che porta palla per trenta metri o altri che sparacchiano palloni in attacco sperando che ci sia chi è capace di raccoglierli e di inventare.”

    Non so che altro aggiungere se non che “non ci resta che piangere”.. e sperare che qualcuno si tiri su le maniche (e non solo apra il portafoglio).

  2. Coloregrano afferma:

    La cosa più preoccupante che vedo è che è già molto difficile rimpiazzare i “vecchi” che sono ormai sul viale del tramonto. L’abbandono di Nedved, che pure non era più il Pavel che conoscevamo, è stata una tragedia e lo è anche l’usura di Camoranesi, che riesce a giocare sempre meno partite. Non parliamo di Del Piero che anche ieri ha fatto un gol miracoloso e la cui assenza si è sentita moltissimo…

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