Kafka sempre attuale

Il nome di Kafka è indissolubilmente associato, anche in chi non ha mai letto nulla dell’autore boemo, alla sensazione in cui spesso l’uomo moderno ricade: di essere cioè incastrato tra ingranaggi più grandi di lui di cui non comprende l’origine a dai quali non sa come districarsi. L’uomo di oggi, forse ancor più di quello dei tempi di Kafka, si ritrova spesso in una simile situazione e negli ultimi giorni ho sentito tre storie che dipingono molto bene questo quadro.
La prima è del signor K., proprio come il protagonista de “Il processo” di Kafka. K però sta qui per Khadim, immigrato clandestino senegalese, vissuto per anni a Napoli, che al momento di far ritorno in Senegal è stato arrestato dalla polizia che gli ha contestato il non aver ottemperato ad un precedente decreto di espulsione. Khadim è stato quindi condannato a 7 mesi di reclusione che dovrà scontare in Italia, a spese della collettività, nonostante sarebbe stato ben contento di tornare in Senegal. Insomma, se fosse rimasto tranquillamente a Napoli nella clandestinità non gli sarebbe successo nulla, ma avendo cercato di tornare in Senegal si è ritrovato ad essere condannato per non averlo fatto prima. Chissà cosa farà, una volta scontata la pena, chissà se riuscirà a racimolare di nuovi i soldi per comprarsi un biglietto aereo, oppure dovrà di nuovo racimolare i soldi per ritornare, o ancora sarà lo stato a pagargli il volo. Mi pare tutto molto curioso, no?
La seconda storia è del signor F. F qui sta per Fabrizio, pianista quarantunenne di Chieti, malato di sindrome fibromialgica. L’unico rimedio al suo male è la cannabis: sì proprio quella sostanza che per molti è il male assoluto sotto sembianze vegetali e che invece per Fabrizio è l’unico modo per trovare sollievo dal suo dolore e dalla sua immobilità. I medicinali a base di cannabis in Italia sono molto costosi e non sono passati che da pochissime ASL, quindi Fabrizio è costretto a produrre in casa la cannabis, cosa ovviamente illegale in Italia, con la conseguenza che è fatto periodicamente oggetto di visita dalla Polizia che oltre ad arrestarlo, gli sequestra anche il prezioso medicinale consegnandolo ad un dolore atroce che può esaurirsi solo quando riesce a venire in possesso di nuovo della salvifica, ma peccaminosa, erba.
L’ultima storia è quella del signor S. Qui S sta per Stefan, elettricista slovacco residente a Dublino da tre anni, che ha portato inconsapevolmente con sé di ritorno da un viaggio nel paese d’origine una quantità cospicua di esplosivo al plastico. La polizia di frontiera slovacca ha infatti ammesso di avere svolto un test dei servizi di sicurezza degli aeroporti di Bratislava e Poprad-Trary che ha dell’incredibile: ha infatti infilato in 8 bagagli scelti a caso altrettante cariche esplosive per verificare che le stesse venissero correttamente individuate dai controlli. Delle otto cariche quella contenuta nel bagaglio di Stefan è misteriosamente sfuggita ai controlli, dopodiché le autorità slovacche non hanno né hanno bloccato la partenza del volo, né hanno avvertito quelle irlandesi di bloccare i bagagli all’arrivo, lasciando che il Signor Stefan tornasse a casa sua a Dublino con il suo esplosivo. Solo il giorno dopo il Signor Stefan è stato avvertito e solo il giorno ancora successivo sono state avvertite anche le autorità irlandesi che, in una sfida a chi è più cretino, hanno pensato bene di arrestare il Signor Stefan come un sospetto terrorista. Alla fine il mistero si è svelato, il Signor Stefan è stato liberato, ha ricevuto le scuse sia del Governo slovacco che di quello irlandese ma si ricorderà senz’altro di questa esperienza…

11 Gennaio 2010

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs