I berlinesi ed il turismo

Ricordavo dai miei precedenti viaggi gli abitanti della capitale tedesca come non particolarmente cordiali ma in questi giorni ne ho avuto svariate riprove.
Sicuramente il tedesco è una lingua dai suoni duri che forse non suona come particolarmente accogliente, ma è la stessa lingua che parlano i tirolesi che invece trovo straordinariamente cordiali e ospitali.
Non aiuta a suscitare simpatia nei turisti stranieri nemmeno la propensione tedesca ad introdurre mille norme di comportamento che devono essere poi scrupolosamente rispettate e che comportano severi rimproveri in caso di violazione, tra le quali: sedersi su uno dei primi due scalini sulla scalinata che ricostruisce l’altare di Pergamo (dal terzo in poi si poteva chissà come mai), mangiare un pezzo di cioccolato nel Neues Museum per far tacere i morsi della fame, appoggiarsi al muro dello stesso museo per curare un improvviso crampo, portare la borsa dietro anziché davanti nel palazzo di Charlottenburg. Nonostante mi ritrovi spesso a lamentarmi dell’allergia italica per le regole, devo dire che anch’io mi sono trovato spesso a sbuffare per i continui rimproveri a cui eravamo sottoposti.
Al di là di queste peculiarità dei locali c’è però la generale sensazione che l’esercente berlinese medio di negozi, ristoranti o alberghi, veda il turista come un gran seccatore e faccia ben poco per nascondere questo sentimento. A partire dalle tenebrose inservienti del nostro albergo, passando per la custode del Deutsches Historische Museum che ci ha spinto fuori dal museo nonostante mancassero 10 minuti alla chiusura, per finire alla cameriera del locale Deponie che ci ha, senza alcuna spiegazione, portato via un menu dal tavolo nonostante non avessimo ancora ordinato e nonostante avesse una dozzina di altri menu accatastati sul bancone.
Anche nella semplice esperienza di fare la spesa in un supermercato la sufficienza con cui si veniva trattati dalla cassiera era paragonabile a quella con la quale le cassiere nostrane più leghiste accolgono una famiglia Rom.
Se per la cordialità i berlinesi non sono comunque rinomati ed un suo difetto non desta grandissima sorpresa più sorprendente è invece la relativa disorganizzazione dell’apparato turistico. La metropolitana di Berlino non ha né l’efficienza né la chiarezza nelle informazioni di quelle di Londra o di Parigi. Spesso ci siamo ritrovati a brancolare nel buio rincorrendo linee chiuse, coincidenze inesistenti o direzioni improvvisamente venute meno. Non migliore sensazione circa l’efficienza dell’apparato turistico l’abbiamo avuta dalle lunghe code all’aperto, con una temperatura che andava dai cinque ai dieci gradi sottozero, fatte per entrare prima al Museo di Pergamo (tre quarti d’ora) e poi al palazzo del Reichstag (un’ora e mezza). Distribuire biglietti a fascia oraria è un’operazione che, specialmente in climi così freddi, è quasi d’obbligo; stupisce che a Berlino non ci abbiano pensato.
In definitiva i tedeschi adesso la capitale ce l’hanno, grande e bella, adesso devono capire che i turisti non sono solo dei goffi seccatori ma anche una risorsa e forse andare a Berlino potrà diventare ancora più piacevole.

2 Gennaio 2010

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