Anteo Zamboni oggi

Per chi non lo sappia, Anteo Zamboni era un ragazzo bolognese che la storia ci tramanda come anarchico e che il 31 Ottobre del 1926 sparò un colpo di pistola a Mussolini, mancandolo e venendo poi pestato a morte dagli squadristi di Arpinati. Il regime se la prese anche con la sua famiglia, incarcerando il padre e la zia con l’accusa di averlo male influenzato. Rimase non chiarito il sospetto che l’attentato fosse stato in realtà architettato dall’ala più estrema del fascismo, caduta in disgrazia presso il Duce. In ogni caso la reazione politica immediata del regime fu di far decadere i deputati dell’opposizione e sciogliere partiti politici e giornali non allineati, ponendo fine anche a quel simulacro di democrazia liberale che era rimasto dopo le vicende che seguirono l’omicidio Matteotti e l’introduzione delle Leggi Fascistissime.
Anche la “Notte dei Cristalli“, il primo grande pogrom che in Germania aprì la stagione dello sterminio degli ebrei, nacque con il pretesto di vendicare l’uccisione del diplomatico tedesco Ernst vom Rath da parte dell’ebreo franco-polacco Herschel Grynszpan, omicidio che in seguito venne attribuito non a questioni politiche ma ad una liaison sentimentale tra i due.
Nella sostanza comunque i regimi dittatoriali hanno sempre sfruttato le aggressioni di singoli per dare giri di vite alle libertà civili; la dittatura si legittima presso i cittadini come difesa dal disordine o da qualche più o meno generico nemico: quale miglior dimostrazione che questa difesa è necessaria che quando qualcuno attacca l’autorità costituita sulla pubblica piazza?
L’Italia di oggi non è governata da una dittatura ma da una classe politica che di cultura democratica ha ben poco e lo ha dimostrato reagendo all’aggressione a Berlusconi di Milano così come reagiscono le dittature, ovvero promettendo limitazioni delle libertà civili: limitazione del diritto a manifestare e limitazione sull’uso di Internet. E’ passata una settimana e mezza, un po’ di proteste e sollevazioni varie e non sappiamo quante pressioni internazionali: sta di fatto che Maroni ha prima annacquato e poi abbandonato i suoi propositi di svolta. Tutto questo mi fa pensare che quello che è cambiato in Italia, rispetto ai tempi di Anteo Zamboni, non sia tanto il modo di pensare dei singoli, la cultura della libertà di espressione, la ripugnanza che certi metodi suscitano in governanti e governati, ma sia piuttosto il tessuto sociale che rende difficile certe svolte, perché da un lato facilita la mobilitazione contro simili provvedimenti, dall’altro prevede una serie di legami talmente forti con la comunità internazionale che rende difficilmente praticabili svolte illiberali. Quando Schifani ha dichiarato che Facebook è peggio dei gruppi degli anni ‘70 ha dimostrato solo la sua incompetenza. Probabilmente qualcuno poi gli ha spiegato che Facebook è un’azienda che fa 300 milioni di dollari di fatturato all’anno e lui si è taciuto fortunatamente.
Non so se questo ci mette al riparo da rischi per la democrazia, ma almeno ci dice che se tornerà la dittatura non corriamo il rischio che ciò accade senza che ce ne accorgiamo. Se ad esempio non ci fosse Annozero e non avessi visto l’ottimo servizio realizzato nel comune bresciano di Cologne, non mi sarei reso conto che nel bresciano ormai gli slogan leghisti assomigliano sempre di più a quelli nazisti. Non credo che arriveremo ai pogrom e ai campi di concentramento per musulmani, ma se dovesse capitare non potremmo dire che non ne avevamo avuto le avvisaglie.

26 Dicembre 2009

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