Ali

Da quando, in un giorno di Agosto del 1984, percorrendo i cerchi esterni della Torre di Pisa, avvertii una sensazione di forte disagio, le altezze mi provocano una certa ansia; trovarmi a ridosso di un precipizio, di uno strapiombo, mi trasmette una sensazione di paura, di ansia e di disagio. Eppure questo non ha mai allontanato da me lo strano fascino che quella situazione riveste. Sarà perché il vuoto rimane per me, come per molti di noi, l’unico elemento inesplorato, l’esperienza che all’uccello è permessa ed all’uomo è negata, ma il desiderio di allargare le braccia e librarsi nel cielo ha sempre albergato nei miei sogni notturni e qualche volta anche in quelli diurni. Di fronte all’altezza, ad un cielo limpido, ad un volo d’uccello non riesco a non provare invidia e a non sognare di potermi unire a quel volo.
Chissà se e come questo desiderio è collegato a quello di volare in senso psicologico, che si prova allorché ci si lancia in grandi imprese, in sfide a sé stessi ed agli altri, che siano sfide materiali o spiritulali. Quando poi quelle imprese riescono, quando si cavalca sul proprio successo, ci si sente come su una nuvola, come se sotto di noi il terreno non ci fosse, ma ci fosse solo aria, solo leggerezza, solo infinite distese da esplorare. Arriva sempre però il momento in cui si torna a terra, in cui si posano di nuovo i piedi e ci si ritrova di nuovo a camminare. Qualche volta l’impatto col terreno è dolorissisimo, qualche altra è lieve, ma in ogni caso, più in alto il volo ci aveva portato, più arduo è riprendere a camminare sulla terra e maggiore ansia ci assale di ritrovare presto i nembi con i quali avevamo giocato, di riportarci di nuovo in quota.
Il cielo però ci offre sempre e solo brevi voli, le ali ci sostengono solo per poco tempo e poi dobbiamo faticosamente riprendere a camminare. Più voliamo e più le nostre ali diventano forti e robuste ma anche goffe ed ingombranti e più ci sostengono nel volo, più ci intralciano nel cammino. Come scriveva Mishima in Ali: “Le ali non sono adatte a camminare sulla terra“. E allora spesse volte mi chiedo se non sarebbe meglio non averle le ali, se non sarebbe più comoda un’esistenza condotta senza mai staccare i piedi da terra. Comoda, sì, lo sarebbe, ma senza ali non si potrebbe volare nemmeno una volta e ci si perderebbe molto di quanto la vita sa offrirci…

20 Dicembre 2009

2 commenti a 'Ali'

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  1. Bruno afferma:

    Eh, le vertigini riflettono il desiderio di cadere, non la paura. Ma se vuoi liberarti, per lo meno parzialmente, delle vertigini l’unica è la desensibilizazione: siediti in piena sicurezza vicino ad un precipizio e rilassati, respira.
    Se ti prende la paura distogli lo sguardo dal vuoto e poi riprova, per tempi sempre più lunghi… Funziona, garantito.

  2. Coloregrano afferma:

    Bruno,
    in effetti ho provato un paio di volte, anche con buoni risultati, ma non ho avuto sufficiente costanza… :-)

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