L’altra Calciopoli

Ci sono state svariate evoluzioni nel processo su Calciopoli: la testimonianza dell’ex-guardalinee Babini che spiega che la differenza tra Moggi e Moratti era che Moggi veniva a trovarlo sia prima che dopo la partita mentre Moratti solo prima (come dire: almeno Moggi passava a ringraziare…), la testimonianza dell’ex-guardalinee Coppola che mette sotto accusa l’Inter per pressioni ricevute per favorirla, la condanna dell’ex-amministratore Giraudo nel troncone “abbreviato” del processo in oggetto. Non è però di questo che volevo parlare ma di un’altra Calciopoli , per scoprire la quale non servono intercettazioni o testimonianze perché è manifesta, davanti agli occhi di tutti: è quella differenza di trattamento che strutturalmente investe il calcio ricco e quello meno ricco, non per oscure trame intessute tramite telefonate, non per cene clandestine, non per vari “do ut des” sotterranei, ma per decisione presa in modo chiaro a manifesto.
L’unica squadra italiana ad essersi qualificata come prima tra le partecipanti alla Coppa dei Campioni è stata quest’anno la Fiorentina che però, unica a subire questo trattamento, non è stata mai trasmessa in diretta dalla RAI. La cosa ha scatenato dure polemiche da parte dell’ambiente viola nei confronti della rete televisiva nazionale. La stessa cosa si può ben dire di Sky che propone in anticipi e posticipi prevalentemente se non quasi esclusivamente incontri di Milan, Juventus e Inter. Questo ovviamente significa visibilità per gli sponsor ma anche visibilità per la squadra che diventa più appetibile da parte degli appassionati per quanto riguarda il merchandising ed una generale empatia che si trasforma in denaro. La stessa cosa vale naturalmente per tutti i notiziari sportivi che parlano prevalentemente se non quasi esclusivamente delle squadre maggiori. Per un network privato la cosa è comprensibile anche se questo contribuisce a rendere le squadre minori più deboli e quindi il Campionato meno incerto e avvincente, per una televisione che offra un servizio pubblico ritengo che una discriminazione sia del tutto fuoriluogo. C’è poi il tema dei diritti televisivi la cui ripartizione è diventata decisamente più equa dopo l’introduzione del Decreto Melandri ma è comunque tuttora diseguale e che comunque è stato aggiustato solo in base ad un intervento legislativo e non un’autonoma scelta della Lega Calcio.
Un tema molto popolare nel rapporto tra squadre maggiori e minori è quello degli arbitri: in genere lo si affronta accusando gli arbitri di essere tentati dal favorire le grandi squadre. Non sempre questo presunto orientamento è dimostrato dalle analisi fatte in merito, tuttavia è evidente che un errore commesso da un arbitro contro una squadra che goda di una forte copertura mediatica sarà molto più evidente e più penalizzante per la carriera di un arbitro che un errore compiuto in un contesto meno “visibile” al pubblico. Il fatto che la consapevolezza di questa realtà condizioni l’arbitro, in caso di dubbio, non è certo, ma è certamente ipotizzabile. C’è poi un fatto semplicissimo a riguardo degli arbitri che è tale da sempre ma che da sempre costituisce una differenza di trattamento tra squadre e squadre, ovvero il fatto che gli arbitri migliori siano designati per le partite delle squadre più forti: anche questo fatto crea una disparità tra squadra e squadra che hanno magari budget diversi ma che, per poter competere ad armi pari, dovrebbero essere messe nelle condizioni di avere pari trattamento.
In definitiva vi è un sistema che, senza incorrere nei fulmini della Commissione Inchieste, tende a favorire le squadre più grandi ed allargare il divario con le squadre piccole, cosa che rende il Campionato sempre più scontato, e diminuisce l’interesse per il calcio al di fuori delle piazze principali. Non credo che questo sia vantaggioso per il sistema calcio nel suo complesso e sarebbe auspicabile una gestione più illuminata della Lega Calcio, tesa a ristabilire equilibri che purtroppo si sono rotti.

14 Dicembre 2009

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