Mafioso o non mafioso?

Ho seguito, a dir la verità un po’ distrattamente, la puntata di Giovedì scorso di Annozero, tutta incentrata sullo stabilire quali reali elementi abbiano i giudici per stabilire se Berlusconi abbia concorso o meno alle sorti dell’organizzazione Cosa Nostra e può per questo essere legittimamente o meno definito mafioso. Ben altro esame, che quello possibile durante una trasmissione televisiva, dovrebbe esser fatto delle testimonianze e degli elementi processuali per potersi pronunciare con un giudizio che potrebbe essere comunque dubitativo e questo mi porta ad essere piuttosto freddo rispetto a queste trasmissioni pur di indubbia utilità e interesse. Questa volta però, durante il dibattito, l’avvocato difensore del Premier non era il solito folcloristico avvocato Ghedini ma il sottosegretario Alfredo Mantovano che con ben diversa efficacia e credibilità ha difeso Berlusconi.
Al di là del dibattito sulla colpevolezza di Berlusconi c’è però un problema di fondo che probabilmente sfugge a Mantovano, ed a molti come lui, e cioè che non si è mafioso solo quando si incontra la Mafia, si tratta con la Mafia, si compiono atti concreti a favore della Mafia: questo ha rilevanza penale e può portare un’incriminazione, ma essere mafioso non si riduce a questo. Per me, e  per molti credo, essere mafioso significa condividere un approccio, una dimensione culturale, che porta a pensare che è meglio non sapere, è meglio non chiedere, è meglio non aprire il proprio sguardo là dove quello che scoprirai potrebbe scoperchiare un vaso di Pandora, potrebbe sconvolgere le tue tranquillizzanti convinzioni.
Mentre la trasmissione si trascinava tra testimonianze, ricostruzioni e tentativi di smontare le accuse ad un certo punto Mantovano ha detto una cosa che ha attratto la mia attenzione e che mi ha fornito l’unico fatto certo della serata. La discussione aveva appena toccato il processo di Palermo contro Andreotti, quello che ha accertato i legami del sette volte Presidente del Consiglio con Cosa Nostra, quello che ha chiarito a quella parte del paese che non vuole mettere la testa sottoterra come uno struzzo che l’uomo politico più importante dei primi 50 anni di Repubblica operava con il consenso e sotto l’egida di Cosa Nostra. Ebbene, Mantovano ha affermato di considerare questo processo uno spreco di risorse della giustizia che si sarebbero potute utilizzare in modo ben più utile. Probabilmente è stato sì uno spreco per quelli che, nonostante quello che la sentenza ha messo nero su bianco, continuano a fare gli struzzi, a non voler guardare, continuano a tenersi una benda davanti agli occhi, a pensare che la Mafia, se esiste, siano quattro ragazzotti dalla pistola facile. Per chi abbia il coraggio di pretendere un paese migliore, non ci può essere nulla di più importante per la giustizia italiana che sapere che chi ha governato l’Italia tanto a lungo operava d’accordo con la Mafia.
In conclusione della serata ho ancora molti dubbi su cosa Dell’Utri abbia detto ai fratelli Graviano e se Berlusconi abbia fatto o no gli interessi di Cosa Nostra, non ho invece più dubbi sul fatto che il modo di ragionare di Alfredo Mantovano rientri in quella dimensione mentale che sono solito definire mafiosa. La cosa non ha certamente rilevanza penale e i tanti che in Italia la vedono come Mantovano lo voteranno ancora per chissà quanto, sospingendo l’Italia sempre più indietro. Tuttavia ho la certezza che l’Italia sarà un paese migliore quando quelli come Mantovano saranno nel posto più adatto a loro: un bel baretto dove giocando a tresette dal mattino alla sera possano fare meno danno possibile alla collettività.

13 Dicembre 2009

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs