A cosa serve andare in piazza?

Da qualche giorno su questo blog campeggia il logo della manifestazione di Sabato No-B day. A questo proposito si sente spesso in queste ore fare questa domanda. A che cosa serve andare in piazza Sabato?
Tra quelli che la fanno ci sono certamente gli appassionati del divano, quelli che non si smuoverebbero nemmeno se fossero certi che andare in piazza cambierebbe davvero le cose e che anzi sono infastiditi da chi va in piazza instillando sensi di colpa che rischiano di turbare il pisolino del Sabato pomeriggio. C’è però anche chi è legittimamente stufo di andare in piazza: sentirsi tanti, sentirsi forti, sentire di stare facendo qualcosa di importante, per il futuro del proprio paese, dei propri figli, tornare a casa e rendersi conto che il paese non se n’è nemmeno accorto. E’ dura, è dura sperarci ancora, sperare che andare in piazza non sia solo una passeggiata in centro.
Non posso dire di non condividere l’idea di molti che questo paese sia in uno stato di encefalogramma piatto. A questo proposito è esemplare il raffronto che vi invito a fare tra due sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani rilevati a distanza di circa un anno dallo stesso istituto di sondaggi: il primo ad Ottobre del 2008, il secondo nelle settimane scorse. Si direbbe che siano stati fatti a distanza di poche settimane: il PDL perde poco più di 2 punti percentuali, che vengono quasi completamente compensati dalla crescita della Lega e dal Polo dell’Autonomia, il PD guadagna appena lo 0,1% che è compensato da un calo dello 0,2% dell’Italia dei Valori. In sostanza in un anno l’opinione pubblica italiana non si è spostata di un palmo. Eppure si tratta di un anno in cui è successo di tutto: si è scatenata la più grande crisi economica dal ‘29 in avanti, con centinaia di migliaia di persone finite in cassa integrazione o rimaste senza lavoro, che altrove ha suscitato cataclismi politici; c’è stata l’elezione del primo Presidente di colore negli Stati Uniti; c’è stata la crisi del PD a Napoli, l’arresto del Presidente Del Turco, le dimissioni di Veltroni, la segreteria Franceschini, le primarie che hanno dato il successo a Bersani; c’è stata la privatizzazione dell’Alitalia, i tagli alla scuola e alle Università, la condanna de facto di Berlusconi per il processo Mills messa in congelatore dal Lodo Alfano, lo scandalo delle squillo a Palazzo Grazioli, le accuse di Mafia al Premier, lo scontro crescente tra Berlusconi e Fini, la condanna diffusa dell’opinione pubblica internazionale per gli attacchi di Berlusconi alla stampa.
Come ha reagito il paese a tutto ciò? Ha mandato al diavolo il PD scosso dalle sue divisioni, devastato dalle inchieste dopo essersi posto come paladino della questione morale? Ha sfiduciato il Premier Berlusconi, incapace di tenere assieme la sua maggioranza, privo di ogni scrupolo e rispetto per le regole sia nel pubblico che nel suo privato, impegnato solo ad evitare che i tanti scheletri nei suoi armadi facciano capolino? Si è stufato degli eterni no Di Pietro? Si è indignato delle sparate della Lega? Nulla di tutto questo: calma piatta nella testa degli italiani che non sembrano nemmeno esser stati sfiorati da questi avvenimenti che avrebbero sconvolto anche l’opinione pubblica intellettualmente più pigra.
C’è ancora quindi qualche speranza che miracolosamente qualcosa si muova, che qualcosa succeda in questo paese che lo risvegli dalla sua catalessi? Non lo so. Anch’io ho l’impressione di star praticando una sorta di accanimento terapeutico su un cadavere. Purtroppo però questo è il mio paese e ci sono troppo affezionato per posare a terra il defibrillatore e rassegnarmi a consegnarlo ad una cricca di malfattori. Perciò ci proverò ancora una volta, come tanti, tantissimi spero.

3 Dicembre 2009

2 commenti a 'A cosa serve andare in piazza?'

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  1. Andrea afferma:

    Secondo me non serve ad un cazzo. Se vado, vado per me, non per il paese.

  2. Coloregrano afferma:

    Cosa intendi con “vado per me”?

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