Il Rubicone del PD

La settimana scorsa Luciano Violante, vecchio personaggio politico riesumato recentemente da Bersani come responsabile delle riforme (quasi a voler a tutti i costi dare ragione a chi dice che il PD con Bersani è tornato indietro di dieci anni) si è esibito a Ballarò in un numero di alto equilibrismo per confermare, senza affermare, che l’orientamento all’interno del PD è di sdoganare il principio secondo il quale è accettabile che la classe politica crei dei meccanismi di autoprotezione dalle inchieste della magistratura, tesi che con altrettanto equilibrismo lo stesso Violante ha riproposto nella risposta apparsa su La Stampa ad un duro editoriale di Barbara Spinelli di qualche giorno prima. Ricordo per i meno attenti che Violante è colui che aveva candidamente ammesso in Parlamento un accordo di non aggressione con Berlusconi sulle questioni televisive ed imprenditoriali, ed è anche colui che nel pieno delle polemiche sulle inchieste di Napoli aveva affermato che in Italia i magistrati hanno troppo potere
A distanza di pochi giorni anche Enrico Letta si è pronunciato sul tema ammettendo il principio che Berlusconi non si limiti a difendersi “nel processo” ma anche “dal processo”. Molti hanno interpretato questa dichiarazione come una primo passo verso l’apertura del PD ad un intervento legislativo concordato a favore di Berlusconi per cancellare definitivamente la spada di Damocle delle sue malefatte passate ed archiviare l’epoca dello scontro con la magistratura. Sembra l’ideale continuazione di quanto espresso in un recente fondo di Galli della Loggia di cui avevo scritto poco tempo fa. Non ci tengo a ripetere quanto già scritto allora, ovvero che un paese che accetta nella sua totalità come un destino ineluttabile il fatto che il capo del Governo sia un malfattore è un paese senza speranza. Mi pare però interessante chiedersi perché un partito come il Partito Democratico, la maggior parte dei cui elettori non gradirebbe certo un colpo di spugna sui processi del Premier, sia tentato da una simile soluzione.
L’impressione che mi danno questi pareri è che riflettano un pensiero che ormai è pensiero unico nella destra e che raccoglie molti consensi anche nelle file del PD, ovvero che la corruzione politica è un dato connaturato alla struttura sociale del nostro paese e che quindi incaponirsi a combatterla sia una battaglia contro i mulini a vento. Di fronte alla prospettiva di portare un colpo decisivo alla possibilità di indagine della magistratura, magari mascherandosi dietro alla necessità di dare governabilità del paese, questa parte del PD si trova di fronte ad un ideale Rubicone. Varcando la riva di questo Rubicone il PD tornerebbe ad un modello politico da Prima Repubblica, ad una classe politica protetta dallo sguardo indiscreto dei cittadini, dal controllo di legalità della magistratura. Sarebbe probabilmente un ruolo di opposizione imperituro perché una buona parte degli elettori progressisti migrerebbero verso altri movimenti per chissà quanto tempo, ma sarebbe un’opposizione garantita da inchieste, processi e giudici troppo impiccioni.
Che dire? Forse hanno ragione loro, forse davvero stiamo combattendo contro i mulini a vento, forse quel paese che sogniamo non esiste e meglio sarebbe un governo corrotto ma stabile che una politica scossa periodicamente da inchieste e processi. Ma non avrei forse nemmeno creato mai questo blog se non fossi abituato a pensare ed a sognare un mondo migliore.

2 Dicembre 2009

Un solo commento. a 'Il Rubicone del PD'

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  1. armageddon afferma:

    Un passettino in più e ci siamo:che tornino le teste coronate,per puttanieri e canterini che siano!
    Almeno ci si potrebbe filosoficamente rassegnare:il mascalzone è lì,me lo sono ritrovato tra le balle per volontà divina.che posso farci?
    Ma pensare che un mediocruccio do palazzinaro mi prende a calci in culo per volontà dei miei simili ,analfabeti che esercitano la sovranità con una crocetta ,è quanto meno deprimente.
    “Grande è la confusione sotto il cielo,dunque la situazione è eccellente”.(Altro che manifestazioni femministe o contromanifestazioni “arcoriste”il cui tratto distintivo in fondo è:la do gratis a chi dico io o la do al miglior offerente).
    Ma dico io :cazzo,il 30%di quei giovani disoccupati che si grattano da mane a sera,ne avrebbero di tempo per leggiucchiare Mao!Macchè.Continueranno a bighellonare sotto i portici
    fino a quando potranno contare sulla pensione di mammà per farsi una canna.Ci vuole la fame vera per fare le rivoluzioni.L’aveva già scoperto Rita Pavone,ben prima di Tunisini ed Egiziani.

    Ma cazzarola,Mao non l’ha mai letto nessuno.

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