Guerra civile? Forse no

Oggi le principali fonti di informazione hanno riportato una dichiarazione del Presidente del Consiglio in cui si affermava che l’Italia si troverebbe sull’orlo di una guerra civile. Lasciando da parte ogni idea e giudizio personale sulla situazione attuale del nostro paese e del capo del suo governo, in astratto, laddove un capo di governo di un paese del ventunesimo secolo faccia un’affermazione di questo tipo, i casi che posso riuscire ad immaginare non sono più di tre. Il primo è che abbia perso completamente il lume della ragione; il secondo è che sia un personaggio irreponsabile e completamente privo di ogni scrupolo; il terzo è che abbia delle ragioni reali per ritenere che davvero ci sia chi sta oliando le armi per combattere questa guerra.
Nei primi due casi è evidente che ciò non sarebbe compatibile con un ruolo di alta carica istituzionale ma nemmeno di bidello di una scuola serale. Come potremmo però anche solo prendere in considerazione l’ipotesi che un paese come il nostro conceda ancora oggi una vasta fiducia ad un uomo siffatto? Mi concentrerei quindi sulla terza ipotesi. Chi sarebbe a scatenare questa guerra? Contro chi? Il riferimento alla magistratura sembra alludere ad una reazione violenta ad una sentenza o comunque ad un provvedimento giudiziario, immagino contro il Premier. Chi sarebbe a compiere questa azione? Parti dello Stato? Associazioni politiche? Corpi paramilitari? Nell’Italia apparentemente apatica del 2009 c’è davvero qualcuno con le armi in pugno pronto ad usarle contro chi toccherà Berlusconi? Che legami hanno costoro con Berlusconi e come fa a sapere che intenzioni hanno? Sono interrogativi che avrebbero potuto perfino sfiorare menti imparziali e non militanti come quella di Ferruccio De Bortoli (pur sempre così attento a non mettere con ciò alla berlina l’immagine dell’Italia all’estero) o altri giornalisti italiani tra quelli che si autodefiniscono “equidistanti”.
Mentre la mia mente, e forse quella di tanti altri, era scossa da questi interrogativi è arrivata la smentita, Berlusconi non avrebbe parlato di guerra civile, è stata un’incomprensione, un malinteso, chissà cosa aveva aveva detto invece: che l’Italia era sull’orlo di una guercia in barile, o di una serra in vinile. Chissà…
Sarà magari che a qualcuno nell’entourage del Premier è venuto il dubbio che le domande che mi ero fatto io se le stessero facendo anche molti altri in Italia? Sarebbe davvero una novità interessante. Farsi domande pareva passato di moda.

26 Novembre 2009

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