Il gioco dei numeri

Pochi giorni fa il Ministro della Giustizia Alfano è andato in Parlamento a raccontare che solo l’1% dei processi verrano cancellati dal ddl “salvaberlusconi” (alias processo breve).  Pochi giorni dopo l’ANM ha spiegato che nelle procure più sovraccariche i processi “a rischio” sono intorno al 50% e comunque anche nelle procure più efficienti si rischia la cancellazione del 10% dei processi. Oggi Alfano è ritornato sul tema precisando che l’1% era riferito all’insieme dei procedimenti penali comprese quindi le semplici inchieste non ancora approdate a rinvio a giudizio insieme con i processi in grado di giudizio diversi dal primo. Se ci si riferisce ai soli processi al primo grado di giudizio (a cui si applicherebbe la nuova legge), secondo il Guardasigilli, si arriva al 9% del totale che comincia ad essere più vicino al dato dell’ANM.
Va poi considerato che sembra che Alfano abbia conteggiato solo i processi che oggi sono già innegabilmente oltre i nuovi termini di prescrizione e che quindi sarebbero prescritti il giorno stesso in cui il ddl entri in vigore, mentre l’ANM invece ha stimato quali sono i processi attualmente in corso che hanno realistiche chance di non concludersi in futuro entro i nuovi stringentissimi tempi e quindi di vedere i propri reati prescritti, questo anche in considerazione dell’aggravio di lavoro legato ai molti casi in cui i processi includono reati che rientrano nel ddl ed altri che non vi rientrano, cosa che richiede lo sdoppiamento dei processi e l’attribuzione del troncone “sopravvissuto” ad un magistrato diverso da quello precedente. Visto che ad oggi non è previsto alcun piano per rendere più rapidi i processi è abbastanza chiaro che il dato fornito dall’ANM era realistico, mentre quello fornito da Alfano era del tutto inattendibile oltreché fuorviante.
Non pretendo che l’opinione pubblica conosca l’ammontare dei processi in corso e la loro durata, ma c’era una semplice considerazione di fondo che rendeva i dati del Ministero assolutamente incomprensibili al di là delle successive precisazioni: se davvero infatti in Italia i processi il cui primo grado di giudizio dura più di due anni fossero percentualmente così pochi, ne dovremmo concludere che chi sostiene che la giustizia italiana è lenta per non dire paralizzata ha semplicemente le traveggole.
Non c’era bisogno quindi di un esperto per concludere che i dati del Ministero erano del tutto fasulli. Troverei quindi incredibile che ci siano voluti 10 giorni perché il Ministro si sia reso conto dell’assoluta incoerenza interna dei dati e abbia ritenuto di dare almeno qualche spiegazione; lo troverei incredibile se non per il fatto che ho sentito da pochissimi fare le semplicissime considerazioni da me sopra esposte.
Non smette mai di sorprendermi l’infima considerazione che la nostra classe politica ha dei cittadini di questo paese. Non smetto però di essere assillato dal dubbio che abbiano perfettamente ragione loro.

30 Novembre 2009

Un solo commento. a 'Il gioco dei numeri'

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  1. Bruno afferma:

    Drammaticamente vero. Per anni abbiamo creduto che la televisione, gli spot, la disinformazione avessero pervertito una situazione sana, per scoprire ora, anni dopo, che il problema è ben più profondo e radicato. Mi viene in mente una frase di Mussolini: “Governare gli italiani non è facile o difficile. E’ inutile”.

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