Morte all’automobilista ebbro!

Me lo sentivo: prima o poi sarebbe successo. Il continuo accostare gli incidenti d’auto, spesso in modo arbitrario, ai guidatori in stato di ebbrezza, come se bastasse un bicchiere di vino a diventare un pirata della strada ha prodotto il risultato prevedibile: si è arrivati all’idea per cui un guidatore in stato di ebrezza è parificato ad un omicida e quindi punibile con la pena di morte. Lo dice un sondaggio del quotidano.net che indica nel 52% la percentuale di favorevoli alla pena di morte per i guidatori in stato di ebrezza: è un sondaggio on line e naturalmente non dice che il 52% degli italiani la pensa così, ma ci dice che ci sono almeno 600 persone che la pensano in questo modo ed io trovo questo semplice fatto di per sé già piuttosto allarmante. Premesso che io considero la pena di morte inaccettabile anche per i reati di omicidio più premeditati, violenti e gratuiti, mi pare aberrante considerare alla stregua di omicida chi beve un bicchiere di vino prima di mettersi al volante.
Come si è arrivati a ciò? Ci sono vari modi che un guidatore di un auto ha per aumentare la propria probabilità di incorrere in un incidente: andando troppo veloce, non avendo revisionato freni o gomme, facendosi distrarre dal telefonino, dal navigatore satellitare, dall’autoradio, da un litigio con un passeggero, o ancora mettendosi al volante stanco o assonnato. Come mai nell’immaginario collettivo queste sono solo avventatezze mentre guidare con modeste tracce di alcol nel sangue è un delitto?
Si potrebbe ipotizzare che la ragione sia la frequenza degli incidenti motivati da tali eventi, ma i dati smentiscono questa ipotesi: secondo le statistiche ISTAT poco più dell’1% degli incidenti sono motivati dallo stato di ebbrezza del conducente (nel 2007 erano 4246 casi su 300.662) più o meno quanti causati da auto parcheggiate in sosta irregolare. Enormemente più frequenti (il 15%) sono gli incidenti legati a distrazione del conducente così come (13%) quelli legati ad eccesso di velocità. Escluderei poi che ci sia una motivazione lobbistica in questo fenomeno, anzi forse i produttori di alcolici avrebbero tutto l’interesse ad orientare altrove l’attenzione.
Rimangono solo delle ragioni mediatiche. C’è l’incidente, c’è la vittima, c’è il mostro da gettare in prima pagina, non è chiara nella maggior parte dei casi la colpa: velocità eccessiva? Distrazione al volante? Colpo di sonno? Solo i lunghi tempi dell’inchiesta possono certificarlo. Invece la prova del palloncino in pochi minuti ti dice con certezza se l’automobilista è colpevole e allora delle migliaia di incidenti mortali prendo i pochi legati a stato di ebbrezza e sbatto il colpevole in prima pagina con effetto mediatico sicuro. Poco male se questo tende a sovrastimare l’impatto, poco importa se rende incallito assassino colui o colei che aveva bevuto un boccale di birra e che per tutt’altro motivo ha investito una persona, poco importa se porta a dislocare ovunque pattuglie mediche con il necessario per misurare il tasso alcolemico, quando probabilmente molto più efficaci sarebbero un po’ più di autovelox: la notizia è notizia e non si discute.
Intendiamoci bene: non voglio assolvere chi si mette al volante con tasso alcolemico superiore al consentito (uso questa espressione perché il mio concetto di stato di ebbrezza supera decisamente i tassi previsti). Esiste una regola e come ogni altra regola va rispettata. Voglio solo sottolineare che mi sento molto più avventato guidando a 160 all’ora in autostrada nella più totale sobrietà che a 120 all’ora dopo aver bevuto un quarto di vino e non ho motivo di sospettare di essere in errore. Il fatto che il sistema mediatico ci abbia portato ad un’errata concezione del problema, anche al di là delle aberrazioni come quella del sondaggio in questione, non può che essere considerato, come ogni distorsione della realtà, assolutamente negativo.

21 Novembre 2009

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