La dismissione del Politecnico (2)

Per il Politecnico di Torino le novità si succedono in questo periodo. Poche settimane fa era giunto l’annuncio del dimezzamento dell’Ateneo, già commentato su questo blog (secondo il piano, già approvato, al ”Poli” saranno dimezzate ore di lezioni e corsi di laurea). Negli ultimi giorni è arrivato invece, in tono piuttosto pomposo, l’annuncio della nascita del progetto “MITO” Politecnico, ovvero della progressiva fusione del Politecnico di Torino con quello di Milano.
Che la gran quantità di iniziative o istituzioni che negli anni hanno abbandonato Torino, spesso dirette a Milano, abbia creato alla fine nei torinesi una sorta di timor panico è vero, è però fondata l’ovvia osservazione che in tempi di tagli ai finanziamenti, di ridimensionamento del personale e dell’offerta formativa, il termine “fusione” non può suonare, come il Rettore Profumo vorrebbe invece lasciare ad intendere, come un’occasione per potenziare i due Atenei, ma piuttosto come il presagio di un ulteriore danno ai già ultravessati studenti universitari italiani ed alla già martoriata ricerca.
E’ difficile non pensare che uno dei primi passi sarà di domandarsi se valga la pena di tenere attivi in entrambi gli Atenei taluni corsi identici, magari seguiti da un numero ridotto di studenti, con la scontata conclusione di cancellare in uno dei due Politecnici il corso, invitandone gli studenti a raggiungere l’altro Politecnico attraverso la linea ad alta velocità che Profumo ci ricorda essere in fase di attivazione tra le due città. Quello che Profumo dimentica sono le tariffe ferroviarie dell’alta velocità, certamente al di fuori del portafoglio di uno studente ma anche di un ricercatore precario.
E’ difficile non temere che anche in questo caso l’esito sarà di rendere ancora più difficile il compito a chi voglia affrontare l’istruzione universitaria e abbassare quindi i livelli di scolarizzazione in Italia, già ben sotto alla media europea, nell’ambito di quel progetto strisciante di analfabetizzazione degli italiani che pare l’unico progetto, nel nostro disgraziato paese, a registrare un successo dopo l’altro.

19 Novembre 2009

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