Il mio muro di Berlino

In questi giorni di rievocazione ho provato a ripercorrere, nella memoria che ne ho io, gli eventi che hanno caratterizzato la caduta del muro di Berlino.
Avendo sempre diffidato di chi mi propone ideali, chiedendomi in cambio democrazia, ho sempre provato poca simpatia nei confronti del mondo comunista (quello vero, intendo). Anche per questo sono cresciuto nella convinzione che il blocco sovietico fosse una sorta di tappo alla storia che impediva al mondo di sviluppare tutte le sue energie ed il proprio sviluppo democratico, ed ero convinto che anche il nostro paese fosse cristallizzato dalla presenza dell’ambiguità del Partito Comunista, che teneva in piedi un consenso incondizionato ad una classe politica corrotta ma priva di un’alternativa credibile.
Così vissi la caduta del muro e gli eventi che si succedettero in quegli anni anche in Italia, dalla svolta della Bolognina a Tangentopoli, con tutto l’entusiasmo possibile. Non fui tempestivo come Sarkozy, ma passarono pochi mesi prima che anch’io visitassi Berlino, quando il muro era già ridotto ad un cumulo di calcinacci. Nell’estate del 1990 sentii il disorientamento di quel castello crollato a terra che era la DDR, vidi la stranezza di Berlino Ovest che sembrava una città appena uscita da una campana di vetro, fui colpito da entusiasmo e disillusione, da gioia e amarezza che si respiravano a momenti alterni nell’aria di lassù. Ricordo lo sbandamento dei sistemi politici disfattisi in pochi mesi, la scomparsa di ogni segno di presenza pubblica, ma anche la dignitosa serietà dei popoli che visitai. Tornai a casa con il purissimo entusiasmo di chi ha visto passare un pezzo di storia di fronte ai suoi occhi ed ha una radiosa visione del futuro nella sua testa.
Molti di quegli entusiasmi si scontrarono con la realtà degli anni che seguirono. Scoprii che nel mondo certe logiche di dominio coperte per decenni dalla difesa della democrazia si perpetuavano anche senza l’esistenza di una minaccia reale. Scoprii che in Italia, dopo breve lotta, un sistema politico corrotto come il precedente si stava insediando al potere, continuando, non a caso, ad agitare lo spettro di un comunismo che non esisteva più.
Il dubbio che il muro fosse caduto inutilmente mi ha sfiorato spesso in questi anni ma oggi, dopo un ventennio, devo dire che davvero quegli eventi furono essenziali e hanno lasciato un seme che oggi forse sta germogliando. Oggi che l’Europa, tutta l’Europa, compresa quella tra Ungheria e Polonia che visitai nell’estate del 90, è riunita sotto il Trattato di Lisbona, oggi che il Sudamerica è diventato un continente autonomo, indipendente e dominato dalla democrazia, oggi che gli Stati Uniti sembrano star superando logiche di dominio e paiono divenuti un attore con il quale si può discutere e dialogare. Forse oggi il muro sta davvero cadendo, stiamo davvero iniziando a vivere quell’era che speravamo stesse iniziando nel Novembre del 1989. Avrei preferito succedesse prima che sul mio capo cominciassero a dipingersi colori argentei ma l’importante è esserci arrivati.
Sto parlando ovviamente del resto del mondo: in Italia purtroppo invece non è cambiato quasi nulla: il muro è ancora lì a dividerci, a far risuonare toni sinistri, a perpetuare poteri incapaci e corrotti. Quando cadrà il nostro muro? Ci vorrà un altro ventennio? Spero proprio di no…

16 Novembre 2009

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