Il vicolo cieco

Domenica scorsa su Il Corriere è apparso un articolo di Ernesto Galli della Loggia che si intitolava “Se il paese finisce in un vicolo cieco” che ho trovato un ottimo spunto di riflessione. Il giorno dopo Vittorio Feltri, su Il Giornale, ha applaudito l’articolo sperando di poter iscrivere Galli della Loggia al partito anti-giudiziario ma ha in realtà preso lucciole per lanterne (strano eh, da un fine pensatore come lui…) non comprendendo quale fosse il significato ben più profondo e per certi versi più preoccupante del punto di vista illustrato sul Corriere. In sostanza Galli della Loggia non accusa la magistratura di persecuzione e si dissocia dal dogma dell’uso politico della giustizia, semplicemente afferma che siccome Berlusconi è il Capo del Governo e la sua popolarità è ancora estremamente elevata, che sia colpevole o innocente, il sistema Italia non può permettersi di processarlo, pena l’infilarsi in un vicolo cieco. Non si tratta affatto di una visione assurda o parziale: è evidente che è già oggi un grosso problema per la solidità del nostro sistema politico e sociale il fatto che ci sia una netta maggioranza degli italiani che si divide tra chi considera Berlusconi un santo e chi lo considera un malfattore. Un’eventuale condanna confermerebbe ai primi che il Premier è oggetto di una persecuzione, ai secondi che è un delinquente, allargando ulteriormente il baratro che c’è tra i due schieramenti. Galli della Loggia propone un’altra via, magari con la collaborazione del PD di Bersani, ovvero una soluzione che metta Berlusconi al riparo dai processi e quindi in grado di governare senza patemi, annullando la causa di scontro che più di ogni altra rende così aspro il confronto politico. Ho l’impressione che l’editorialista del Corriere ripercorra un pensiero diffuso anche in molti ambienti di sinistra.
La domanda che Galli della Loggia non si fa è: ma si può permettere un paese di “convivere” con i reati commessi dal capo del suo governo? Può un sistema sociale essere sano, essere robusto, quando accetta passivamente che il suo bastone di comando sia malato? Vi ricordate la celebre affermazione di Lunardi: “Si deve convivere con la Mafia”? Ho l’impressione che vi sia in quell’affermazione un sostanziale punto in comune con la visione di cui si parla: ovvero l’idea che sia meglio accettare di venir meno ai propri principi ma preservare l’armonia sociale. Non escludo che ci siano casi in cui un doloroso compromesso possa risolvere uno scontro ma temo che questo valga solo laddove quello che si finge di ignorare sia un episodio singolo ed estemporaneo. Quello che c’è dietro alle malefatte di Berlusconi è un sistema di cui il Premier è la punta dell’iceberg. Prova ne sia che anche il governo Prodi cadde per le inchieste giudiziarie sul Ministro Mastella, non dimentichiamoci del resto che negli ultimi mesi la giunta dell’Abruzzo e quella della Sicilia sono state decapitate da inchieste giudiziarie e sotto inchiesta sono numerosi altri assessori regionali di ogni colore, senza contare lo scabroso caso Marrazzo. Siamo sicuri che scopando sotto il tappeto la vicenda Berlusconi oggi, non ci ritroveremo a doverci scopare domani tutta quest’altra spazzatura? Siamo sicuri che ci sarà abbastanza spazio sotto il tappeto? Siamo sicuri che questo non alimenterà ulteriormente malversazioni e corruttele che sono già il cancro del nostro sistema politico ed economico?
Mentre noi ci facciamo queste domande l’istituto Transparency ha ulteriormente declassato l’Italia che è finita al sessantatreesimo posto nell’indice di percezione della corruzione 2009 (nell’edizione 2008 della classifica eravamo cinquantacinquesimi). Siamo stati scavalcati da paesi come la Lituania, la Polonia e perfino la Turchia, alla quale sdegnosamente neghiamo l’adesione all’UE. Ecco, se passasse il colpo di spugna che Galli della Loggia si augura, quante altre posizioni ci troveremmo a scalare verso il basso?

17 Novembre 2009

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