Condanna ed indulgenza

Qualche settimana fa viaggiavo nel tratto di Via Vanchiglia tra Corso San Maurizio e Piazza Vittorio, non lontano da dove giorni dopo un vigile sarebbe stato preso a cazzotti per aver fatto una multa. Per chi non conosce quella zona Via Vanchiglia è a senso unico ed ha due corsie, delle quali una riservata al tram. Mentre superavo il tram fermo mi accorgo che da sotto i portici di Piazza Vittorio è sbucata una Smart che ha tranquillamente infilato la via in direzione opposta alla mia. Freno per evitare lo scontro frontale e subito indico alla ragazza al volante che sta vaggiando contromano, ma questa dimostra di avere consciamente infilato la via contromano forse per evitare di fare il giro lungo, perché aveva visto un parcheggio o per chissà che altro. Rimango stupefatto, poi riesco a aggirare la Smart invadendo la corsia del tram e riparto, francamente un po’ scosso.
Passa qualche giorno e sono in auto vicino a casa mia a San Mauro in una viuzza che corre lungo la riva del Po e poi si immette sulla provinciale che costeggia il Po lato collina. All’immissione c’è un semaforo, uno di quei semafori che a chi viaggia sulla provinciale deve sembrare sempre una gran perdita di tempo. Io arrivo al semaforo dalla viuzza ed è verde, attraverso l’incrocio, svoltando a sinistra, ma nel frattempo c’è un signore in station wagon che più degli altri non vuole perdere tempo, supera la fila invadendo la corsia opposta per passare col rosso ma alt, ci sono io. “Ma come? Non c’è mai nessuno” - avrà pensato. Fortunatamente sto andando piano e c’è il tempo di frenare anche in questo caso, così io, il signore in Station Wagon, la sua compagna ed il bambino sul seggiolone, sul sedile posteriore, sono salvi.
Roba normale, che succede spesso. Infrazioni che giudichiamo minime, veniali. Se per caso ci fosse stato un vigile o una subdola telecamera, pronti a comminare una multa alla ragazza in Smart o al signore in Station Wagon, sicuramente i due avrebbero sentito ciò come un’ingiustizia, magari avrebbero protestato come i cittadini di Settimo Torinese l’anno scorso, probabilmente ricevendo la solidarietà di altri cittadini, stufi di questi comuni che “fanno le multe solo per fare cassa!!”
Poi leggo sui giornali di un tizio di Roma che ha fatto la stessa cosa del signore in station wagon: superare la fila e passare col rosso. Solo che stavolta dall’altra parte arrivava un motorino e questa volta non c’è stato il tempo di frenare. E due vite se ne sono andate. Per carità: il tizio è un cocainomane, ultrà con precendenti penali, probabilmente guidava in stato di ebbrezza e chissà quale altre cose terribili ancora scopriremo sul suo conto, sta di fatto che è diventato un mostro da buttare in prima pagina, che viene descritto come la quintessenza del male e per lui l’opinione pubblica chiede pene esemplari.
Siamo talmente allergici alle norme che ci ricordiamo del motivo per il quale esistono e per il quale andrebbero rispettate, solo quando le conseguenze nefaste che le norme dovrebbero scongiurare si verificano. E allora ecco che ci scopriamo senza vergogna inflessibili accusatori.
Forse se ogni tanto provassimo a guardare alle conseguenze di quello che facciamo, non solo a quelle più nefaste, ma anche a quelle più ovvie, ci ricorderemmo del motivo per cui esistono delle regole e perché ci sono persone che sono pagate per farle rispettare. Sono elementi di cultura civica basilari ma se né i genitori, né la scuola ce li hanno spiegati, come facciamo?

27 Maggio 2008

3 commenti a 'Condanna ed indulgenza'

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  1. cri afferma:

    Sono d’accordo con tutto ciò che hai detto riguardo agli atteggiamenti degli italiani al volante, ma mi dissocio a gran voce sull’ultima tua affermazione. Come fai ad essere così sicuro che i genitori e la scuola siano coloro che non ci hanno passato la cultura civica di base? E se non fossimo stati sufficientemente attenti? Se i figli prima e gli alunni poi sono quelli che scazzottano i vigili per una multa, vuoi forse accusare di questo solo mamme e maestre? Non vuoi pensare almeno che nelle classi ci sono state persone che hanno non solo sentito, ma soprattutto ascoltato un’adeguata educazione stradale e sono oggi, probabilmente, la più parte dei conducenti d’auto, mentre coloro che sono stati in fondo, solo a dir “presente” all’appello, siano gli stessi che oggi commettono quelle infrazioni di cui sopra? Per poter insegnare, come per coltivare i fiori, ci vuole sempre un terreno fertile, al contrario, non li vedrai fiorire nel deserto. Infine, non credi che quando ci si siede a condurre un’auto, si dovrebbe aver acquisito, insieme alla maggiore età, una sufficiente maturità personale e civica per cui la buona guida non sia più un evento legato esclusivamente alla Fortuna? Mah…

  2. Albi afferma:

    Cri, io penso che nessuno nasca con la cultura civica nel suo DNA. Se alcuni ce l’hanno e altri no ritengo sia perché i secondi, a differenza dei primi, non l’hanno appresa attraverso la spiegazione o l’esempio di altri. Certo, ci sono anche qui buoni scolari e cattivi scolari ma penso che anche la caratteristica di buono scolaro sia molto più acquisita che genetica e che quindi i buoni scolari vengano più facilmente da famiglie buone (che non necessariamente coincidono con le “buone famiglie”). Non voglio con questo deresponsabilizzare nessuno e mi dispiace se la mia ultima frase è stata letta in questo senso, vorrei invece ricordare quanto sia cruciale il ruolo che genitori o insegnanti hanno nel crescere una generazione di individui con senso e cultura civico, e quanto sia importante che famiglia e scuola collaborino in questo senso e non diano messaggi vaghi o difformi.

  3. cri afferma:

    Certamente la collaborazione scuola - famiglia è importante anzi fondamentale ed in questa credo moltissimo, ma in mezzo ci sta il bambino, l’alunno che è un essere unico ed originale, con una sua predisposizione genetica a diventare un buon cittadino oppure no. Ovviamente crescendolo in modo responsabile e formandolo in modo adeguato ci sono probabilità molto buone di “ottenere” un adulto che saprà riconoscere e perseguire i valori morali, non vaghi o difformi a cui è stato educato, quindi, probabilmente, eviterà di cadere in errori più o meno gravi o perlomeno prenderà autonomamente coscienza di essi; non dimentichiamo che la televisione, seguitissima e per taluni formativa, ad esempio, non offre facilmente una culla per crescere e coltivare valori, oppure lo fa sempre meno. E crescere e maturare diventa più difficile. Anche con buone basi.

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