Benvenuti in Europa

In questi giorni, dopo lunga sofferenza, si è finalmente completato l’iter di approvazione del Trattato di Lisbona. Il Trattato è indubbiamente un compromesso, ritenuto da molti insufficiente; altri invece lamentano il fatto che sia meno garantista per alcuni aspetti rispetto a molte Costituzioni nazionali, ma anche qui la necessità di trovare un compromesso tra i diversi testi costituzionali non poteva generare un testo troppo avanzato. In ogni caso qualche passo avanti si è fatto: intanto si sono abbandonati finalmente quei meccanismi di unanimità che hanno spesso bloccato la capacità decisionale delle istituzioni europee; inoltre per la prima volta l’Europa avrà un capo del governo stabile, riconosciuto come tale, ed un vero Ministro degli Esteri, colmando la lacuna storica evidenziata a suo tempo da Kissinger: “Quando voglio parlare con l’Europa non so mai bene che numero chiamare“.
Neanche a farlo apposta in questi stessi giorni la Corte Europea di Strasburgo ha accolto il ricorso di un cittadina italiana di origine finlandese che aveva contestato l’esibizione nelle scuole italiane dei crocifissi decretandone l’illiceità e scatenando in Italia furenti polemiche. La nostra classe politica ha quasi unanimemente preso le distanze dalla sentenza. Il solo Ferrero ha condiviso la decisione di Strasburgo, mentre perfino Vendola l’ha commentata con cautela. Apoteosi dell’acrobazia è stata quella del neoinsediato Bersani che ha chiarito il suo pensiero: “Il crocifisso è un’antica tradizione che non offende nessuno”. A me pare che sia offensivo nei confronti del crocifisso, e di chi crede in esso, liquidarlo come “antica tradizione”, ma questo fa parte di una classe politica che vuole intercettare le idee dei tanti non credenti che riconoscono nel cattolicesimo un senso identitario che hanno una gran paura di perdere. Inutile riferire le solite espressioni di cattivo gusto venute dagli esponenti della maggioranza di Berlusconi.
Quello però che è davvero curioso è la abissale differenza tra l’unanimità della classe politica ed i punti di vista piuttosto divisi dell’opinione pubblica, così come rappresentata dai sondaggi. Si va da Sky, che nei suoi sondaggi sul tema ci dice che i favorevoli alla sentenza risultino essere il 27%, fino al 55% dei favorevoli sul Corriere. Ovviamente i sondaggi online hanno un valore del tutto relativo ma credo che il punto sia, come spesso accade sui temi etici, che da un lato c’è un elettorato cattolico fortemente motivato e dall’altra un elettorato debolmente laico piuttosto agnostico e magari, come ricorda Bersani, anche un po’ restio ad abbandonare simboli tradizionali. Sostenere le tesi dei primi non offende i secondi e quindi è una linea sposata dalla parte più miope della nostra classe politica (ammesso che esista una parte non miope).
Quello di cui spesso non ci rendiamo conto è che entrare in Europa non è gratis, implica aprirsi a chi non conosce e non condivide quelle tradizioni, quelle consuetudini che da noi hanno progressivamente smesso il proprio significato originario per acquisirne uno legato all’abitudine ad un senso identitario che fatichiamo a trovare altrove.
In altri paesi non sono abituati ad uno Stato che promette nella propria Costituzione di essere equidistante dalle diverse religioni e poi mette dei simboli religiosi nelle scuole statali, non sono abituati ai politici che si ergono in pubblico ad integerrimi difensori della morale e poi nel privato si dedicano alla dissoluzione più sfrontata. Se vogliamo condividere con costoro istituzioni, giustizia, costituzione, dobbiamo accettare di ridiscutere le nostre abitudini, le nostre tradizioni e magari rivederle alla luce di valori comuni che dovremo trovare con i coinquilini della Casa Europa.
Chi ce lo fa fare? - si potrebbe chiedere qualcuno. Intanto la convenienza: il Governo italiano continua a farsi bello del sorpasso operato alla Gran Bretagna, ma se la nostra economia non è stata spazzata via dalla crisi come quelle dei paesi extra-Euro, tra i quali appunto la Gran Bretagna, non lo dobbiamo certo a Tremonti ma lo dobbiamo alla valuta europea tanto bistrattata nel passato. Al di la di ciò poi ci sono le trasformazioni di un mondo che sta riducendo le distanze e rendendo più labili i confini e che non ci aspetta nelle nostre esitazioni, nella nostra difficoltà di abbandonare ciò a cui eravamo abituati. In ogni parte del mondo si stanno formando strutture sovranazionali di crescente potere, se l’Europa si dovesse arrestare resterà un vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro e così resterà l’Italia se nell’Europa non si saprà integrare.
Da un lato quindi coloro i quali credono davvero in Dio dovranno accettare che quello in cui credono è diverso da quello in cui credono gli altri e se vogliono vivere con gli altri devono accontentarsi di tenere dentro di sè ciò in cui credono, cosa più che sufficiente se vi credono davvero. Quelli poi che non credono in Dio dovranno accettare il fatto che la storia ha la pessima abitudine di cancellare tradizioni e consuetudini, la sfortuna di questa generazione è semplicemente che oggi la storia è più veloce di ieri e ci rende più difficile adeguarci.

7 Novembre 2009

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