Ostaggi degli ultrà

L’attuale commissario tecnico della nazionale inglese, Fabio Capello, ha pronunciato giorni fa una dura requisitoria contro il calcio italiano colpevole, secondo l’ex-allenatore della Juventus, di farsi tenere in ostaggio dagli ultrà. Ovviamente le reazioni più indignate sono arrivate dai maggiorenti del governo del Calcio che hanno sfoderato le cifre del Ministero che dicono che negli ultimi anni le violenze dei tifosi sono diminuite. Va tenuto però in conto che quel risultato si è ottenuto impedendo ai tifosi le trasferte più pericolose, che è un po’ come limitare gli incidenti stradali chiudendo le autostrade.
Non so quindi se è vero che il calcio sia ostaggio degli ultrà in senso materiale ma lo è di certo in senso morale nella misura in cui presuppone che la violenza degli ultrà sia un elemento ineliminabile della nostra società, come gli idioti o il brutto tempo, e con cui quindi bisogna convivere limitando i danni. Nel momento in cui si accetta come fisiologico il fatto che gruppi di persone vadano in giro per l’Italia con insegne che incitano alla violenza, cantando cori contro tutto e tutti, lanciando bengala, sfasciando cassonetti, auto e qualche volta teste altrui, ci si rende ostaggi di costoro, perché ci si ritrova poi inevitabilmente a venirci a patti. Al di là delle speculazioni evidenti dietro ad uno strumento come la Tessera del Tifoso che pare avere l’unico scopo di affibbiare una carta di credito a chi non la vuole, è evidente che c’è l’idea distorta per la quale lo stadio è un luogo intrinsecamente pericoloso, in cui si scatenano energie misteriose e negative ed a cui solo una ristretta cerchia di persone possono guadagnarsi l’accesso. L’aver introdotto i tornelli, i controlli nominativi, la tessera del tifoso, l’aver militarizzato gli stadi,  equivale a legittimare come un dato di fatto la violenza al quale ci si propone semplicemente di porre un argine.
A livello europeo l’azione intrapresa è di tipo diverso, in linea con l’esperienza inglese: si punta su pesanti sanzioni verso i singoli tifosi violenti ma anche sulla riscoperta dello stadio come un terreno di ritrovo, di festa, di aggregazione per gruppi e famiglie e non come tetro luogo di violenza latente.
Nel 2016 l’Italia vorrebbe organizzare gli europei di Calcio ma pare che per raggiungere l’obiettivo dovremmo sbarazzarci di tutte quelle barriere che in questi anni abbiamo costruito per proteggere il calcio dai violenti, senza evidentemente capire che finché la violenza sarà latente dentro agli stadi non c’è barriera che ci possa proteggere, non c’è tessera che possa tenere separati i buoni dai cattivi. 
Anche qui come in molti altri campi andiamo in direzione opposta rispetto a quella europea, inizieremo un giorno a domandarci se davvero sono sempre tutti gli altri che sbagliano?

Nel frattempo un episodio significativo si è verificato all’Olimpico di Torino Sabato sera, per Juve-Napoli. Il Comitato di analisi per la sicurezza sulle manifestazioni sportive aveva previsto l’interdizione ai tifosi napoletani della trasferta e quindi il settore ospiti era stato destinato ai ragazzi delle scuole. I partenopei sono però riusciti, non si sa come, a rastrellare i biglietti della Tribuna Est primo anello e si sono così trovati a contatto con i tifosi della Juventus, pur i tifosi moderati della tribuna. Il risultato sono stati atti di violenza diversamente intepretati dalle due parti, ma che ci ricordano quanto inutili alla fine siano queste misure restrittive finché non avremo raggiunto quel minimo livello di civiltà sufficiente a esultare per la vittoria o inveire per la sconfitta senza sfogare, come animali, la propria adrenalina su qualcuno che semplicemente non condivide il tuo stato d’animo.

2 Novembre 2009

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