L’incubo

In questa folle settimana la Juventus ha riservato a chi, come il sottoscritto, palpita per lei un campionario di emozioni che vanno dalla punta massima di gioia, al più profondo sconforto in cui l’esito di un incontro di calcio può sprofondare l’appassionato. L’incontro di calcio più deprimente per il tifoso non è quello giocato male, non è quello perso in modo netto ed incontrovertibile, è quello che appare più il frutto di uno scherzo del destino, di un concorrere di troppi fattori sfavorevoli concomitanti, di un mistero che non si riesce a spiegare, di un grande disegno dal quale ci si sente purtroppo esclusi. Per questo le parole alla fine erano poche e gli squardi lunghi e tetri in una sofferenza che non si riusciva ad esprimere, in un’atmosfera irreale, come rinchiusa in un incubo.
L’incontro iniziava con una fuga di Giovinco che mulinava tutto solo verso De Sanctis, poteva essere l’occasione di dar già soddisfazione alla fame di calamari di Mourinho, ma Seba sprecava. La Juve si era presentata senza Momo stirato (toh, un infortunio!) e senza Amauri che rifiatava per la Coppa dei Campioni, ma lo schieramento era lo stesso di Mercoledì ed il gioco non era da meno, con Giovinco e Mauro German che si confermavano in grande condizione e Diego che sembrava essere ulteriormente cresciuto. La Juve senza Momo non dominava il centrocampo come Mercoledì, ma eravamo comunque noi a menare le danze in mezzo al campo. Il Napoli però non era la Sampdoria e fin dai primi minuti, ogni volta che gli azzurri riuscivano ad avanzare, la porta bianconera correva rischi enormi. In particolare sui calci piazzati il Napoli riusciva ad andare con facilità al tiro. Alla lunga il gioco di Madama però premiava e cominciavano i dolori anche per De Sanctis. Il dolore però era soprattutto quello di Camoranesi al quale Contini spaccava con una gomitata l’arcata sopraccigliare, il nostro era costretto ad abbandonare il campo e qui Ciro si trovava di fronte uno dei problemi di fondo dell’organico bianconero: l’assenza di alternative per Mauro. L’invenzione di Ferrara che inventava Tiago laterale è di quelle che fanno un po’ paura, ma la squadra non smetteva di giocare, anzi cresceva ancora. Non smetteva di giocare nemmeno Contini la cui gomitata non era stata punita in nessun modo dal generoso, per il momento, arbitro Damato. L’azione dei Nostri continuava fluida con un Diego sempre più calato nel cuore della squadra e giungeva al vantaggio grazie al collo di Trezeguet che si allungava in modo prodigioso su un cross di Zdenek.
C’era ansia di vittoria in tribuna e non si vedeva l’ora che giungesse il novantesimo che pareva più vicino, una volta constatato che il secondo tempo era ripreso come era finito il primo, con la Juve che dominava il centrocampo. Il Napoli tremava più volte e alla fine capitolava per un regalo del solito Contini che porgeva un pallone alla Formica in mezzo all’area.
“Adesso tocca al Maccabi” - si pensava già sugli spalti bianchieneri. A destra però Tiago rientrava poco e con poca efficacia e Grygera è lento già di suo: il risultato è che Datolo cominciava a fare danni da quel lato portando Hamsik a bucare una prima volta la porta di Gigi. La Juve reagiva bene e Trezeguet aveva una paralisi solo al momento di calciare, tutto solo soletto davanti a De Sanctis. Tuttavia ogni volta che il Napoli riusciva a trascinare un pallone dalle parti nella nostra area, la difesa si apriva come un ventaglio e la nostra porta diventava una vittima sacrificale: un pallone scordato dalla nostra difesa in mezzo all’area di rigore diventava un piatto ghiotto per Datolo che pareggiava. Ciro rischiava Amauri ed un 4-4-2 con Diego a destra per tentare di riacciuffare una vittoria che sarebbe stato letale buttar via. Giungeva invece il momento di Tiago che interveniva nella nostra area con l’agilità di un ippopotamo, fornendo ad Hamsik un perfetto assist per il 3 a 2. Negli ultimi minuti prendeva la scena l’arbitro Damato che inventava di sana pianta prima un’ammonizione a Chiellini e poi l’espulsione di Amauri, per due contrasti in mezzo all’area apparentemente fortuiti: provvedimenti che diventano paradossali se confrontati con la generosità con cui aveva giudicato Contini nel primo tempo.
La disperazione negli sguardi a fine partita diceva di un Campionato che è già fuggito su altre rotte e diceva di una squadra che non riesce a comprendersi, né a comprendere i suoi limiti. Ieri più che mai sono emerse le limitatezze di un organico che non sarà maturo per battersi per il titolo, fintanto che il suo allenatore dovrà inventarsi soluzioni nuove ogni volta che qualcuno si fa male. Ieri più che mai è emersa la poca attenzione che è stata posta al rinforzamento della difesa che l’anno scorso non aveva certo entusiasmato ed in particolare al ruolo di difensore di fascia destra che Grygera è all’altezza di interpretare solo quando è al meglio. Oggi più che mai ci si deve interrogare su quello che può e vuole fare la Juventus in questa stagione che rischia di essere l’ennesima annata di transizione.
Non crocifiggiamo però Ciro, lui alla squadra un gioco l’ha dato, non si può negare, e si è inventato continuamente soluzioni nuove per far fronte ad assenze ed imprevisti, ma errori come quelli che hanno portato al secondo e terzo gol sono solo imputabili ai giocatori in campo e tuttalpiù a chi li ha scelti, o a chi non si è attrezzato con un organico tale da far fronte agli infortuni che, secondo lo staff, continuano ad essere nella media europea.

1 Novembre 2009

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