Ventiquattro processi!

Così ripeteva il Ministro Angelino Alfano a proposito della presunta persecuzione giudiziaria a danno di Silvio Berlusconi durante la puntata di Ballarò della settimana passata (minuto 5:30 del filmato): “Ventiquattro processi!”, come a dire che un numero così alto di processi contro una stessa persona non può che essere spiegato con una persecuzione ordita da un unico regista occulto, anche considerando che magistrati e procure delle diverse inchieste sono spesso differenti.
So di ripercorrere quanto già fatto da altri, ma sono andato a recuperare gli elementi di questi presunti ventiquattro processi per capire se davvero si può parlare di persecuzione e quali elementi abbia, a parte il numero, il Guardasigilli per fare questa pesantissima asserzione.
Iniziamo col dire che il numero è errato. Probabilmente il Ministro o qualche suo collaboratore, fa confusione tra processi e inchieste. E’ vero che le inchieste su Berlusconi complessive sono state 24. Di questi però i processi celebrati o in corso contro il Premier sono in realtà solo 13; le altre 11 sono inchieste che in 10 casi sono state archiviate prima di arrivare ad un processo mentre nell’ultimo caso (l’inchiesta su Mediatrade) non si è ancora arrivati ad un rinvio a giudizio.
Per quanto riguarda i 13 processi va subito detto che il primo, quello sulla P2, si è celebrato prima della discesa in campo di Berlusconi. Qualcuno potrebbe obiettare che il fatto che 12 dei 13 processi siano stati istruiti dopo l’ingresso in politica sia significativo dell’aggressione politica nei confronti di Berlusconi, ma costui si dimenticherebbe come e quanto sono cambiate le cose nel funzionamento della giustizia italiana dal 1992 in poi e quanto inchieste sul mondo degli affari siano diventate all’ordine del giorno. E’ significativo ad esempio come destò più scandalo nel ‘92 l’arresto di un oscuro uomo dell’apparato socialista come Mario Chiesa di quanto non ne abbiano destato recentemente l’arresto del Presidente di sinistra della regione Abruzzo Del Turco o la condanna in primo grado per mafia del Presidente di destra della regione Sicilia Cuffaro. L’unico modo per decidere se davvero c’è stata persecuzione è esaminare come sono andate le cose in questi 12 processi, anzi 11, perché in realtà uno degli altri processi è quello di Telecinco che è stato celebrato in Spagna e di cui non può certo essere accusata la magistratura italiana.
Degli 11 processi restanti ricorderei che 4 hanno generato in realtà sentenze non di assoluzione nel merito, ma di “non doversi procedere”: tre di essi per prescrizione del reato, uno per intervenuta amnistia. Il più celebre è quello del Lodo Mondadori nel quale Berlusconi fu riconosciuto colpevole sì, ma di corruzione semplice e non corruzione in atti giudiziari come per il suo avvocato Previti, la qual cosa fu considerata una “scappatoia” per evitare la condanna, visto che in tal modo scattò la prescrizione per Berlusconi per il reato in oggetto. In tre gradi di giudizio fu comunque confermata la colpevolezza dell’imputato. Le altre due prescrizioni scattarono per il processo All Iberian 1 (cioè il troncone del processo riguardante il finanziamento illecito al PSI) e per il caso di falso in bilancio nell’ambito dell’acquisto da parte del Milan del calciatore Lentini dal Torino. Nel primo caso la prescrizione era scattata quando era in corso il processo di secondo grado, dopo che Berlusconi era stato condannato in primo grado; nel secondo caso la prescrizione scattò ancora in fase di primo grado in quanto la maggioranza guidata da Berlusconi stesso aveva, con la riforma del diritto societario, ridotto i termini di prescrizione per quel reato a soli 3 anni. L’intervenuta amnistia riguarda invece il processo per falso in bilancio legato all’acquisto dei terreni di Macherio. Per tale processo Berlusconi fu assolto solo per tre dei quattro capi di imputazione per il quarto, falso in bilancio, fu riconosciuto colpevole ma non fu condannato grazie all’amnistia del ‘92, essendo il reato stato commesso precedentemente a quella data.
Rimangono 7 processi da chiarire. In 2 casi l’assoluzione è stata motivata perché “il fatto non costituisce più reato”, questo a causa delle variazioni di legge legate alla riforma del diritto societario, introdotta da Berlusconi nel 2001 pochi mesi dopo essere andato al governo: trattasi del secondo troncone (quello del falso in bilancio) del processo All-Iberian, e del secondo troncone del processo SME (sempre falso in bilancio).
Le uniche tre assoluzioni nel merito sono state pronunciate: con formula dubitativa nel processo sui fondi neri di Medusa ed in quello sulla Guardia di Finanza, con formula piena sul solo primo troncone del processo SME. Possono quindi essere considerati questi processi persecutori? Lo escluderei visto che, nei primi due degli alti dirigenti Fininvest (Carlo Bernasconi, Salvatore Sciascia e Alfedo Zuccotti) sono stati condannati in via definitiva, mentre nel processo SME-1 il ben noto avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, è stato condannato in primo grado ed in appello, prima che la Cassazione spostasse a Perugia la competenza del processo annullandone la sentenza.
Gli ultimi due processi sono quelli in corso. Il primo è quello sui diritti televisivi che si appoggia sulle testimonianze di alcuni alti dirigenti Fininvest. L’altro processo è quello per la corruzione dell’avvocato inglese Mills, sospeso per gli addebiti a Berlusconi a causa del Lodo Alfano, ma continuato per Mills con due diversi gradi di giudizio che hanno confermato la tesi dell’accusa e quindi indirettamente la colpevolezza di Berlusconi.
Rimangono da esaminare le 11 inchieste. Una di queste, quella su traffico di droga è stata anch’essa istruita e archiviata ben prima che Berlusconi entrasse in politica. Due sono state fermate da variazioni “interessate” di legge che hanno portato alla scadenza anticipata dei termini di prescrizione  e quindi all’archiviazione delle inchieste sul Consolidato Fininvest e sui Bilanci Fininvest 1988-92. Quattro sono inchieste minori aperte per atto dovuto e poi rapidamente archiviate (corruzione dei senatori della maggioranza Prodi, voli di stato, diffamazione, stragi di mafia del 1992).  Due inchieste sono state istruite ed archiviate dalla Procura di Roma (tangenti pay tv e spartizione pubblicitaria). Vi è poi ancora un’inchiesta istruita a Palermo per concorso in associazione a delinquere di stampo mafioso, non del tutto visionaria visto che in quell’ambito il fido Marcello Dell’Utri è stato condannato a 9 anni di reclusione. Infine vi è l’inchiesta ancora in corso su Mediatrade per la quale sapremo a breve se vi sarà rinvio a giudizio.
In definitiva non vi è un caso che sia uno in cui si possa dire che l’impianto processuale fosse fittizio, pretestuoso o sproporzionato e nel quale si possa quindi ipotizzare un intento persecutorio. Davvero un po’ poco per giustificare che un Ministro della Giustizia si pronunci in modo così categorico.
Ventiquattro inchieste sono sì molte, ma purtroppo appaiono tutte del tutto motivate. Quello di Alfano diventa quindi un terribile autogol, perché il numero esorbitante diventa, non già un atto d’accusa per la magistratura, ma piuttosto un atto d’accusa per la politica e per il paese tutto che sceglie un personaggio simile per farsi rappresentare.

5 Novembre 2009

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