Il caso Travaglio

Come non parlare del giornalista torinese divenuto improvvisamente il nemico pubblico numero uno della classe politica e del suo codazzo bipartisan?

Devo dire che non amo particolarmente Travaglio. Non mi piace la sua tendenza a confondere il sospetto con la colpa o l’ipotesi con la certezza. Dovere di un giornalista è accertare nel modo più chiaro e approfondito la realtà delle cose e presentarla in modo altrettanto chiaro all’opinione pubblica, senza allusioni, senza mescolare verità e ipotesi.

Tuttavia faccio fatica a vedere in questo atteggiamento il problema di fondo, ho piuttosto l’impressione che il problema sia che in Italia il servizio pubblico radiotelevisivo è considerato la casa della classe politica e non è elegante parlare male di chi ti ha invitato a casa sua. Non a caso vediamo politici che stilano pagelle delle trasmissioni televisive. La polemica avviata da D’Avanzo su Repubblica mi fa pensare che questo recinto informativo è, in qualche modo, riconosciuto in modo “bipartisan” e la cosa mi preoccupa alquanto. Sono lieto che ci sia chi, come Barbara Spinelli, ancora difende il diritto del giornalismo di mettere il dito nella piaga della politica e di farlo anche in luoghi come la RAI che, proprio in quanto pubblici, non sono affatto proprietà privata del governo o della classe politica tutta ma dei cittadini, e quindi nei quali i cittadini, ancor più che altrove, esercitino il diritto ad essere informati senza censure, e senza distinguo.

21 Maggio 2008

2 commenti a 'Il caso Travaglio'

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  1. cri afferma:

    Devo spendere due righe su Travaglio che non mi dispiace affatto. Quel tipo di informazione è ciò che avviene normalmente in uno Stato in cui non si perdono di vista i diritti dei cittadini tutti, sanciti peraltro dalla Costituzione. Nella nostra Italia, ultimamente, le fazioni politiche fanno quadrato quando si affrontano temi o vengono mosse critiche o si citano fatti accaduti che possono mettere in cattiva luce gli elementi della Casta. Mi viene da definirla “protezione bipartisan”. E me ne dissocio poichè l’onestà dell’informazione è ciò che cerco nell’informazione.

  2. andrea afferma:

    Se non vivessimo in non-luogo, il presidente del Senato si vergognerebbe di sostenere “in trasmissione non c’era il contraddittorio” con un giornalista che per 5 anni è stato censurato dalla tv (pubblica e privata) per ordine del capo del suo partito e ci sarebbe “il caso Schifani” per le sue amicizie pericolose e non “il caso Travaglio” che le ha rese pubbliche.

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