Due mega per (quasi) tutti

Nella sarabanda degli annunci che ogni giorno il governo ci propone qualche giorno fa è arrivato anche quello che preannuncia la battaglia contro il divario digitale. Per chi non abbia voglia di seguire il link e non sappia cos’è il divario digitale (o digital divide) dirò che in breve è quella barriera culturale e materiale che si crea tra coloro che per i motivi più diversi hanno accesso o meno alla Rete. E’ una barriera costituita dal diverso livello di accesso ad informazioni, servizi, divertimento, che si crea tra chi è connesso e chi no. Io leggo i giornali online, i blog, wikipedia e tu no. Io faccio i pagamenti online, chiedo i certificati online, faccio denuncia online e tu no. Io guardo la televisione via Internet, gioco via Internet, chiacchiero via Internet e tu no.
L’intento apparente di Brunetta è naturalmente lodevolissimo: il divario digitale rischia di essere davvero una fonte enorme di disgregazione sociale e in parte lo è già oggi: non a caso molti paesi più o meno sviluppati si stanno impegnando in questo senso. Purtroppo però i troppi bluff del governo, e di Brunetta in particolare, rendono un po’ scettici riguardo a simili annunci e mi hanno indotto ad approfondire cosa ci sia dietro all’annuncio. Intanto chiariamo di cosa si parla: 2 Mega per tutti significa portare davvero un bocchettone da 2 Mega nelle case di tutti gli italiani o si sta parlando della media del pollo per cui ci sarà uno che va a 4 Mega e l’altro che sta senza? La domanda non è irrilevante, anzi è fondamentale perché il problema non è tanto migliorare la cablatura delle grandi città (che comunque richiederebbe investimenti ingenti) ma portare Internet anche dove non c’è, ovvero in provincia, se non addirittura nelle località di montagna. Ovviamente al diminuire della densità abitativa e quindi di potenziali clienti, aumenta il costo della cablatura, che è il motivo per il quale, senza l’intervento pubblico, le zone periferiche non saranno mai raggiunte.
Brunetta aggiunge tempistiche e costi che già fanno subodorare che non sappia di cosa sta parlando: secondo il Ministro raggiungeremo l’obiettivo entro l’anno prossimo (fine 2010) ed ad un costo di 800 milioni. Se è vero che ci sono dai dieci ai venti milioni di persone che non hanno la banda larga, cablare tutte queste persone in un anno è più o meno come fare il ponte sullo stretto di Messina in tre mesi; pensare poi di fare tutto ciò ad un costo di meno di 80 Euro a persona è semplicemente una stupidaggine. Sarei poi curioso di sapere (vedi l’iniziativa di Anti-Digital Divide) quanti sono i tanti (io sono uno di quelli) che hanno la ADSL sì, ma solo a 640K e che per raggiungere i 2 Mega avrebbero bisogno di un ulteriore finanziamento necessario alla realizzazione di nuovi Central Office. Sempre per i profani, i Central Office sono centraline dalle quali si diparte il doppino che va a casa del cliente, se il doppino è più lungo di 5 km la banda massima disponibile non può andar oltre ai 640K.
C’è poi un piccolo problema: ovvero trovare gli 800 milioni. Questa somma era in realtà la prima tranche del cosiddetto Piano Romani, il progetto di espansione della larga banda. che però si sviluppava su un arco di tre anni e sarebbe dovuto costare complessivamente 1 miliardo e 470 milioni. Al momento però i soldi non ci sono perché parrebbe siano subentrate altre priorità ed è quindi dubbio che il Piano stesso partirà, tenendo ben presente che comunque, anche se partisse, gli obiettivi non possono essere e non saranno quelli millantati da Brunetta.
Ovviamente nessuno gli chiederà mai conto di ciò e la politica degli annunci continuerà a navigare felice.

22 Ottobre 2009

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