Una quadra per il rombo

All’atto della definizione estiva dell’assetto che la Juve si sarebbe data, gli intendimenti di Ciro Ferrara erano stati abbastanza chiari. Diego avrebbe giocato dietro le due punte con due centrocampisti laterali a fianco e Melo alle sue spalle. Il problema era però che la Juve a sinistra non avrebbe più avuto Nedved e a destra avrebbe avuto un Camoranesi senza più alternative (data la partenza di Marchionni). Gli altri centrocampisti dell’organico avevano altre caratteristiche che li rendevano più adatti ad un ruolo di centrocampisti centrali di presidio alla difesa, che a quello di propulsori sulle fasce. In questo schieramento e con questi uomini diventava più decisivo il contributo alla manovra dei difensori laterali e se a sinistra l’arrivo di Grosso ha colmato un vuoto, la debolezza della fascia destra, fragile fisicamente in Zebina e timida ed impacciata in Grygera, è rimasta un punto irrisolto: questo rappresentava già allora un’incognita pesante sul futuro della Juve anche se molti speravano che la cosa sarebbe stata coperta dalle magie dei brasiliani. Ora che un paio di mesi di campionato hanno rappresentato un buon collaudo sul campo, il dubbio che ci fossero delle falle nel progetto Ferrara sta diventando certezza ed il pomeriggio di Sabato lo ha purtroppo confermato.
La partenza era da suicidio. Dopo una manciata di giri d’orologio un buco da rimaner basiti tra Grygera e Cannavaro portava Vargas dritto dritto a violare la porta biancaenera. La Squadra reagiva vigorosamente, Melo e Diego cominciavano a predicare gioco e Grosso finalmente trovava sulla fascia sinistra quello spazio che lo rendesse decisivo. Perfino Poulsen pareva meno impacciato e lento del solito e la Fiorentina passava un brutto quarto d’ora. Era più o meno proprio un quarto d’ora, nel quale la porta viola tremava ripetutamente come una barchetta in mezzo alla tempesta, quello che ci bastava per recuperare il pareggio grazie ad un gol di Amauri che interrompeva un lunghissimo digiuno, segnando un gol che peraltro avrei fatto anch’io. C’era più di un’ora per portare a casa il successo e la vittoria sembrava a portata di mano, ma la furia dei Nostri finiva qua ed iniziava quella che sarebbe stata un’ora di gioco lento e appiccicoso. La Fiorentina iniziava a limitare le sgroppate di Grosso e sulla fascia destra la Juve non sapeva offrire alternative. Momo al primo incontro dopo l’infortunio era ancora legnoso, ma ho l’impressione che anche nella sua migliore espressione avrebbe avuto difficoltà a giocare in un ruolo che non è nelle sue corde. Diego roteava in giro per il campo cercando con il massimo impegno una sua posizione dalla quale essere utile alla squadra, ma non la trovava quasi mai. Melo non riusciva a distribuire gioco, infastidito dal pressing a tutto campo fiorentino. La Juve tornava a gonfiare le vele ad inizio ripresa ma per mettere in difficoltà gli avversari gli era necessario tenere un ritmo elevatissimo e spesso scoprirsi, con il rischio di controffensive letali degli avversari.
Dopo un lungo trascinarsi si arrivava al finale nel quale Gilardino sciupava un gol fatto. Finiva 1 a 1 e non c’era proprio nulla di cui lamentarsi. L’uscita tra i fischi assordanti era significativo del malessere della squadra.
Che ci sia un problema di messa in campo della squadra è evidente ed i continui aggiustamenti tattici di Ferrara ne sono la prova. Adesso si parla di un 4-2-3-1 che presuppone evidentemente attorno all’unica punta due ali alte (Camoranesi e Giovinco?) e due pilastri di centrocampo (Momo e Melo?). L’idea può funzionare ma il fatto che si facciano esperimenti a fine Ottobre non è molto rassicurante sul livello di organizzazione della struttura tecnica di Madama.
Mi si permetta un’ultima considerazione. Pavel, oh quanto ci manchi…

20 Ottobre 2009

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