I nuovi fasci di combattimento

Nel periodo che in Italia segui la prima guerra mondiale si formarono quelle squadre paramilitari che erano chiamate i Fasci di Combattimento, che diventarono poi il braccio armato del nascente Partito Fascista. Non erano terroristi né assassini, erano semplici picchiatori, qualche volta esageravano e ci scappava il morto, ma essenzialmente lo scopo era quello di intimidire più che di eliminare. Valendosi della complicità di una parte del paese (segnalo quest’interessante articolo su la vicenda de Il Corriere della Sera) andavano in giro a terrorizzare tutti quelli che si opponevano ai loro disegni: prima toccò ai socialisti, poi ai repubblicani, poi ai popolari, poi ai liberali. Con un gioco di alleanze mobili che fece perno sull’antisocialismo, sull’anti-clericalismo. In generale, basandosi sulla convinzione che l’opinione pubblica aveva che la violenza fosse giustificata quando colpiva quelli a cui ci si opponeva, i fascisti trasformarono la violenza in sistema istituzionale fino alla sostanziale pacificazione, che si ottenne solo quando il potere fu conquistato in modo assoluto e ogni opposizione eliminata.
Chi sono nell’Italia di oggi gli eredi di costoro, dov’è il manganello moderno, l’olio di ricino del 2000? Non sono le camicie verdi, né le ronde, né la Guardia Nazionale dell’ex-agente dei Servizi Gaetano Saya. La società contemporanea non è quella degli anni ‘20, la violenza è mal sopportata anche a destra ed un’escalation di questo tipo mal si tollererebbe. C’è una valida alternativa all’aggressione fisica che fa altrettanto male e lascia meno tracce: l’aggressione mediatica.
Così ormai sta divenendo prassi da parte del sistema mediatico filogovernativo, una volta individuati i nemici da colpire, assestare il colpo senza nessun riguardo all’autenticità di quanto si riferisce. In qualche caso ci si può appigliare a qualche ombra del passato, laddove non ci sono le si inventa come nel caso di Corrado Augias, colpevole solo di essere un giornalista di Repubblica. Laddove non si trovi proprio nessun elemento ci si limita, come nel caso del giudice della sentenza CIR-Mondadori, a molestare l’interessato con telecamere appostate nei luoghi della sua vita quotidiana. L’importante è che passi la voglia a costoro di infastidire il potere, di fare il proprio dovere in un paese in cui fare il proprio dovere è ormai il peggiore delle colpe, di mettere il naso dove non devono, di non essere miti ed ossequienti come dovrebbero, che era anche lo scopo del tradizionale olio di ricino.
In queste ore sta montando l’indignazione per l’aggressione al giudice Mesiano ma il mio timore è che, come in tante altre occasioni, la minoranza degli indignati diventi sempre più minoranza, e la maggioranza silenziosa sia sempre più silenziosa, esattamente come accadde negli anni ‘20.

18 Ottobre 2009

2 commenti a 'I nuovi fasci di combattimento'

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  1. Lucio afferma:

    La penso assolutamente allo stesso modo. Solo una piccola precisazione: a mio avviso il “pestaggio” - oggi come allora - ha lo scopo non solo di scoraggiare chi lo subisce, ma serve anche da monito a chi non sia (ancora) mite ed ossequiente come dovrebbe.

  2. Coloregrano afferma:

    Perfettamente d’accordo. Basti vedere con quanta circospezione si muova il direttore de “Il Corriere della Sera” De Bortoli, onde evitare nuovi editti governativi come quello che si abbattè sul suo predecessore.
    Colpirne uno per educarne cento è un detto sempre attuale.

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