Bentornate province

I lavori parlamentari di ieri si sono caratterizzati soprattutto per la bocciatura della legge sull’omofobia. Con tutte le riserve che si possono sollevare sulla proposta di legge, il fatto che una classe politica ferma al medio evo come quella che domina tra gli scranni di Montecitorio approvasse una norma che cerca di difendere un principio, la non discriminazione su base sessuale, introdotto dalla civiltà moderna, sarebbe stato sorprendente in effetti….
Nella stessa giornata però è tramontato un progetto che ben altro risalto aveva avuto nei programmi della maggioranza di governo. Si tratta dell’abolizione delle province che ai tempi della campagna elettorale parevano ormai delle vittime predestinate, prossime ad essere sacrificate sull’altare della riduzione dei costi della politica qualunque degli schieramenti avesse vinto nell’Aprile dell’anno scorso. Le elezioni poi le ha vinte, come sapete, la coalizione di Berlusconi e si è iniziato il triste conto delle poltrone che sarebbero andate perdute se la promessa fatta da Berlusconi a più riprese in campagna elettorale fosse stata mantenuta. Soprattutto la Lega paventava la perdita di alcuni prestigiosi feudi nei quali gode oggi di maggioranze bulgare e iniziava una lunga manfrina a base di complicate circonlocuzioni che suonano come “E’ vero che lo avevamo promesso ma in realtà poi ci abbiamo ripensato”.
L’ultimo atto di questa squallida vicenda si è avuto ieri con la sospensione definitiva della discussione sulla legge di riforma costituzionale tendente ad abolire le province con la scusa che il Governo ha a piano una riforma della Carta delle Autonomie Locali e quindi meglio rinviare che non si sa mai… In genere è buona norma prima modificare la Carta Costituzionale e poi si introdurre leggi attuative, e non il contrario, ma per non riformare un sistema che dà denaro e prebende ogni scusa è buona.
Ahimè, quando si ha una classe politica statica, che mette radici nei propri posti di potere, che crea rapporti consolidati di reciproco sostegno personale che cristallizzano tutta la struttura di comando, l’ovvia conseguenza è che qualunque cambiamento è poi impossibile, sia delle persone che delle strutture. Fintanto che l’elettorato continuerà ad eleggere sempre gli stessi purtroppo è difficile uscire da questo circolo vizioso nel quale Lega e PdL hanno semplicemente preso il posto che era della Democrazia Cristiana.
A proposito: nel frattempo è nata un’altra candidatura a provincia: la Valcamonica. Se ne sentiva proprio la mancanza…

15 Ottobre 2009

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