La debolezza dei fatti

La vicenda di Cannavaro e del suo cosiddetto caso di doping è una di quelle che ci raccontano soprattutto quanto sia difficile limitarsi nel mondo della comunicazione attuale ai fatti ed eventualmente ad una riflessione sui fatti, senza indugiare a raccontarsi storie fantasiose o inventate, al solo scopo di trovare spazio tra i mille messaggi e stimoli che ci rimbalzano addosso ogni giorno.
Come spesso accade il palcoscenico calcistico, caratterizzato com’è dall’ingenuità dei suoi spettatori, è un punto di vista preferenziale per osservare le contraddizioni che in realtà sono di tutto il mondo della comunicazione.
Per chi non conosca i fatti dirò che qualche giorno fa i notiziari sportivi si sono riempiti del volto di Fabio Cannavaro, difensore della Juventus e della Nazionale, associandolo al termine doping. Che cosa era successo? Quello che appare certo è che la Juventus alla vigilia di Roma-Juventus dell’Agosto scorso inviò alla Federazione una richiesta di esenzione per il giocatore, richiesta legata all’assunzione, avvenuta pochi giorni prima della gara, di un farmaco a base di cortisone per scongiurare, secondo la versione dei fatti fornita, una reazione allergica alla puntura di un insetto (vespa o ape a seconda delle versioni). Laddove infatti sia necessaria ad un giocatore l’assunzione di un farmaco che contenga sostanze, come i cortisonici, non consentite dalle norme anti-doping le società di calcio hanno facoltà di comunicare la cosa alla Federazione (esattamente al Comitato per l’esenzione ai fini terapeutici) affinché il giocatore e quindi la società non incorrano in sanzioni. Ovviamente vi deve essere un parere medico che lo testimonia. Dopo la partita con la Roma Cannavaro venne sottoposto ad esame anti-doping al quale risultò ovviamente positivo. Successivamente la Federazione inviò alla Juventus la richiesta di un certificato medico che non era stato incluso nella richiesta di esenzione. La Juventus non rispose benché risulti che la richiesta, inviata con raccomandata con ricevuta di ritorno, sia stata regolarmente ritirata. Sta di fatto che alla fine la Federazione ha deciso di aprire un’inchiesta. Che può essere successo? La Juve spiega la cosa con un semplice disguido, più o meno quello con cui spiego spesso al mio amministratore il ritardo nel pagare le spese condominiali, cioè si sarebbero persi la lettera. Chiunque abbia mai avuto a che fare con l’ufficio arrivi di una qualunque società non può stupirsi che ci si perda una lettera, ma i più sospettosi hanno subito avanzato dubbi e riserve. Proverei ad analizzare questi dubbi.
Ipotizziamo che non sia vero che la lettera sia sfuggita e che davvero qualcuno abbia aperto la lettera e notificato allo staff medico della richiesta della Federazione: non credo che nessuno dotato di intelletto possa pensare che ci sia un motivo ragionevole per cui lo staff medico juventino, che aveva inviato regolarmente la richiesta di esenzione, abbia poi dei problemi a emettere un certificato che attesti la necessità del trattamento farmacologico.
Ipotizziamo poi che invece la puntura di insetto sia una messa in scena per mascherare l’assunzione di doping da parte di Cannavaro, tutto è possibile ma che elementi abbiamo per sostenere questa ipotesi? Apparentemente nessuno. Né è improbabile essere punto da un insetto, né è improbabile essere allergico. Certo, se si scoprisse che le richieste di esenzioni arrivano copiose tutte le settimane allora si potrebbe cominciare a dubitare ma non ho letto da nessuna parte un’inchiesta in tal senso. Sicuramente tutto ciò nulla ha a che vedere con il caso specifico in questione, la cui unica peculiarità è il mancato invio del certificato, ovvero una semplice e pura negligenza dello staff della Juve. Perché allora questa vicenda ha avuto tanta risonanza? Forse perché Cannavaro era già stato al centro di una polemica legata ad un video risalente ai tempi in cui giocava al Parma? Forse perché la Juve è stata coinvolta in un celebre processo legato a doping ed abuso di farmaci? Forse perché la squadra torinese, anche nella gestione post-Calciopoli, continua ad essere molto più forte sul campo che sui media?
Quello che questa vicenda mi suggerisce è l’assoluta incongruenza che domina spesso la comunicazione attuale, sempre morbosamente attratta dal sensazionalismo, dalla notizia che attragga l’occhio di chi dà uno sguardo al giornale o al sito, piuttosto che ai contenuti, fino al paradosso di una notizia bomba che di contenuti non ne ha proprio come su un qualsiasi rotocalco rosa. Riflettendoci, l’esperienza per la quale ti fai attrarre, navigando sul sito di un giornale on-line, da una notizia che si rivela di contenuto pari a zero è davvero sempre più frequente. La colpa però è nostra, del nostro bisogno di notizie “easy-listening”, che possiamo consumare in pochissimo tempo, che possibilmente ci confermino ciò che già sappiamo perché cambiare idea costa un sacco di tempo e formarsi un’idea ancora di più. Questo indebolisce drammaticamente la nostra capacità di analizzare le notizie ed estrarne i reali contenuti, quello che un tempo si definivano i fatti, che sempre più sono solo degli orpelli facoltativi al baluginare della notizia.

14 Ottobre 2009

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