Videocracy

Devo dire che la proposta di andare a vedere Videocracy è nata in me più che altro per lo spirito di contraddizione che mi anima ogni volta che la politica si mobilita contro elementi considerati devianti come la pellicola in questione. Mi aspettavo il consueto riassunto delle vicende che hanno portato Berlusconi al possesso del nostro Paese: la Edilnord, Mangano, la P2 e così via… Ho scoperto in realtà che Berlusconi nel film è solo un’icona e il tema di fondo è quella cultura dell’apparire, dell’esibizione di sé, dell’esserci in quanto presente in televisione, che è solo uno dei mezzi attraverso il quale è stata compiuta la conquista. Nel film non c’era nessun contenuto politico ed il fatto che la censura della RAI sia caduta esclusivamente per il profilo ideologico del film dimostra in quale cappa di oscurantismo stiamo precipitando.
Il film in realtà parla prevalentemente di Fabrizio Corona, di Lele Mora, di quel sottobosco di veline e velini che considerano un traguardo per la propria esistenza riuscire a sbucare in qualche modo dal tubo catodico, di quel mondo che è andato costruendosi negli ultimi trent’anni.
Il film mi ha fatto capire ad esempio perché un personaggio com Fabrizio Corona sia diventato così popolare, abbia una tale importanza. Il film fa capire come la sua figura di persona senza nessun talento e nessuna capacità che riesce lo stesso ad andare in televisione, che riesce ad essere famoso, sia un modello esemplare per molti ed è esemplare proprio perché non ha nulla da dare e pur non avendo nulla, come probabilmente i suoi ammiratori, ce l’ha fatta. E’ significativo quello che ad un certo punto Corona dice: “L’importante nella vita è ottenere il potere e poi farsi i cazzi propri”. Da questa frase e dai volti ammirati di chi la ascolta capisci, secondo me, molte cose del mondo che ci circonda, capisci che non tutti quelli che tollerano una classe dirigente corrotta e arrogante lo fanno per ignoranza, molti lo fanno perché quella classe dirigente corrotta ed arrogante è un riferimento, un modello a cui ispirarsi ed a cui aspirare, perché essi sarebbero proprio così, se solo la fortuna avesse dato loro una posizione di potere.
Dentro di sé queste persone sono consapevoli che si tratta di una classe dirigente che non fa altro che i propri interessi, danneggiando tutti gli altri, compresi i loro stessi ammiratori, eppure il senso di ammirazione supera quello di opportunità ed emeriti cialtroni diventano degli idoli delle folle. Intendiamoci, l’appeal del potere in sé stesso è sempre esistito: i grandi del passato richiamavano l’ammirazione del pubblico per il solo fatto di aver raggiunto quel potere o quel successo al quale l’ammiratore non avrebbe potuto mai ambire. Probabilmente il mezzo televisivo ha reso più immediato il contatto con il pubblico, dà al teledipendente la sensazione di poter quasi toccare l’oggetto della sua ammirazione, che sia uno di casa. Al contempo un progressivo indebolimento della struttura valoriale della nostra società ha ridotto al minimo la necessità di rispettare valori condivisi o di dimostrare di meritarsi la posizione acquisita, per godere del consenso del pubblico. Oggi il raccomandato, il corrotto, l’incapace non hanno nessun ritegno a mostrarsi come tali sicuri di incontrare il consenso di parecchi e l’indifferenza di tutti gli altri.
Queste riflessioni mi ha dato Videocracy, per questo ne consiglio la visione. Certo, un film nella mia testa è un’altra cosa, ma in fondo anche un bel documentario può essere un buon motivo per chiudersi in un cinema.

12 Ottobre 2009

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs