Illogica suspence

In queste ore l’Italia intera ha tenuto il fiato sospeso in attesa della sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano. Al di là delle più o meno vaghe promesse di sollevazioni di piazza in caso di respingimento del Lodo che giustificavano una certa preoccupazione non si vede in realtà in che cosa in realtà la sentenza della Consulta possa avere effetti reali sulla vita politica nostrana.
Quello che succederà con la sentenza della Consulta sarà semplicemente che sarà riaperto uno dei tanti processi nei quali il nostro Presidente del Consiglio è stato coinvolto negli ultimi 25 anni e dai quali è sempre uscito con ammirevole destrezza tra amnistie, prescrizioni e leggi ad hoc. Molti di questi processi si sono svolti durante la carriera politica di Berlusconi e mai questi si è sentito in dovere di farsi da parte quindi non si vede nemmeno perché questo dovrebbe influire sull’azione di governo. Qualcuno potrebbe dire che dalla sentenza di condanna di Mills deriverebbe questa volta, per stringente logica, la condanna di Berlusconi ma si tratterebbe comunque di una condanna di primo grado, ampiamente ridimensionabile nei tre gradi di giudizio. Dal punto di vista pratico quindi non c’è motivo di credere che una condanna, almeno fino a quando le porte del carcere non si spianassero di fronte al popolare Papi, sortirebbe alcun effetto.
Alcuni ipotizzano che ne risentirebbe l’immagine del governo e del paese ma anche qui mi pare che siamo fuori strada. Oggi tutto il mondo non mediasettizzato è convinto che Berlusconi sia colpevole ed una conferma del Lodo Alfano non avrebbe fatto che rafforzare questa convinzione, il mondo mediasettizzato è invece convinto che sia innocente e nulla potrebbe cambiare questa opinione nemmeno una condanna definitiva. Adesso il processo andrà avanti e per quanto gli elementi a carico di Berlusconi siano pesanti i tempi della giustizia danno tutto il margine per aggiustare le cose ed un’assoluzione finale, di qualunque genere, sarebbe comunque più pulita del Lodo Alfano stesso e più esteticamente compatibile con il ruolo di capo del Governo.
In altre parole mi pare che tutta questa pressione sulla sentenza non sia altro che l’ennesimo pretesto usato da una parte della politica per giustificare ritorsioni in termini di restrizioni dell’azione giudiziaria e magari anche delle libertà personali, per giustificare attacchi contro una categoria, quella dei magistrati, sempre più scomoda, per rendere sempre più becera e violenta la nostra vità pubblica e la nostra convivenza sociale. Il tempo ci dirà se le cose stanno così, ma gli appelli al popolo di Bossi e del PDL non mi lasciano molto tranquillo.

7 Ottobre 2009

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