La stecca alla prima nota

Vi sarà magari capitato di dover parlare in un contesto importante, di esservi preparati tutto il discorso quasi a memoria, di esser sicuri di voi, sebbene scossi da un velo di tensione, ma che vi succeda che nel momento in cui prendete la parola, dalla gola esce un suono stridulo e rauco e nulla più. Un colpo di tosse e tutto si risolve, ma per tutto il resto della vostra prolusione vi resta il dubbio che il pubblico vi abbia giudicato un coglione. Così la Juve ha esordito in Coppa Campioni con una stecca, con una vocina che non usciva, con un balbettìo che solo in parte si è placato nell’arco dell’incontro.
L’inizio era molto confuso con un Bordeaux veloce e pressante ed una Juve che faticava a non andare fuori giri al ritmo imposto dai francesi. Giovinco partiva bene, ben sostenuto da Iaquinta e Amauri, mentre Melo inanellava errori. Era però la difesa a traballare, soprattutto incapace di fronteggiare i calci piazzati e alla fine era tutta la squadra a patirne con un arretramento che isolava la Formica che si intristiva e spegneva. I due laterali faticavano sia ad appoggiare la manovra che a limitare i laterali bordolesi. Caceres in particolare non affondava mai il piede sull’acceleratore quasi temesse di non poter poi recuperare la sua posizione: il ragazzo avrà talento ma al momento la sua condizione fisica è veramente ancora vacanziera.
Dopo questo confuso primo tempo la Juve ridiscendeva in campo con ritrovata baldanza, con un Giovinco che si risollevava dalla sua abulia della seconda metà del primo tempo e le trame si sviluppavano di nuovo armoniose ma la difesa continuava a sbandare. Quando Vincenzone Iaquinta su un passaggio verticale di Cannavaro trafiggeva la porta francese pareva che la stecca potesse passare inosservata ma Amauri continuava il suo fatto personale con la buonasorte ed era invece Gigi a salvare la difesa la cui solidità era stata ulteriormente precarizzata dallo spostamento di Caceres al centro, in seguito all’infortunio di Cannavaro. Purtroppo alla fine il Bordeaux il golletto lo trovava sul filo del fuorigioco e si chiudeva con una traversa di Marchisio e con un punto che non può fare piacere
Auguriamoci che la stecca sia solo stata l’effetto dell’umidità dell’Olimpico. Forse è solo stata una serata di vacanza, forse il ritorno di Chiellini e Grygera migliorerà le cose. Certo sarebbe imbarazzante scoprire che tanto talento là in mezzo al campo sia vanificato da un difesa fragile e balbettante.
Un commento lo merita anche l’arbitro norvegese Ovrebo: ammonisce a casaccio, fischia o non fischia falli senza un apparente motivo, riesce nella stessa azione a non vedere un fuorigioco abissale di Iaquinta e poi un rigore sullo stesso Vincenzone. Il gol in fuorigioco (millimetrico) è decisamente il minore dei suoi errori e la serataccia di Martedì non è nulla in confronto di occasioni passate tra cui spiccano l’Italia-Romania degli ultimi europei e la semifinale Chelsea-Barcellona della scorsa Coppa dei Campioni. E tuttavia ogni volta ce lo ritroviamo a zampettare per il campo. Perché? Cosa ha fatto di male il calcio per doversi sorbire questo personaggio?

15 Settembre 2009

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